LORENZO DA AQUILEIA

LORENZO DA AQUILEIA (? - 1296)

ecclesiastico, docente di retorica

L. da A., conosciuto anche come Lorenzo da Cividale e Lorenzo Lombardo (“Laurentius de Civitate Austriae” o “de Aquileia” o “L. Lombardus de Aquileia”), è uno dei più grandi teorici e insegnanti di “ars dictandi” vissuti nella seconda metà del XIII secolo. Nato probabilmente prima del 1240 a Cividale, dopo i primi studi nella città natale, L. proseguì gli studi superiori con ogni verosimiglianza a Bologna, come molti giovani friulani destinati a una carriera notarile. Insegnò e dimorò a Roma e a Napoli, secondo quanto egli stesso scrive nelle sue numerosissime epistole. Visse e insegnò retorica all’università di Parigi di cui divenne anche “magister regens”. È proprio a questo periodo che va ascritta la compilazione della sua opera principale la Pratica sive usus dictaminis. La data della sua composizione non è certa, ma la diffusione in molti manoscritti già all’inizio del XIV secolo induce a datare la composizione agli ultimi anni del XIII. La diffusione della Pratica è vastissima (non esiste ancora uno studio sistematico della tradizione testuale delle opere di L., anche se da una prima ricognizione sembra che i manoscritti segnalati e attribuiti al “magister” siano più di novanta) e testimonia che sin dal momento della stesura l’opera ebbe grande fortuna in tutta Europa. Iniziò, infatti, a circolare ampiamente in Italia, Francia, Inghilterra e Germania. In un codice della Biblioteca nazionale marciana a Venezia si conserva anche un’antica e fedele traduzione dell’inizio del XV secolo in volgare italiano. ... leggi La copia tipica dell’Ars inizia con un prologo molto breve e continua con una serie di sette tavole che forniscono un metodo per la composizione delle lettere, diversificandosi secondo le diverse classi sociali cui la lettera era indirizzata: la prima classe era riservata al pontefice; la seconda a cardinali, patriarchi e vescovi; la terza a imperatori, sovrani, castellani; la quarta e la quinta erano riservate “ad minores”, ossia a maestri, chierici, monaci; la sesta ad amici e parenti; l’ultima a eretici e infedeli. Le opere di L. sono spesso falsamente attribuite dai copisti a Giovanni Bondì, suo conterraneo. L. è autore, oltre che di numerosissime epistole, anche di molti lavori schematici di Ars dictandi, tra i quali si inseriscono il Liber epythetorum, che fornisce non solo gli epiteti base per ogni categoria di persone ma anche liste di sostantivi da usare o no nelle epistole; lo Speculum dictaminis, una raccolta di esempi di lettere e diverse versioni della Summa dictaminis dedicata a Filippo il Bello (1285-1314) e scritta probabilmente a Parigi. E da Parigi L. scrisse al papa da parte dell’Università l’epistola Ad Papam pro fundatione novii studii Parisius in Greco, nella quale si pregava il papa perché facesse pressioni sul re di Francia per attivare a Parigi gli insegnamenti del greco, dell’arabo e del tartaro. La lettera va senz’altro messa in relazione con un’epistola di Raimondo Lullo indirizzata all’Università di Parigi fra il 1298 e il 1299, in cui si pregava di introdurre lo studio e l’uso del greco, dell’arabo e del tartaro, delle tre lingue cui appunto aveva fatto riferimento anche L. nella sua epistola, per coadiuvare e aiutare l’attività missionaria. L’università parigina si era rivolta al “dictator” più autorevole per scrivere al pontefice, a ulteriore dimostrazione della fama e dell’autorità raggiunta da L. oltralpe. La stretta connessione fra le due epistole fornisce un ulteriore elemento per localizzare L. a Parigi verso la fine del XIII secolo. La presenza del “magister Laurentius” in terra friulana per i continui spostamenti è difficile da individuare e da asserire con certezza. La documentazione pubblicata finora menziona due Laurentii pressoché contemporanei: il primo “magister” e “physicus”, canonico di Aquileia e di Cividale, figlio del notaio Giacomo e fratello di Giovanni e di Pellegrino; il secondo Lorenzo o Lorenzutto, canonico di Aquileia e Cividale, figlio di Pellegrino e fratello di Giacomo e Matteo, nipote del precedente, morto a Cividale il 13 marzo 1320: non è mai definito “magister”. Con le conoscenze frammentarie della bibliografia pubblicata, è difficile costruire un passato friulano al “magister Laurentius”. L., annoverato tra i più grandi maestri di Ars dictandi del XIV secolo, contribuì notevolmente alla conoscenza e alla diffusione capillare dell’arte epistolare nell’Europa basso-medievale.

