MODOTTI TINA

MODOTTI TINA (1896 - 1942)

fotografa, politica, operaia, sarta, attrice

Immagine del soggetto

Tina Modotti in un ritratto di Edward Weston, Messico 1924 (Udine, Archivio Comitato Tina Modotti).

Assunta Adelaide Luigia M., detta Tina, nacque a Udine in borgo Pracchiuso il 16 agosto 1896. Era la terzogenita, dopo Mercedes, nata nel 1892, ed Ernesto del 1894. Il padre Giuseppe, operaio, e la madre Assunta Mondini, casalinga e cucitrice, aderivano al movimento socialista. A soli due anni conobbe la condizione dell’emigrante, quando la famiglia si stabilì in Austria, inizialmente a Ferlach dove nacque Valentina Maddalena, quindi a Ruprecht dove nacquero Yolanda e Pasquale Benvenuto. L’ultimo fratello, Giuseppe Pietro Maria, nacque nel 1905 dopo il rientro della famiglia a Udine dove M. studiò velocemente la lingua italiana che non conosceva (aveva imparato lo slang carinziano e in famiglia parlava friulano) e superò l’esame della seconda elementare con ottimo profitto. Giovanissima iniziò a lavorare in una filanda e, frequentando nel tempo libero gli studi dello zio Pietro Modotti e di Luigi Pignat, conobbe l’esistenza della fotografia. Il padre decise di emigrare negli Stati Uniti e nel 1907 si stabilì a San Francisco, raggiunto ben presto dalla figlia Mercedes. In seguito lo raggiunse quasi tutta la famiglia. M. arrivò nel 1913 e trovò impiego in una sartoria. Curiosa ed intelligente, nel tempo libero frequentava le mostre e recitava nei teatri della Little Italy. Incontrò il pittore e poeta Roubaix de L’Abrie Richey, dagli amici chiamato Robo, con cui si unì nel 1917. Si trasferirono a Los Angeles e la loro casa divenne un luogo d’incontro per artisti e intellettuali “liberal”, tra i quali c’era il celebre fotografo Edward Weston. ... leggi Nella vicina Hollywood M. intraprese la via del cinema, interpretò The Tiger’s Coat (Pelle di Tigre) e alcune parti in altri due film, tutti da lei ripudiati per la loro natura troppo commerciale. Nel 1922, durante un viaggio in Messico, il vaiolo chiuse la vita di Robo e la moglie, che lo stava raggiungendo, scoprì in questa triste occasione un Paese che a lungo l’avrebbe affascinata. Infatti, nell’estate del 1923, M. e Edward Weston si stabilirono a Città del Messico: li univa un forte legame sentimentale e la passione per la fotografia che Tina apprese e sperimentò velocemente. Nel vivace clima culturale e politico, la loro vita si svolgeva a contatto con i protagonisti della nuova arte messicana, soprattutto con Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros, Clemente Orozco e Xavier Guerrero, pittori muralisti e fondatori del periodico «El Machete»; entrarono in amicizia con la pittrice Frida Kahlo e con il giovane fotografo Manuel Alvarez Bravo. Nel novembre del 1924 M. espose, assieme a Weston, nel Palacio de Minería, un anno dopo le loro opere vennero presentate al Museo statale di Guadalajara. Nell’estate del 1926 viaggiarono nel Messico centrale per realizzare immagini a commento del libro di Anita Brenner Idols Behind Altars. Alla fine dello stesso anno, deterioratosi il loro legame, Weston tornò in California e M., padrona del mezzo fotografico, visse facendo ritratti e documentando la realtà povera e luminosa del Messico. Per sensibilità originaria e formazione culturale, la sua vita prese una svolta definitiva: si dedicò all’attività politica militando nel Partito comunista messicano e utilizzò il mezzo fotografico come strumento di denuncia sociale e lotta politica. Nel settembre del 1928 s’innamorò di Julio Antonio Mella, giovane rivoluzionario cubano costretto a fuggire in Messico per le sue attività politiche. Ma il loro rapporto d’amore e militanza durò pochi mesi perché, il 10 gennaio 1929, Mella venne assassinato dai sicari del dittatore di Cuba Gerardo Machado («il Mussolini dei