MORELLI CARLO

MORELLI CARLO (1730 - 1792)

storico di Gorizia

Immagine del soggetto

Ritratto di Carlo Morelli, incisione ottocentesca, forse da ritratto settecentesco, nell'antiporta della "Istoria della contea di Gorizia", Gorizia 1855.

Nacque il 4 maggio 1730, probabilmente nella villa di famiglia a Studeniz (allora sobborgo di Gorizia), primogenito di Pietro Antonio e di Elena Taccò. La famiglia del padre apparteneva al patriziato della contea, essendo stata accolta negli Stati Provinciali nel 1684; si fregiava del predicato nobiliare di Schönfeld, che peraltro M. non usò quasi mai. Assai più facoltosi erano i Taccò, arricchitisi grazie agli appalti pubblici, ma malvisti per la loro rapida e spregiudicata ascesa sociale. Entrambi i genitori morirono nel 1747, lasciando ai quattro figli modeste rendite fondiarie tra Ossegliano e Ternova. Lo zio prete nominato tutore destinò il fratello minore alla vita ecclesiastica e fece maritare le sorelle fuori Gorizia; a beneficio di C., rimasto unico erede del casato, acquistò nel 1756 la giurisdizione di Studeniz, con i privilegi feudali che competevano a essa. Degli studi di C. M. si conosce poco, salvo che il 12 dicembre 1742 fu immatricolato come “Italus Goritiensis” ai corsi inferiori del Collegio gesuitico (Università) di Graz. Forse in seguito studiò per qualche tempo a Vienna, ma non conseguì nessun titolo accademico. Già nell’estate del 1750 cominciò a partecipare alle sedute degli Stati Provinciali, per esercitare i propri diritti di patrizio, primo fra tutti quello di essere eletto, con regolare stipendio, alle cariche amministrative e giudiziarie della contea. Nel 1753 fu uditore presso il tribunale provinciale. Nel 1754 le riforme di Maria Teresa rinnovarono a fondo le istituzioni goriziane, creando il consiglio capitaniale di nomina sovrana, al quale erano affidate sia le competenze politiche sia quelle giudiziarie, lasciando agli Stati Provinciali solo le attribuzioni relative alle finanze e alla ripartizione delle imposte. Il M. lavorò presso il consiglio capitaniale dal novembre 1758; in precedenza aveva avuto l’incarico, direttamente dal governo di Vienna, di compiere una lunga missione di studio nelle città marittime italiane e francesi per raccogliere notizie sui commerci e sulla navigazione. ... leggi Nel giugno 1762 tornò al servizio degli Stati Provinciali come archivista, con l’incarico di riordinare e catalogare le scritture di quell’organo di autogoverno della contea dall’inizio della dominazione asburgica (1500) alla riforma del 1754, che aveva sancito, tra le altre cose, l’unione con Gradisca. Concluse il compito in tre anni, dando all’archivio la struttura ancor oggi esistente. Il 25 agosto 1764 venne eletto all’unanimità deputato degli Stati Provinciali (una carica che si può paragonare a un attuale assessorato). Durante il suo mandato, che durò fino all’agosto del 1770, cercò di mettere ordine negli uffici amministrativi e finanziari della contea, limitando le spese e gli abusi nella riscossione delle imposte. In questo modo M. si creò parecchi nemici; nelle elezioni del 1770 non venne confermato. Il 20 aprile 1771 il governo di Vienna lo nominò membro effettivo del consiglio capitaniale; egli rimase funzionario statale fino al pensionamento nel 1791, ricoprendo funzioni diverse in uffici che, per le riforme in corso, cambiarono spesso nome e organizzazione. Risale allo stesso periodo l’amicizia con Karl von Zinzendorf (1739-1813), colto e brillante statista austriaco, dal 1776 al 1782 governatore di Trieste, i cui ampi Diarii (scritti in francese) sono una fonte preziosa per la vita del M. Questi, come consigliere capitaniale, si occupò all’inizio prevalentemente di questioni commerciali; poi fu membro delle commissioni scolastiche, di quella per la rilevazione dei feudi e di altre che avevano competenza in materia di beni ecclesiastici. Nel 1776 assunse presso il governo di Trieste il referendato di Aquileia, alle dirette dipendenze dello Zinzendorf. Sotto Giuseppe II fu deputato dell’ordine equestre della contea presso il neocostituito governo del Litorale di Trieste: la carica gli venne conferita d’autorità dal sovrano, annullando la votazione degli Stati Provinciali goriziani che avevano eletto una diversa persona (maggio-ottobre 1783). Nella veste di deputato provinciale il 23 ottobre 1787 pronunciò a Gorizia un preoccupato Discorso sulle condizioni della contea, subito pubblicato a stampa. L’ultimo incarico che gli venne affidato fu la difficile e impopolare opera della revisione del catasto fondiario della contea, come base di un nuovo sistema di imposizione fiscale centralizzata. Egli si mise all’opera nel 1784, ma fu presto in disaccordo con i criteri di rilevazione e di valutazione disposti dal governo di Vienna, tanto che nel 1788 presentò le dimissioni; gli fu tuttavia imposto di portare a termine il compito entro il 1789. La descrizione dei beni immobili che venne allora elaborata è ancor oggi chiamata Catasto Morelliano. Il M. aveva viaggiato molto, anche dopo la missione di studio giovanile; nel 1773 si ha notizia di un suo viaggio nel Württemberg. Naturalmente si recò di frequente a Vienna: nella capitale fece varie conoscenze tra gli alti funzionari statali e nei circoli intellettuali della città; intorno al 1776 cercò di sposare una nobildonna vedova d’alto lignaggio, la contessa Marie von Taaffe, figlia del presidente della cancelleria aulica Rudolf von Chotek. Svanita questa possibilità, nel 1778 si unì in matrimonio con la giovane baronessa carinziana Francesca Valvasor (nata nel 1761); la coppia non ebbe figli. Alcuni anni prima egli aveva deciso di mettere a frutto le conoscenze acquisite nel 1762-65 col riordino degli archivi provinciali dando inizio ad un’opera sulla storia della contea di Gorizia nell’epoca asburgica. Nel 1773 pubblicò Del saggio storico della contea di Gorizia dall’anno 1500 all’anno 1600, un elegante volume dedicato all’«imperadrice regina» Maria Teresa, stampato a Gorizia dal tipografo Valerio de Valeri. I due libri in cui si articola l’opera comprendono, secondo uno schema che sarà ripreso nei successivi, il primo le vicende politiche e militari della contea nel contesto della storia della monarchia austriaca; il secondo una precisa analisi della struttura amministrativa, giudiziaria, economica e religiosa della provincia, che si conclude con gli “elogi” dei goriziani illustri del Cinquecento. Nel 1781 era pronto il secondo volume, con i libri III e IV relativi al secolo XVII: ma l’opera non venne stampata. Il terzo volume sarebbe dovuto concludersi con la fine del regno di Maria Teresa (1780). La morte prematura di Giuseppe II (20 febbraio 1790) pose all’autore un nuovo termine. Il M., deluso per le ultime vicende della sua attività pubblica e in cattive condizioni di salute, il 6 giugno 1791 aveva ottenuto di andare in pensione. Lavorò freneticamente al libro VI della sua opera, descrivendo con ampiezza di particolari le riforme del defunto imperatore, verso le quali non nascose le proprie critiche. Decise inoltre di raccogliere tutti gli “elogi” dei goriziani in un apposito libro VII; il titolo definitivo diventava Istoria della contea di Gorizia. Il 31 agosto 1792 M. scrisse allo Zinzendorf a Vienna, comunicandogli che il lavoro era concluso e che sarebbe stato dedicato a lui, come testimonianza dell’amicizia e della comunanza d’ideali che li aveva uniti; gli raccomandava inoltre la giovane moglie. Morì a Gorizia pochi giorni dopo, il 3 settembre 1792. L’Istoria rappresenta il grande monumento storiografico alla contea di Gorizia come provincia asburgica, che in quello scorcio di anni stava perdendo le sue caratteristiche originarie. L’attenzione dell’autore si rivolge in primo luogo all’organizzazione interna della contea e alle istituzioni che ne avevano consolidato il successo e l’autonomia. Può tranquillamente ignorare i vicini domini veneziani, se non per le vertenze di confine; non si occupa più di tanto neppure del Friuli austriaco, ossia del capitanato, poi contea, di Gradisca, che pure dal 1754 era stato unito a Gorizia. Illuminista, liberista in economia, laico, sostenitore del “buon governo”, non risparmia le proprie critiche al particolarismo locale, ai cattivi amministratori, al ruolo preponderante della Chiesa in campo educativo. L’opera rimase inedita, essendo andato a vuoto il tentativo della vedova di pubblicarla su sottoscrizione a Trieste nel 1796. Nel 1854 l’iniziativa fu ripresa dall’editore goriziano di orientamento liberale Giovanni Battista Seitz, che propose un’edizione commentata, peraltro arrestatasi al volume sul Cinquecento. Più fortunato fu l’erudito locale Giovannni Domenico Della Bona, che nel 1855 promosse la stampa completa presso la tipografia Paternolli, in tre tomi di piccolo formato; il primo si apre con una breve biografia dell’autore. Nel 1856 Della Bona aggiunse un quarto volume di proprie Osservazioni e aggiunte (Bologna, Forni, 1974; Mariano del Friuli, Edizioni della Laguna, 2003, con un volume V di Studi e documenti e nuovo indice analitico. La ristampa di Gorizia, Cassa di Risparmio, 1972, in quattro volumi, ha una composizione tipografica diversa).

