MODOTTO ANGELO (ANGILOTTO)

MODOTTO ANGELO (ANGILOTTO) (1900 - 1968)

pittore

Secondogenito di cinque figli, nacque a Udine il 12 luglio 1900 da Giovanni Battista e Maria Feruglio. La biografia di M. è segnata da continue partenze e ritorni che danno conto di una personalità cosmopolita quanto inquieta. Nel marzo 1918 venne arruolato e inviato al fronte, mentre completò il servizio militare solo nel 1921 a Roma. Tra 1922 e 1923 frequentò il corso di disegno della Scuola d’arti e mestieri Giovanni da Udine. Due anni dopo si iscrisse all’Accademia di belle arti di Venezia che seguì insieme con Candido Grassi e ai tre fratelli Basaldella (Dino, Mirko e Afro). Da metà decennio si appassionò al mondo medievale al punto che, credendosi erede di una nobile famiglia trecentesca, modificò il proprio nome in Angilotto Ermagora. Nel 1927 e nel 1928 espose a Bologna e all’Opera Bevilacqua La Masa dipinti dalla netta definizione grafica e da tagli compositivi insoliti. Insieme con i Basaldella, Grassi, Alessandro Filipponi e Fred Pittino nell’ottobre 1928 fondò a Udine la Scuola friulana d’avanguardia della quale, in polemica contesa con gli altri esponenti, in seguito avrebbe sempre rivendicato la paternità. A inizio 1929, insieme con i Basaldella e Filipponi, M. fu a Firenze per completare gli studi, ma già nel mese di aprile, in compagnia di Grassi, lo si trova a Milano iscritto ai corsi dell’Accademia di Brera. ... leggi Qui strinse rapporti con Aligi Sassu, Bruno Munari, Renato Birolli, Gino Ghiringhelli e a fine anno conseguì finalmente il diploma. Da inizio 1930 a metà 1932 fu a Parigi per aggiornarsi sulla più recente ricerca europea. Nella capitale francese risiedette presso la sorella Elsa ed entrò in contatto con gli italiani (Massimo Campigli, Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis, Alberto Savinio e Mario Tozzi, per esempio) lì attivi. Con Gino Severini, in particolare, strinse un’amicizia sincera e proprio la ricerca dell’artista cortonese ebbe un ruolo essenziale nella sua maturazione stilistica. A Parigi, infatti, la pittura di M. evolse sensibilmente: compaiono personaggi ignudi e dalle anatomie squadrate; la gamma cromatica adotta toni terrosi; la pennellata diventa mossa e frammentata. Torri sommerse, Due figure e torri, Composition, tutti dei primissimi anni del decennio, rimangono tra i capisaldi del periodo ed esemplificano l’atmosfera sognante e primordiale che domina molti lavori dell’artista. In questo periodo, inoltre, le occasioni espositive incrementarono di misura: nel 1932 M. espose a Costantinopoli e a Mosca, nel 1933 a San Francisco. In Italia invece partecipò a diverse edizioni della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Roma. Nel 1933 M. si trasferì a Roma e l’anno successivo espose nella collettiva “Scuola friulana d’avanguardia” presso la galleria Sabatello. Nel 1939 M. fu a Torino e a Genova. I contatti con la propria città d’origine, tuttavia, non vennero mai meno. A Udine egli trascorse ogni anno le vacanze estive dedicandosi, oltre che alla pittura, alla decorazione di mobili e all’oreficeria presso la bottega di Leo Zoratti. A cavallo tra anni Trenta e Quaranta andò attenuandosi la rigidità disegnativa delle precedenti stagioni a favore di un colorismo intenso di memoria veneziana. Nel marzo 1941 M. fu chiamato alle armi a Udine ma, essendo congedato, poté subito tornare a Roma. Dal 1947 al 1950 emigrò in Argentina, a Buenos Aires, dove entrò immediatamente in contatto con il più vivace ambiente artistico. Rientrato in Italia via Roma, si recò a Udine e poi ancora nella capitale dove rinsaldò i contatti con i pittori Mario Mafai e Giovanni Omiccioli e il collezionista Riccardo Gualino. A fine anno si stabilì vicino a Roma, nel borgo di Sutri, in una villa settecentesca dotata di ampio parco e messa a disposizione dal notaio Tito Staderini. Nel 1953 tornò a Roma e tre anni dopo prese dimora a villa Strohl Fern. Specialmente agli ultimi anni di attività risalgono dipinti con città turrite, castelli, archi, mura e contrafforti che evocano atmosfere nostalgicamente medievali e rimandano alla pittura di Arnold Böcklin e Giorgio De Chirico. Non mancano anche le figure nude e senza volto, che ricorrono in tutta la ricerca di M., ora rese con campiture di colore delimitato da uno spesso tratto scuro. Nella primavera 1968 l’artista, gravemente malato, tornò a Udine ospite della sorella Teresa, nella cui casa morì il 25 aprile.

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Bibliografia

Modotto, a cura di A. MANZANO - M. VENTUROLI, Udine, Ente Manifestazioni Udinesi, 1972; Dino Mirko Afro Basaldella. Catalogo della mostra (Udine, 1987), a cura di E. CRISPOLTI, Milano, Mazzotta, 1987, 267-270; Angilotto Modotto, il Maestro della Scuola Friulana d’Avanguardia. Catalogo della mostra, a cura di E. BERNAVA - G. ELLERO, Udine, Galleria del Girasole, 2003; L. DAMIANI, Modotto, Dosson di Casier (Treviso), Matteo Editore, 2006; Angilotto Modotto, pittore per grazia di Dio. Catalogo della mostra, a cura di G. BUCCO, Udine, Provincia di Udine, 2009.

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