Non esiste ancora uno studio critico sulla produzione di L. e sulla capillare diffusione della stessa, né si è riusciti a ricostruire su di lui un quadro biografico soddisfacente. Partendo dalla tradizione manoscritta delle sue opere, che risale alla fine del XIII o al più tardi agli inizi del XIV secolo, si ricava che l’autore, menzionato sempre con il titolo di “magister”, è originario di Cividale del Friuli nella diocesi di Aquileia. Sembra inoltre accertato che egli abbia svolto un insegnamento itinerante dapprima a Bologna, Roma e Napoli, quindi verso la fine della sua vita a Parigi dove avrebbe portato a termine la sua Ars dictaminis. Fu per primo il Paschini nel 1953 a proporre l’identificazione del retore con il “magister” L. di Cividale, che le fonti locali menzionano nella seconda metà del XIII secolo come canonico di Aquileia e di Cividale. Alle fonti già citate dal Paschini si possono ora aggiungerne altre, che arricchiscono i dati in nostro possesso e sembrerebbero confermare l’ipotesi formulata dallo storico friulano. Innanzitutto le note obituarie conservate sia nel Necrologium Aquileiense († 1296 giugno 8), sia negli obituari cividalesi del capitolo († 1295 giugno 8) e di S. Domenico († 1296 giugno 7). Nel Necrologium Aquileiense si legge anche il nome della famiglia: i de Caprileis (di Chiavris), originari di Udine e residenti a Cividale almeno da due generazioni. Nel libro degli anniversari del capitolo di Cividale si fa memoria anche del padre Giacomo, medico e notaio, morto nel 1270 e dei fratelli “magister” Giovanni, anch’egli canonico di Aquileia e Cividale, morto nel 1295 e Pellegrino notaio divenuto erede di L. dopo la sua morte. Alle fonti citate dal Paschini si potrebbe aggiungere un documento del 1261 (febbraio 10, Udine), che vede fra i testimoni anche Lorenzo de Caprileis (di Chiavris) già citato con il titolo di “magister physicus”: il che consentirebbe di anticipare la data della sua nascita anteriormente al 1240. Successivamente L. è ricordato nel testamento del patriarca di Aquileia Gregorio di Montelongo (1269), che a suo favore dispone un lascito di cinque marche. Il riferimento, negli stessi giorni, a un “hospitium” di maestro L. nella città di Cividale, piuttosto che a una “domus habitationis”, farebbe pensare a una condizione itinerante legata all’esercizio della sua professione. Negli anni che seguono la sua presenza è attestata in maniera saltuaria presso il castello di Udine o nel palazzo patriarcale di Aquileia come consulente del patriarca Raimondo della Torre in alcuni affari importanti anche di politica internazionale del principato ecclesiastico friulano. Queste presenze occasionali, che risaltano ancora di più se messe a confronto con una sua assenza abituale dalle sedute ordinarie dei capitoli di cui faceva parte, erano state considerate già dal Paschini un indizio favorevole all’identificazione del canonico aquileiese e cividalese con il maestro di retorica autore della Summa dictaminis. La mancanza di riscontri precisi con altre fonti, che non siano quelle locali, non consente tuttavia di risolvere il problema in modo definitivo. Una prima difficoltà sembra nascere dal titolo di “physicus” attribuito a un maestro di retorica. In realtà il rapporto fra medicina e retorica è molto più stretto di quanto potrebbe sembrare ad un esame superficiale delle fonti medioevali. Lo dimostrano sia lo studio recente di Stephen Pender Between Medicine and Rhetoric (2005), sia la stessa tradizione familiare di L. che vede il padre Giacomo “medicus” esercitare la professione di notaio. Paolo Marangon ha messo da poco in luce la figura di Zambonino da Gazzo, coevo di L. da Cividale, che insegnò medicina e filosofia naturale nello Studio di Padova. Zambonino, che è autore di uno dei più antichi “regimina sanitatis”, il De conservatione sanitatis, al tempo stesso scrive un Commento alla Rhetorica di Aristotele. Altri dubbi sull’identificazione di L. potrebbero nascere dalla cronologia delle sue opere, in particolare dalla lettera che il maestro di retorica scrisse a papa Bonifacio VIII a nome dello Studio parigino per sostenere l’insegnamento del greco, dell’arabo e del tartaro, come pure dalle dediche allo stesso Bonifacio VIII e a Filippo il Bello (re di Francia dal 1285), che compaiono in alcuni testimoni della tradizione manoscritta. Tenendo conto della data di elezione al pontificato di Bonifacio VIII (24 dicembre 1294) e della data di morte di L. registrata negli obituari friulani (il 1296 piuttosto che il 1295), bisognerebbe datare sia la dedica dell’opera, sia la lettera al pontefice tra la fine del 1294 e il 1296. Per quanto riguarda la questione delle lingue orientali definita dal concilio di Vienne nel 1310-1311, l’ordine cronologico degli interventi potrebbe essere il seguente: lettera di L. a Bonifacio VIII (1295), lettera di Raimondo Lullo all’università di Parigi dopo la morte di L. (1298-1299), delibera del concilio (1310-1311). I dati attendono in ogni caso di essere confermati dal seguito delle ricerche al fine di risolvere definitivamente ogni dubbio sulla personalità, per certi versi ancora sfuggente, di questo grande maestro di retorica.

