LUZZATTO RICCARDO

LUZZATTO RICCARDO (1842 - 1923)

politico

Immagine del soggetto

Riccardo Luzzatto in divisa di garibaldino in un ritratto dello studio Pignat di Udine.

Nacque a Udine il 4 febbraio 1842, figlio di Mario e di Fanny Luzzatto, personaggi assai noti per le loro posizioni patriottiche. Fu il più giovane fra gli universitari dei Mille e seguì Garibaldi in Aspromonte e in Trentino. Laureatosi in giurisprudenza e stabilitosi dal 1860 a Milano (dopo avere frequentato l’Università a Padova, Pavia e Napoli), intraprese una brillante carriera conducendo uno studio legale, il cui successo proseguì col figlio Enrico (esperto in marchi e brevetti) e con altri discendenti, sia in Italia sia in Israele. Fu protagonista della vita politica e amministrativa meneghina. Sposatosi con la colta ebrea viennese Emilia Luzzatto (più nota, come scrittrice, con lo pseudonimo di Emilia Nevers), se ne separò dopo la tragica scomparsa della figlia prediletta, Evelina. Prematuramente mancò anche un altro loro figlio, Rinaldo. Attivo nel campo della stampa periodica, in politica si schierò coi radicali, manifestando tendenze repubblicane, e solo in età avanzata si volse verso posizioni monarchiche. Eletto al parlamento per sei legislature, dal 1892 al 1913, nel collegio di San Daniele-Codroipo – a San Daniele del Friuli la sua famiglia aveva profonde radici –, fu generalmente rispettato anche dagli avversari (fatta eccezione per i clericali), a motivo del glorioso passato garibaldino e dell’indomito culto della patria. Svolse un’attività politica talora discussa, ma sempre di primo piano a livello nazionale e locale. Già segnato dalle turbolente elezioni del 1909 (allorché riuscì vincitore con un contestatissimo escamotage elettorale), nel 1913 si dimise in conseguenza d’una operazione indebita nel contesto del più ampio scandalo per la costruzione del palazzo di Giustizia di Roma. Riguardo alla sua posizione di deputato sandanielese sorsero ben presto reazioni, guidate soprattutto da esponenti fra i più battaglieri del mondo clericale: alcune lotte politiche furono aspre ed egli divenne anche bersaglio, a più riprese, di un’arma che una parte del mondo cattolico, fra Otto e Novecento, rispolverava spesso nei frangenti più difficili, quando si trovava a competere con avversari israeliti: la polemica antiebraica. ... leggi A rendere ancor più duro il conflitto contribuì la sua appartenenza massonica (era un illustre esponente della Loggia “La Ragione” di Milano), dato che la massoneria era considerata dalla Chiesa cattolica la “Sinagoga di Satana”. In occasione delle vicissitudini del 1913, di fronte ai durissimi articoli apparsi sul quotidiano diocesano udinese «Corriere del Friuli», L. agì legalmente: il vivace processo, che destò clamori anche lontano dal Friuli, gli diede inizialmente ragione; in sede di appello, però, nel 1914, le sorti si ribaltarono e l’ormai anziano ex garibaldino rimise la querela, uscendo definitivamente dalla vita politica ufficiale. Rimase comunque sempre operoso, distinguendosi per l’intenso impegno nel campo irredentista e interventista (non senza simpatie per il nascente movimento fascista), sostenendo la campagna di Libia e caldeggiando con vibranti comizi la partecipazione alla grande guerra quale prosecuzione del Risorgimento. Coerente coi suoi ideali, partì volontario all’età di settantatré anni, comportandosi valorosamente (in particolare nella presa di Gorizia) e meritando la medaglia d’argento al valor militare. Passò i suoi ultimi giorni a Milano, senza mai dimenticare il suo Friuli, ove aveva tenuto discorsi memorabili soprattutto per le più solenni celebrazioni patriottiche. In occasione del decesso fu unanimemente ricordato, di là dai frangenti più controversi della sua carriera, per un’attività comunque intensa e produttiva (basti ricordare, per il Friuli, il notevole contributo dato alla costruzione del ponte sullo stretto di Pinzano). Morì il 5 febbraio 1923. Le sue ceneri, per sua stessa disposizione, sono custodite nel cimitero monumentale di quella città, ma una targa commemorativa fu posta anche nella cappella di famiglia di Udine, dove una via che conduce al cimitero di S. Vito è intitolata a lui ed a suo padre.

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Bibliografia

La famiglia Luzzatto durante il Risorgimento italiano (1848-1960), a cura di A. LUZZATTO, Roma, Danesi, 1941; RINALDI, Deputati, passim; C. RINALDI, Il giornalismo politico friulano dall’Unità alla Resistenza, Udine, s.n., 1986, 214-232; T. TESSITORI, Storia del movimento cattolico in Friuli, Udine, Del Bianco, 19942, passim; S. ZILLI, La costruzione di una periferia. Une geografia del Friuli tra Unità e prima guerra mondiale vista attraverso le elezioni politiche, in Friuli. Storia e società II, 151-192: 163 s.; R. PELLEGRINI, Lettere garibaldine di Riccardo Luzzatto, Montereale Valcellina, Circolo culturale Menocchio, 2004 (epistolario già pubblicato in P. V. DE VITO, Manoscritti inediti del Museo Risorgimentale di Udine, in Il Friuli nel Risorgimento, a cura dell’Accademia di scienze, lettere e arti di Udine, I, Udine, AGF, 1966, 109-300: 318 s.); E. CECCHINATO, Luzzatto, Riccardo, in DBI, 66 (2006), 742-743; G. CISOTTO, La “terza via”. I radicali veneti tra Ottocento e Novecento, Milano, F. Angeli, 2008, passim; V. MARCHI, «Il serpente biblico». L’on. Riccardo Luzzatto in Friuli fra culto della patria, antisemitismo e politica (1892-1913), Udine, Kappa Vu, 2008.

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