MICHIELI ITALO

MICHIELI ITALO (1907 - 1976)

pittore e fotografo

Immagine del soggetto

Il pittore Italo Michieli.

Ultimo di quattro figli di una famiglia friulana, nacque a Padova il 22 aprile del 1907 da Nicolò e Maria Gaio, originari rispettivamente di Aiello del Friuli e di Palmanova, e morì a Savorgnano di San Vito al Tagliamento il 16 ottobre 1976. Si diplomò nel 1922 all’Istituto tecnico Belzoni della città di nascita. Nel 1934, anno della morte del padre Nicolò, ispettore delle Ferrovie di stato, si stabilì dapprima con la madre a Trieste (soggiornando per un anno a Capodistria) e si trasferì nel 1939 a Pordenone, trovando impiego nelle ferrovie locali. Qui conobbe lo scultore Ado Furlan: alcune lettere inviate a Furlan tra il 1942 e il 1946 attestano la fraterna famigliarità che si era creata tra M. – pittore, fotografo ed elegante scrittore – e l’artista pordenonese. Lo scultore padovano Enrico Parnigotto così scriveva a Furlan nel gennaio 1947: «[…] mi fa anche piacere che tu sia amico di Michieli, è un gran buon ragazzo, peccato sia un po’ freddo, certo che voi due essendo temperamenti così opposti non potete che beneficiare entrambi». Furlan, in effetti, aiutò l’amico M. con acquisti di opere e ne divenne aperto confidente: tale ruolo fu successivamente svolto dal figlio Italo, che collezionò ed espose suoi dipinti nella gallerie d’arte Stendhal di Milano e Il Camino di Pordenone (personali nel 1960, 1966 e 1972). I soggetti trattati da M. nei suoi primi lavori indicano l’interesse per le periferie urbane e i paesaggi industriali meditati sulle opere di Sironi, per il paesaggio e la figura umana trattata con l’amore instillatogli da Modigliani. Tra i suoi primi ritratti vanno ricordati la Ragazza madre del 1933 e il Ritratto di un palombaro del 1935. Durante il periodo triestino, nell’anteguerra, M. approfondì con stupefacenti risultati l’attività fotografica esercitata negli anni Venti a Padova. ... leggi Conobbe in quel tempo il pittore Arturo Nathan e opere dello scultore Marcello Mascherini. La cultura d’immagine di M. s’arricchì presto attraverso approfondimenti dell’arte di Cézanne e di Morandi. Il pittore era un personaggio colto e raffinato: conosceva e si aggiornava su validi testi d’arte e letteratura, di critica e psicologia, senza trascurare taluni aspetti scientifici. Risiedendo a San Vito al Tagliamento e nella vicina Savorgnano (dal 1953), M. ebbe modo di incontrare artisti e poeti come Federico De Rocco e Pier Paolo Pasolini. Per qualche tempo divenne segretario del Fronte popolare di San Vito al Tagliamento. Per quanto riguarda le tematiche da elaborare M. sceglieva, in quella parte di terra friulana, immagini di persone semplici e casualmente incontrate, siti contadini e monumenti storici altamente emotivi, come le vedute dell’abbazia di Sesto al Reghena, di Cordovado o Pordenone, che si apprezzano in numerose versioni perché impostate con varianti, colte in stagioni e ore del giorno sempre diverse. I sopralluoghi reiterati da parte del pittore e le sedute pittoriche arrestate e riprese (talora i dipinti sono rimasti incompiuti) si legavano a una sorta di necessità filtrante che nei momenti magici permetteva all’artista di eliminare l’elemento accessorio o contingente del soggetto, per cogliere quello ch’egli chiamava l’«aspetto eterno». Ed è questa finalità di base, felicemente attuata in più opere, che nel giudizio sul lavoro di M. impedisce di applicare superficialmente il termine di “inattualità”, pur nella consapevolezza dei terremoti linguistici avvenuti nell’arte del dopoguerra. Gli interessi mercantili degli anni successivi, tendenti ad imporre realtà recenti, restringendo la valorizzazione soltanto a pochi e più validi degli episodi precedenti, non hanno certo favorito la conoscenza e il collezionismo della sua opera. Dipinti come il ritratto di Valentino (collezione Fondazione Ado Furlan), un ragazzo in maglietta contro un muro di mattoni fugati che nulla concede al bello estetico, realizzano in pieno quanto a proposito ne scrisse lo stesso pittore (lettura estendibile ad altri stupendi ritratti): «Valentino si affaccia alla vita così com’è, con la sua matrice umana, elementare; non si sa cosa diverrà in seguito. A questo ho teso rappresentando Valentino, questo desideravo mettere in evidenza, perché quello che ci danneggia sono le abitudini mentali. Dovremo sempre cercare la verità, le cose più elementari, dovremo sempre rifarci ad una matrice primitiva per cercare di sviscerare questa umanità». Verità e umanità profonde che M. sa cogliere anche di fronte a una casa di campagna, a una antica villa, a una strada o angolo di paese: ne risulta un narrato che nel fluire quasi naîf, nell’accendersi del colore che non rappresenta ma è sentimento, si muove in un vibrato costante, essenzialmente musicale. M. ha partecipato a numerose mostre in Italia, a cominciare da quella annessa alla Biennale di Venezia nel 1937. Importanti dipinti dell’artista si trovano nei musei di Udine, Pordenone, Spilimbergo, Trieste, Milano, San Vito al Tagliamento, nelle collezioni della Fondazione Ado Furlan e di Italo Furlan. L’archivio fotografico di M., costituito da oltre ottomila negativi, venne donato, con altro materiale letterario-documentale, nel settembre 1985 dal nipote Giuseppe Michieli all’amministrazione provinciale di Pordenone. [I. F.]

