MARSURE ANTONIO

MARSURE ANTONIO (1807 - 1855)

scultore

Immagine del soggetto

Testa di Ebe, busto marmoreo di Antonio Marsure, 1827, fotografia di Elio Ciol (Pordenone, Museo civico d'arte).

Nacque a Pordenone il 23 luglio 1807 da Gio. Battista, orefice pordenonese, e da Anna Allegranzi. Dopo un giovanile apprendistato presso il padre, M., contando sui buoni uffici dell’architetto Giovambattista Bassi che ne aveva intravisto le qualità artistiche, frequentò tra il 1825 ed il 1829 l’Accademia di belle arti di Venezia, trovando tra i docenti lo scultore Luigi Zandomeneghi e tra i suoi compagni Michelangelo Grigoletti. Da Zandomeneghi M. ne riprese l’incantamento canoviano come ben attestano lavori quali il Prometeo (1827) esposto all’epoca nell’Accademia veneziana ed ora conservato nel Museo civico d’arte di Pordenone, la Morte di Epaminonda (1828-1829) nel palazzo Tinghi di Udine, il Giasone alla conquista del Vello d’oro (1829) custodito anch’esso nella civica raccolta pordenonese, ed i bassorilievi effigianti le Storie di s. Andrea Apostolo (1831) che decorano il pulpito del duomo di Portogruaro. Perdute, in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, le sculture eseguite per il santuario di Madonna di Rosa a San Vito al Tagliamento. In parte affrancato delle istanze tardo-neoclassiche, M. affrontò le opere successive con maggiori attenzioni ai dettami naturalistici, come si avverte nel Busto di Michelangelo Grigoletti (1835) del Museo civico d’arte di Pordenone, nel Zeffiro e Flora nel palazzo Tosoni a Pordenone e nelle statue dei Ss. Vito e Modesto (1842-1843) nella parrocchiale di S. Vidotto a Camino al Tagliamento. Assai tristi, a tener conto delle cronache dell’epoca, furono gli ultimi anni di vita dello scultore pordenonese. ... leggi Giunto a Roma con il proposito di studiare i capolavori dell’antichità, rischiò di essere ucciso da un sicario, pare pagato da astiosi colleghi, che al suo posto assassinò un professore che stava passeggiando con lo scultore. Lo spavento sofferto nel grave episodio e le ulteriori avversità procurate da un compagno di lavoro minarono la salute mentale dell’artista, che terminò i propri giorni a Udine il 25 ottobre 1855.

Il fratello Francesco, nato il 29 settembre 1810 continuò l’attività paterna. Di lui è nota anche l’attività politica e sociale svolta nella città sul Noncello. Nel 1866 assunse la carica di primo presidente dell’allora nata Società operaia di mutuo soccorso di Pordenone, mantenendo tale incarico fino al 1875. Sempre nel 1866 divenne consigliere comunale della città. Del lungo esercizio di orefice si rammentano varie commesse da lui attese per il duomo di Pordenone, tra il 1856 ed il 1883, e per le parrocchiali di Vigonovo (1857) e Fiume Veneto (1862). Morì a Pordenone il 30 marzo 1884.

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Bibliografia

V. QUERINI, Nel primo centenario della morte dello scultore Antonio Marsure, «Il Noncello», 5 (1955), 49-76; M. BUORA, Marsure, Borsato e la decorazione ottocentesca di Palazzo Tinghi a Udine ovvero echi foscoliani nella produzione artistica cittadina del primo Ottocento, «Sot la nape», 39/1 (1987), 43-54; G. PAVANELLO, L’Ottocento, in La scultura nel Friuli-Venezia Giulia, II. Dal Quattrocento al Novecento, a cura di P. GOI, Pordenone, GEAP, 1988, 296-301; Ori e tesori. Dizionario, 230; V. GRANSINIGH, schede, in Il Museo Civico d’Arte di Pordenone, a cura di G. GANZER, Vicenza, Terra Ferma, 2001, 182-187.

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