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Bibliografia

D. PORCEDDA, Morelli, Carlo, in DBI, 76 (2012); F. CUSIN, La storiografia del ’700 e le riforme dell’assolutismo illuminato in uno storico di Gorizia (Carlo Morelli di Schönfeld), «La Porta Orientale», 5 (1935), 297-314; D. PORCEDDA, Radici settecentesche della storiografia goriziana: Carlo Morelli di Schönfeld e la sua “Istoria”, «Quaderni giuliani di storia», 4/1 (1983), 63-97; S. CAVAZZA, Note sulla storiografia goriziana del Settecento, «Studi goriziani», 75/1 (1992), 61-77; U. COVA, Un documento inedito del 1782 di Carlo Morelli di Schönfeld sul monastero di Santa Maria di Aquileia, «Wiener Beiträge zur Geschichte der Neuzeit», 20 (1993), 125-138; GROSSI, Annali della tipografia, 25-27, 165; Die Matrikeln der Universität Graz, 4. 1711-1765, hg. von J. ANDRITSCH, Graz, Akademische Druck, 2002, 185; S. CAVAZZA - P. IANCIS - D. PORCEDDA, Studi e documenti su Carlo Morelli e l’Istoria della Contea di Gorizia, Mariano del Friuli, EdL, 2003; G. FERIGO, Recensione a C. MORELLI, Istoria della contea di Gorizia (2003), «Metodi e ricerche», 32/2 (2004), 147-152; K. VON ZINZENDORF, Tagebücher. 1. Juli 1777 bis 11. Februar 1782, hg. von E. FABER, A. TRAMPUS, Wien, Böhlau, 2009, indice.

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