Sin dalla giovinezza fu appassionato di fotografia. Il periodo dal 1934 – data della morte del padre – al 1938, durante il quale visse con la madre a Trieste e a Capodistria, fu il più interessante per la sua produzione fotografica che risentì degli influssi provenienti dalle avanguardie artistiche sovietiche e dal Bauhaus. Le sue immagini presentano infatti inquadrature in cui i soggetti sono presi dall’alto, appiattiti o resi con una visione obliqua, a formare composizioni geometriche di impronta costruttivista. Pur collaborando come stampatore all’attività dello studio fotografico del ritrattista udinese Otello Hieke, M. non fu condizionato dalle necessità della professione ed espresse la sua creatività. Dopo una parentesi a Pordenone e il periodo bellico in cui fu richiamato alle armi, M. si stabilì dapprima a San Vito al Tagliamento ed in seguito, nel 1953, nella frazione di Savorgnano dove esercitò la professione di fotografo e coltivò ancora la sua passione per la pittura. Artista timido e riservato era soprannominato “Tubo”, per il contenitore con cui trasportava sulla sua bicicletta la tela arrotolata, quando percorreva le strade per dipingere la campagna friulana. Le sue fotografie virarono allora verso il racconto di un ambiente e di un’umanità che stavano vivendo le trasformazioni del secondo dopoguerra. [A. G.]

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Bibliografia

DBF; L. PADOVESE, L’ultimo quadro di Italo Michieli, Pordenone, Galleria Sagittaria, 1977; A. LEANDRIN - L. FIORETTI, Michieli. Catalogo della 103amostra d’arte (Pordenone, ottobre-novembre 1978), Pordenone, Concordia Sette, 1978 (con scritti di Michieli e antologia critica); DAMIANI, Arte del Novecento II, 77-79; Italo Michieli. Memoria e poesia. Immagini 1923-1970, a cura di G. PAULETTO, Pordenone, Provincia di Pordenone/Comune di San Vito al Tagliamento, 1986; G. ELLERO, Il mito del paesaggio nella fotografia del Novecento in Friuli, Udine, AGF, 1988; G. PAULETTO, Italo Michieli, Udine, Ribis, 1988; Capi d’opera in Provincia. Pittura e scultura a Pordenone dal 1945 agli anni ’80. Catalogo della mostra (Brugnera, Fiume Veneto), a cura di G. PAULETTO, Pordenone, GEAP, 1991; G. ELLERO, Breve storia della fotografia in Friuli, Udine, SFF, 1991; ID., Fotografia della storia nel Friuli e nella Venezia Giulia, Udine, Istituto per l’Enciclopedia del Friuli Venezia Giulia, 1995; La fabbrica dell’abbazia di Sesto. Disegni e rilievi e restauri del ’900, Pordenone, Provincia di Pordenone, 1996 (riproduzione di dipinti di Michieli sul monumento); Michieli. Dipinti disegni fotografie. Catalogo della mostra (Cordovado, San Vito al Tagliamento), a cura di G. PAULETTO, Pordenone, Provincia di Pordenone, 1997; G. MARIUZ, Michieli, L’artista della provincia borghese, «Il Gazzettino», 10 aprile 2001; E. MOIOLI, Italo Michieli (1907-1976). Fotografo e pittore nel Friuli occidentale del secondo dopoguerra, t.l., Università degli studi di Udine, a.a. 2002-2003; Le carte segrete. 100 disegni del Friuli Occidentale 1930/1960, a cura di G. PAULETTO, Pordenone, Centro iniziative culturali, 2004; I. FURLAN, Ricordo di Michieli, in Corrispondenze a Nord-Est. Lettere di artisti a Ado Furlan 1930-1956, a cura di C. FURLAN, Udine, Forum, 2008, 33-43.

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