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Bibliografia

R. WEISS, Per una lettera di Lorenzo d’Aquileia sullo studio del greco e delle lingue orientali a Parigi alla fine del Duecento, «Rivista di storia della Chiesa», 5 (1951), Roma, 266-268, contributo comparso anche in Medieval and Humanistic Greek, a cura di C. DIONISOTTI - C. FAHY - J.D. MOORES, Padova, Antenore, 1977, 65-67; P. PASCHINI, Maestro Lorenzo canonico di Aquileia: notizie su di un illustre “dictator”, in Studi aquileiesi offerti a G. Brusin, Aquileia, Associazione nazionale per Aquileia, 1953, 407-422; ID., Il cividalese maestro Lorenzo, dictator, «MSF», 42 (1956-1957), 272; P. GLORIEUX, La faculté des arts et ses maitres au XIII siècle, Paris, Vrin, 1971 (Études de philosophie médievale, 59), 245; J.J. MURPHY, Rhetoric in the Middle Ages: a history of rhetorical theory from Saint Augustine to the Renaissance, Berkeley, University of California Press, 1974, 245-263; R. MARÍN LÓPEZ, El “Ars abreviata” de Lorenzo de Aquileya, in Homenaje a Antonio Domínguez Ortiz, catedrático del Instituto “Beatriz Galindo” de Madrid, Madrid, Ministerio de Educación y Ciencia - Dirección General de Enseñanzas Medias, 1981, 1021-1041; LdM, 5 (1991), col. 1759-1760; POTTHAST, Repertorium, 1997, VII, 145-146; Bibliotheca Scriptorum Latinorum Medii Recentiorisque Aevi, Firenze, SISMEL, 2003, 215.

P. MARANGON, Il trattato “De conservatione sanitatis” di Zambonino da Gazzo († dopo il 1298), in ID., Ad cognitionem scientiae festinare. Gli studi nell’Università e nei conventi di Padova nei secoli XIII e XIV, a cura di T. PESENTI, Trieste, Lint, 1997 (Contributi alla storia dell’Università di Padova, 331), 347-363; S. PENDER, Between Medicine and Rhetoric, «Early Science and Medicine», 10, 1 (2005), 36-64; SCALON, Libri degli anniversari, 77, 168, 236, 265-266, 294-295, 333-335, 412, 616, 942-943, 1000, 1011, 1017.

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