NACHINI PIETRO

NACHINI PIETRO (1694 - 1769)

frate minore, organaro

Immagine del soggetto

Ritratto dell'organaro Pietro Nachini, olio su tela anonimo (Udine, duomo).

Immagine del soggetto

Organo "œin cornu evangelii" nel duomo di Udine, costruito da Pietro Nachini nel 1751.

Nato a Bulić, in Dalmazia, fu battezzato il 21 febbraio 1694 nella chiesa di S. Maria a Velim, piccolo villaggio del Ravni Kotari, regione interna situata tra le città di Zara e Sebenico. Il cognome originario della famiglia era Nakić i cui antenati erano valorosi condottieri fedeli alla Repubblica Veneta. Nel 1712 entrò nell’ordine dei francescani minori osservanti a Sebenico, prendendo il nome di fra Paolo. In seguito venne mandato a Venezia per completare gli studi teologici; nella città lagunare era ospite del convento di S. Francesco della Vigna dove iniziò ad occuparsi di strumenti a canne. Nel 1729 abbandonò l’ordine francescano, diventando prete secolare, e formò una società organaria con i sacerdoti Bortolo Peretti e Giovanni Pierantoni; trascorsi quattro anni questo sodalizio si sciolse e il N. iniziò l’attività indipendente. Dalla sua bottega, situata in Barbaria delle Tole nei pressi del convento della Vigna, in trent’anni di intensa operosità uscirono oltre trecento strumenti, distribuiti nelle diverse regioni che si affacciano sul mare Adriatico: Marche, Romagna, Veneto, Friuli, Istria e Dalmazia. Nell’aprile del 1732 procurò ai domenicani di Cividale un organo usato, ed è questa la prima testimonianza della sua presenza in Friuli; questo strumento rimase in quella città due soli anni, fu poi ceduto ai domenicani di San Daniele del Friuli. Don P. ritornò a Cividale nel dicembre 1734, questa volta per montare nella stessa chiesa di S. Domenico un suo organo nuovo, e il capitolo cividalese approfittò della sua presenza per fargli esaminare il grande organo cinquecentesco del duomo: l’organaro vi riscontrò molti difetti di funzionamento e s’impegnò a rifare tutte le parti logore. ... leggi Al termine del restauro il capitolo propose al N. l’acquisto di alcune proprietà e l’organaro diventava così proprietario di una casa di villeggiatura a Corno di Rosazzo (oggi villa Cabassi). Nella primavera del 1760 la sua inesauribile laboriosità s’interruppe forzatamente: terminato il montaggio dell’organo nella chiesa di S. Domenico a Bologna venne colpito da febbre reumatica e, mentre si trovava a Corno per riprendersi, una ricaduta della malattia lo ridusse in fin di vita, al punto che si sparse la notizia della sua morte. Dopo alcuni mesi riprese il lavoro e nel settembre 1760 completò il montaggio dell’organo nel duomo di Recanati, ma si ammalò nuovamente. Rientrato a Venezia, redisse un primo testamento (in seguito ritirato) e chiese al suo protettore patriarca Daniele Dolfin di poter costruire all’interno della villa di Corno un oratorio privato, dove celebrare giornalmente la santa messa. Tutto faceva ritenere che l’organaro, ormai anziano, desiderasse trascorrere gli ultimi anni della sua vita nella tranquillità della campagna friulana. Ancora nel 1762, infatti, acquistò nuovi terreni, incrementando così le sue proprietà, ma nel settembre 1763, poco dopo una visita del nuovo arcivescovo di Udine Bartolomeo Gradenigo, vendette tutti i suoi beni immobili e si trasferì a Conegliano, dove visse il resto dei suoi anni. Sempre sul finire del 1763 la sua bottega organaria passò nelle mani dell’allievo F. Dacci; nello stesso tempo anche l’altro allievo G. Callido iniziò una propria attività indipendente. A Conegliano don P. continuò ad occuparsi di organi solo in maniera marginale: nel 1765 seguì i lavori di costruzione di due strumenti, opere degli allievi Callido e Da Re. Il 16 aprile 1769, ormai gravemente malato, rese note al notaio Domenico del Giudice le sue ultime volontà e durante la notte morì nella sua abitazione, situata nella contrada delle Terese. Il suo testamento riguardava alcuni lasciti in denaro ed il luogo della sua sepoltura, indicato nella chiesa francescana di Conegliano davanti all’altare di S. Antonio. Come già ricordato il suo primo organo costruito in Friuli risaliva al 1734 ed era collocato nella chiesa dei domenicani a Cividale: