NICOLÒ DA CERESETO

NICOLÒ DA CERESETO

ecclesiastico, notaio

Tra i Testi inediti friulani, raccolti da Vincenzo Joppi e pubblicati nell’«Archivio glottologico italiano», figura uno Scongiuro in versi, orazione ed esempi, che si leggono in calce a un protocollo del 1431, di Pre Nicolò di Ceresetto, capellano de’ Battuti in Udine e notaio: una prima inquadratura del personaggio, con l’avvertenza che gli “esempi” sono due esercizi di versione dal friulano in latino e che l’“orazione” non va sciolta dallo “scongiuro”, di cui è parte viva. Le notizie su N. si esauriscono rapidamente: figlio di Giacomo, nel 1429 è documentato come cappellano di Gemona, almeno dal marzo 1433 come «publicus imperiali auctoritate notarius», e il 28 febbraio 1437 fu nominato cancelliere del capitolo di Udine (Scalon). I protocolli risultano irreperibili e l’attività del notaio sfugge ad accertamenti più solidi, pur se i due esercizi, peraltro di taglio morale, aprono uno spiraglio sulla commutazione di codice richiesta dalla pratica notarile: un bilinguismo scosso da un precoce e ben presto prevaricante ingresso di soluzioni venete e italianeggianti. Resta ad ogni modo lo scongiuro con il corollario di domande senza risposta sui percorsi che dall’oralità hanno portato all’angolo morto del protocollo. Difficile dire se il notaio trascrivesse a memoria, se la sua (anche nella veste di prete) fosse curiosità estemporanea e agnostica, o indizio di una più diretta e intrigante implicazione. Joppi parla di «scongiuro in versi», ma i risvolti prosodici sono tutt’altro che pacifici, ed è forse opportuno ripiegare su una etichetta meno impegnativa come “segmenti ritmici”, con rime baciate sparse. ... leggi Qualche difficoltà testuale si può considerare prova chiara di una circolazione non ristretta. E basti l’avvio: «Piripò par vie al lave […]», dove «Piripò», ridotto a grumo sonoro, nasconde verosimilmente un originario Pietro e Paolo, i due apostoli. La circolazione sarà meglio documentata, con un progressivo sfaldarsi della lingua, dai processi dell’Inquisizione a cavallo tra Cinque e Seicento. Lo scongiuro non è vago e indifferenziato, ma punta a proteggere dal danno il colono e dalla paura il pastore, con scalarità implicita, mentre una sequenza di tre fotogrammi analizza, nella compattezza garantita dal polisindeto, la violenza perpetrata sull’animale, non scordando le ricadute economiche: il cuoio rovinato, la carne divorata, il sangue intorbidito. Paura e danno per l’uomo, ma da salvaguardare è l’esistenza (tutta interessata) della bestia: una vittima particolare, la «frue» (prodotto, in prima istanza), non difesa dal chiuso del recinto (smarrita o rimasta all’aperto, ma alla lettera “nel verde”). Il lupo è ancora predatore di greggi e di armenti (un’immagine classica, trasmessa dall’antichità), e non (non ancora), simbolo inquietante e terribile, l’aggressore dell’uomo (immagine che si compone via via nel medioevo).

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Bibliografia

V. JOPPI, Testi inediti friulani dei secoli XIV al XIX raccolti e annotati da V. Joppi, «Archivio glottologico italiano», 4 (1878), 214-215; SCALON, Produzione, 441 n. 241; R. PELLEGRINI, Uno scongiuro friulano contro il lupo, in Tradizioni e letterature popolari nella storia della filologia romanza. Atti del congresso di studi Società italiana di filologia romanza in collaborazione con l’Università degli studi di Napoli Federico II (Anacapri, 20-22 ottobre 1994), «Le forme e la storia. Rivista di filologia moderna», n.s., 7/1-2 (1995), 201-219. Sugli scongiuri cinque e seicenteschi P. C. IOLY ZORATTINI, “Preenti” contro il lupo negli atti del S. Uffizio di Aquileja e Concordia, «Ce fastu?», 52 (1976), 131-146; ID., Un “preento” contro il lupo in un procedimento seicentesco del S. Uffizio di Aquileia e Concordia, «MSF», 59 (1979), 163-168. Sullo scongiuro una messa a punto in M. LONGOBARDI, «Ignotosque deos ignoto carmine adorat»: qualche osservazione sullo scongiuro, «Annali della Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Siena», 20 (1999), 41-76. Sul lupo G. ORTALLI, Lupi genti culture. Uomo e ambiente nel medioevo, Torino, Einaudi, 1997.

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