Tropici») proprio mentre stava rincasando con M. che rimase scossa e segnata da questo delitto. Reagì intensificando il lavoro di militante e trascorse alcune settimane lontano dalla capitale per un reportage sulla vita delle donne nella comunità di Tehuantepec. Presentata da Siqueiros e Balthasar Dromundo, nel dicembre del 1929 propose una esposizione delle sue opere, che ottenne ampio successo, all’Università nazionale autonoma del Messico. Ma il clima politico era molto cambiato, il Partito comunista venne messo fuori legge e M., con false calunnie, fu arrestata ed espulsa dal Messico. S’imbarcò per l’Europa assieme a Vittorio Vidali, rivoluzionario di origine triestina, che aveva conosciuto nel 1927 durante una manifestazione per Sacco e Vanzetti. Sbarcata a Rotterdam, proseguì per Berlino dove riprese a fotografare, entrò a contatto con gli innovatori dell’informazione giornalistica e conobbe la fotografa Lotte Jacobi, nel cui atelier espose le opere che aveva portato con sé dal Messico. Dopo sei mesi decise di partire per Mosca dove l’attendeva Vidali. Nella capitale sovietica allestì la sua ultima esposizione. Negli anni dal 1930 al 1935 visse tra Mosca, Varsavia, Vienna, Parigi, Madrid e altre città europee, per attività di collegamento e sostegno ai perseguitati politici. Decise di abbandonare la fotografia per dedicarsi alla militanza nel Soccorso rosso internazionale. Dal 1936 al 1939 partecipò alla guerra di Spagna con il nome di Maria, assieme al nuovo compagno Vittorio Vidali che divenne il comandante Carlos Contreras del 5° reggimento. Lavorò negli ospedali, nei collegamenti, nell’organizzazione di congressi contro il nazifascismo e scrisse sul periodico «Ayuda». Ebbe occasioni d’incontro con i fotografi Robert Capa, Gerda Taro e David Seymour (Chim); conobbe Ernest Hemingway, André Malraux, Antonio Machado, Rafael Alberti, Miguel Hernandez, il medico Norman Bethune e tanti di coloro che militavano nelle Brigate internazionali. Dopo la sconfitta, con la Spagna nel cuore, molti tornarono in Messico; dall’estate del 1939 anche M. si prodigò in quel mondo di esuli e perseguitati, lavorò nelle organizzazioni antifasciste, visse facendo traduzioni. Cruciali avvenimenti politici avvolgevano la sua vita e i suoi pensieri: il patto Molotov-Ribbentrop, lo scoppio della seconda guerra mondiale e l’attacco nazista all’Unione sovietica; il fallito attentato di Siqueiros a Trockzij, poi assassinato da Ramón Mercader, la detenzione di Vittorio Vidali nel carcere di El Pocito. Nella notte fra il 5 e 6 gennaio 1942, dopo una cena con amici in casa dell’architetto Hannes Mayer, il suo cuore si fermò mentre si trovava sola, dentro un taxi che la stava riportando a casa. Il giorno dopo Pablo Neruda scrisse una forte poesia, dedicata a M., i cui primi versi furono scolpiti sulla tomba che si trova nel Panteón civil de dolores di Città del Messico e che nel 2005 venne restaurata su progetto del Comitato Tina Modotti di Udine.

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Bibliografia

Tina Modotti: gli anni luminosi, a cura di V. AGOSTINIS, Pordenone, Cinemazero/Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 1992; M. CONSTANTINE, Tina Modotti. A fragile life, New York, Bloomsbury, 1993; M. HOOKS, Tina Modotti Photographer and Revolutionary, San Francisco, Pandora, 1993; Atti del Convegno internazionale di studi Tina Modotti una vita nella storia, a cura del Comitato Tina Modotti, Udine, AGF, 1995; G. ELLERO, Tina Modotti in Carinzia e in Friuli, Pordenone, Cinemazero, 1996; M. HOOKS, Tina Modotti, Köln, Könemann Verlags GmbH/Aperture Foundation, 1999; R. TOFFOLETTI, Tina Modotti. Arte Vita Libertà, Trieste, Il ramo d’oro, 2001; L. ARGENTERI, Tina Modotti fra arte e rivoluzione, Milano, F. Angeli, 2006.

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