acquistato nel 1810 dal parroco di Brazzano, è in seguito andato disperso. Al periodo relativamente giovanile del N. appartiene l’organo della vecchia parrocchiale di San Giorgio al Tagliamento, montato intorno al 1738 e tuttora conservato in buone condizioni. L’organo di Lusevera, che risale al 1743 ed è la sua ottantaquattresima opera, si trovava in origine a Farra d’Isonzo nella chiesa dei domenicani. Al 1745 data la costruzione del grande organo a due tastiere collocato nel duomo di Udine “in cornu epistolae” (op. 100, modificato e ricostruito dalla ditta Zanin). Nello stesso duomo il N. realizzò nel 1751 l’organo contrapposto “in cornu evangelii”: questo strumento è perfettamente conservato e presenta ancora l’originale organo tergale. Sempre in Udine, nella chiesa di S. Maria Maddalena officiata dai padri filippini, si trovava l’organo datato 1750 (op. 158), ora nella parrocchiale di Muzzana del Turgnano. Di datazione incerta rimangono gli organi della parrocchiale di Piano d’Arta, in origine nel monastero udinese di S. Lucia, e quello della parrocchiale di Pozzo di Codroipo, qui trasferito dopo le soppressioni napoleoniche dal monastero udinese di Santo Spirito. Sempre nel capoluogo friulano esistevano gli organi del monastero di S. Maria dei Sette Dolori (1744), della chiesa domenicana di S. Pietro Martire (anteriore al 1753) e della parrocchiale di S. Giacomo (montato nel 1754, ma probabilmente strumento più antico). Al N. appartengono anche gli organi di Reana del Roiale, costruito nel 1746 per un monastero nel Trevisano (op. 101), di Nogaredo di Corno (montato nel 1755 nel duomo di San Daniele del Friuli), del duomo di Latisana (1757) e della parrocchiale di Madrisio (1752 op. 174) proveniente dal duomo di Tricesimo. Per Tarcento costruì assieme all’allievo F. Dacci due organi, i cui lavori iniziarono nel 1759 e furono portati a termine nel 1761: il più piccolo, costato 260 ducati, si trova nella chiesa della Madonna del Giglio e dopo i gravi danni sofferti per il sisma del 1976 è stato restaurato ed ampliato dalla ditta Zanin di Codroipo, con l’aggiunta di un organo tergale; l’altro organo, di più ampie dimensioni valutato allora 500 ducati, si trovava nel duomo ed è andato disperso. Il N. lasciò altre importanti testimonianze, purtroppo perdute durante la prima guerra mondiale, a Lucinico (1746 op. 86?), S. Ignazio a Gorizia (1747 op. 108) e nel duomo di Monfalcone (1756 circa). L’organo positivo della Casa di Carità a Cormons (costruito nel 1754), dopo aver peregrinato nella parrocchiale di Ruttars e nella cripta del Tempio Ossario di Udine, non risulta più rintracciabile; dell’organo dell’abbazia di Moggio, costruito probabilmente in epoca di poco anteriore al 1763, sopravvive la splendida cassa al cui interno è collocato uno strumento di Beniamino Zanin. Nel Pordenonese lo strumento più pregiato, ampliato dal vicentino De Lorenzi verso la metà del XIX secolo, si trova nel duomo di Pordenone, risale al 1749 (op. 137) ed in origine era ubicato nella chiesa pordenonese del Rosario; nel 1750 l’organaro dalmata forniva uno strumento, oggi perduto, al duomo di San Vito al Tagliamento. In Friuli ha costruito in collaborazione con Dacci i suoi ultimi due organi, entrambi completati nel 1763: il primo era collocato nella chiesa di S. Francesco della Vigna a Udine ed ora si trova nella parrocchiale di Fogliano, mentre il secondo era stato progettato per il duomo di Tolmezzo, dove una parte delle canne ancora esiste, inserita in uno strumento a trasmissione elettrica della ditta Zanin. Altri strumenti, collocati nella chiesa di S. Chiara a Udine, nella parrocchiale di Grizzo (Montereale Valcellina) e nel santuario della Madonna a Cordovado, mancano della relativa documentazione e gli potrebbero venir attribuiti in base alle caratteristiche tecniche. Fabbricò anche due clavicembali, entrambi utilizzati da importanti personaggi ed oggi purtroppo non più rintracciabili: il primo era stato costruito per un «Sovrano delle Spagne», mentre il secondo fu suonato nel 1782 a Conegliano dalla contessa Maria Teodorowna di Russia.

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Bibliografia

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