NARDON MARTINO

NARDON MARTINO

poeta

La sua produzione poetica è legata all’esperienza dell’Arcadia udinese, la “colonia Giulia” dedotta il 24 luglio 1704 per ispirazione di Niccolò Madrisio. Ben inserito nell’orizzonte culturale della città, collaborò con gli arcadi a una raccolta di Compositioni varie in lode di Andrea Memmo, luogotenente, dedicata a Dionisio Dolfin; pochi anni prima aveva contribuito con un’ode e un sonetto al Serto poetico offerto a Maria Vergine delle Grazie […]. Anche un manoscritto autografo di Vittorio Seccante include un ossequioso sonetto del N. (Or che siedi, Vittorio, in Pindo altero) che riceve rituale risposta. Il lavoro più degno di nota è senz’altro il Ristret o laude sore il virtuosissim e fruttuosissim quaresimal fat dal reverendissim padre D. Francesch Gattinare, barnabit milanes, famosissim predichidor in te cathedral d’Udin. Con l’eccezione del primo e dell’ultimo, tutti i quaranta sonetti che compongono l’opera, dedicata a Madrisio, rielaborano in versi friulani i contenuti trattati da Gattinara, eletto oratore nel duomo di Udine per la quaresima del 1699. La scelta dell’occasione riflette naturalmente il clima culturale udinese dell’epoca; in quell’anno anche il Seccante dava alle stampe una raccolta di Componimenti vari in applauso del medesimo predicatore, ma l’esperienza più affine all’opera del N. è il Quaresimale in epilogo composto da Carlo Goldoni dopo aver ascoltato a Udine, nella quaresima del 1726, le prediche di padre Iacopo Cattaneo. In entrambi i casi la dottrina teologica e morale dei sermoni viene infatti condensata in brevi componimenti poetici; ciò che conta riguardo al N. è, piuttosto, la scelta linguistica. ... leggi Si osservi il Protest dall’auttor, nel primo sonetto: «Italian par me non è in Parnas / e tan’ manco par me sarà toscan, / parcè ch’iò brami zà di vivi san: / ‘tuessi’ vul dì lu tosch, no ’l vuei sot nas. // Cu la furlane Muse in sante pas / simpri iò starai fazint lu miò pean: / starai cun pocchie croste e manco pan, / e rozze chianterai chel c’al mi plas» [Per me l’italiano non è in Parnaso e tanto meno per me lo sarà il toscano, poiché io voglio già vivere sano: tosco vuol dir veleno, non lo voglio sotto il naso. In santa pace, con la Musa friulana, sempre io continuerò a fare il mio canto: starò con poca crosta e ancor meno pane, rozzamente canterò quel che mi piace] (I, 1-4). Fra le righe della dichiarazione d’intenti si avvertono ancora la ricerca di novità e il desiderio di libertà propri della sensibilità barocca, ma anche una coscienza diversa ed esigenze inedite, all’insegna della misura e della moderazione. E dunque, se la scelta del friulano obbedisce alla poetica del secolo ormai concluso, rivela altresì strategie ulteriori, che privilegiano estrosamente una letteratura autonoma e provinciale ma nondimeno aggiornata e colta, come dimostrano i numerosi saggi di vocaboli latini o di latinismi e italianismi. Modelli lessicali e sintattici alti intervengono infatti in soccorso del friulano per sollevarlo dagli orditi del quotidiano, per garantire gravità e persuasività o, infine, per esporre i concetti astratti: «Par smorzà iu infocaz e fiers tormenz / al sparz sacri orator flum eloquent; / par estingui l’ardor d’ardor cocent / tu d’aur diffond un Tago in chesg evenz» [Per smorzare i tormenti infuocati e fieri sparge il sacro oratore un fiume eloquente; per estinguere l’ardore di cocente ardore tu diffondi un Tago d’oro in questi frangenti] (XXII, 5-8). Tuttavia il N. non ardisce inoltrarsi troppo in territori sconosciuti, ma si accontenta di dare prova delle proprie capacità letterarie, così come fa per il Serto poetico: «Se t’accende il seren per piogge avare, / pria che lo ciglio tuo sul Cielo arruoti, / tosto Maria dal ciel ti stilla un mare». Il quaresimale rimane ancorato alla sfera celebrativa, non rinuncia a cenni mitologici e a figure che conferiscono al discorso nobiltà e forza emotiva; tratta temi ben noti e non abbandona le forme metriche e stilistiche canoniche. In fondo, la materia stessa è quasi esclusivamente un pretesto, mentre il confronto con la diuturna tradizione omiletica lascia supporre che l’apporto contenutistico del poeta sia minimo o quantomeno conforme al discorso del barnabita. Difficile, infatti, incontrare spunti introspettivi, rari gli accenni di ferialità, minime le macchie linguistiche apprezzabili, e dunque anche il debito sul piano formale sarà considerevole. Viene meno, rispetto al quaresimale di partenza, il contributo di una recitazione che i manuali dell’epoca codificano con prescrittiva minuzia e scoperta razionalità, ma il messaggio recupera vigore grazie a fascinose tessere esotiche, come i nomi biblici, o, viceversa, a concetti ben riconoscibili da parte dei destinatari. Oltre al quaresimale e al sonetto per Seccante, sono noti altri due componimenti encomiastici del N.: In te partenze in friulano e L’otio in italiano, entrambi contenuti nell’opera compilata in lode del luogotenente Polo Donato (Oratione ed altre compositioni in lode di sua eccellenza il signor Polo Donado). Ancora una volta lo sperimentalismo e l’insistenza su registri diversi muovono dalla volontà di dimostrare perizia e suscitare meraviglia: mettendo in campo in ambedue i sonetti, ma con esiti dissimili, l’apparato retorico proprio della poetica barocca.

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Bibliografia

Il manoscritto autografo si trova presso la BCU, Joppi, 435.

Compositioni varie in lode dell’illustriss. et eccellentiss. signor Andrea Memmo luogotenente generale dellla patria del Friuli. Raccolte nel fine del suo gloriosissimo reggimento e dedicate all’illustriss. e reverendissimo signore monsignor Dionisio Delfino patriarca d’Aquileia, ecc. dagli arcadi della colonia Giulia, Udine, Murero, 1708, 51-52; Serto poetico offerto a Maria Vergine delle Grazie della città di Udine, che, levata dalla chiessa dei rr. pp. Serviti, e portata processionalmente la di lei miracolosa imagine, tosto liberò il Friuli dalla comune e travagliosa siccità dell’anno 1704, Udine, Angeli, s.a., 17-34, 35; Oratione ed altre compositioni in lode di sua eccellenza il signor Polo Donado fu dell’eccellentiss. sig. Leonardo procurator di S. Marco luogotenente generale della patria del Friuli racolte nel fine del suo gloriosisssimo reggimento per il signor Girolamo Savorgnano di Toppo, Udine, Murero, 1709, 60.

P. BOEM, Il «Quaresimale» in versi di Martino Nardon (1699), t.l., Università degli studi di Trieste, Facoltà di lettere e filosofia, a.a. 2000-2001.

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