NICOLO’ DA CIVIDALE (†1299)

NICOLO’ DA CIVIDALE (†1299)

canonico, notaio patriarcale

Immagine del soggetto

Signum del notaio patriarcale Nicolò da Cividale.

Figlio del notaio patriarcale Giovanni da Lupico (odierna Pico Farnese, nel basso Lazio), N. nacque a Cividale – dove il notaio Giovanni aveva iniziato a svolgere la sua attività per Gregorio di Montelongo fin dall’insediamento del patriarca in Friuli nel 1252 – da madre cividalese: lo si può affermare con qualche sicurezza sia in virtù dell’aggettivo Civitatensis che N. usò sempre per sottoscrivere i suoi documenti, sia per la scoperta di uno Stefano da Cividale, cognato di Giovanni da Lupico (e quindi fratello della madre di N., altrimenti ignota). Il futuro canonico e notaio ebbe due sorelle: alla prima, Surutta, il patriarca Gregorio, nel suo letto di morte, disponeva un lascito di dieci marche nel testamento scritto da Giovanni da Lupico (1269); l’altra, Elia, andò sposa a Pietro detto Cane, stationarius di Cividale. Quanto a N., se ne trova semplice menzione – quale figlio di maestro Giovanni da Lupico, senza nessun’altra qualifica – fra gli altri testimoni alla redazione di un atto scritto a borgo di Ponte di Cividale il 25 maggio 1281: in quanto maggiorenne, è ragionevole dunque datarne la nascita ai primi anni Sessanta del secolo. Un anno dopo, il 20 giugno 1282, il notaio scriveva a Cividale il primo documento dell’unico suo registro giunto fino a noi. Le altre note di questo manoscritto, scritte fra il 1283 e il 1289, testimoniano l’attività di N., più che in qualità di publicus notarius, quale scriba presso le varie sedi della curia patriarcale – a Cividale, innanzitutto, e quindi a Udine, Aquileia, Sacile e in altri quattro centri friulani (Gemona, Togliano, Aviano e San Vito al Tagliamento). Le poche pergamene autografe conservatesi evidenziano i suoi spostamenti in altre località del Patriarcato (Meduna, Pavia di Udine), anche nei territori dell’attuale Slovenia (Tolmino). Dalla seconda metà del 1291 N. risulta canonico di Cividale: anch’egli dunque – come già maestro Nicolò da Lupico, cancelliere del patriarca Gregorio (suo probabile parente, forse zio), e i maestri Anselmo da Cremona, Enrico da Cividale detto Gardamomo, Giuliano da Rizzolo, lo scolastico Gualtiero da Cividale, nonché i notai Giacomo da Martignacco, Giovanni Rosso, Pietro da Orsaria, Morandino da Remanzacco e numerosi altri – fu canonico della locale collegiata. ... leggi In anni recenti la ricerca ha iniziato a fare emergere la presenza di “chierici notai” nella strutture burocratiche di curia anche in altre diocesi italiane (nella fattispecie dell’area subalpina); parimenti si è osservata la preferenza accordata ai chierici per svolgere la mansione di notarii iudiciarii. Emblematico in tal senso è il caso di N. da C., notarius domini patriarche e scriba del tribunale patriarcale. Dei numerosi verbali di atti giudiziari da lui redatti, merita menzione il dossier relativo alla causa intentata, nel 1288 presso il tribunale di Raimondo della Torre, dal capitolo di Aquileia  contro il vassallo Artico di Castello a seguito della presa di Marano dell’estate precedente (avvenimenti che avevano trovato eco anche nella Civitatensis Chronica di Giovanni da Cavalicco): tali verbali stilati da N. trovano collocazione, oltre che nel suo registro, anche in un duerno cartaceo separato. Un altro dossier, anch’esso attualmente smembrato e scritto in collaborazione col padre, riguarda il processo a Ermano della Frattina, abate di Sesto al Reghena (1290-1293). Proprio per la scrittura di alcuni atti processuali relativi a questa causa al canonico N. veniva promesso il pagamento di 40 lire veronesi (25 agosto 1291): ciò parrebbe comprovare che i notai di curia non ricevevano un salario fisso, ma percepivano gli onorari stabiliti per i diversi tipi di atti, facendosi pagare dalle parti che li rogavano. L’attività tabellionale, sommata alla prebenda canonicale, doveva comunque assicurare una vita agiata al notaio canonico che agli inizi di novembre del 1294 comprava vino ribolla per 22 marche e mezza e un cavallo del valore di quattro marche da Segnobono, socio di suo cognato. Inoltre, altra prerogativa dei coevi notarii, N. funse spesso da procuratore: di una vedova di Cividale; del nobile Mosca Della Torre, parente del patriarca Raimondo; di Gualtiero da Cividale, a sua volta procuratore della badessa del monastero di Santa Maria d’Aquileia; di Alessio preposito di Cracovia; di una società di mercanti cividalesi (uno dei quali era il marito della sorella Elia). Il 23 gennaio 1292 il patriarca Torriano chiese al notaio di scrivere un atto di riconferma di tutti e sei i privilegi concessi dai suoi predecessori al capitolo di Verona, che vennero interamente ritrascritti (a partire dall’anno 813). Nel marzo 1294 N., assieme al padre e ad altri notabili, era ospite al seguito del patriarca nell’episcopio di Padova: qui, di comune accordo col procuratore di Gerardo di Camino, Raimondo nominava Tolberto di Camino, vescovo di Treviso, quale arbitro a decidere sulla vertenza col signore di Treviso. Nel giugno 1296 il nome di dominus Nicola notarius è elencato con altri concanonici e mansionari di Cividale che avevano affidato a Benvenuto da Pertica i denari da consegnare per una nuova imposta comminata da Bonifacio VIII ai due collettori delle tasse della sede apostolica. Nel marzo 1299, infine, egli dava il permesso al canonico Martino Della Torre di poter aprire una strada attraverso una corte di sua proprietà. È questa anche l’ultima notizia sul canonico N. che morì, probabilmente non ancora quarantenne, a Cividale il 29 agosto 1299. Morto il notaio, le sue imbreviature passarono al padre che esemplò in munda alcune delle sue note e, spentosi anche questi nel 1304, al figlio di Elia, il canonico e notaio Nicolò da Foro. Morto anche quest’ultimo, nel 1341 il patriarca Bertrando di Saint-Geniès ne commetteva al figlio, il notaio Giovanni da Udine, le note assieme a quelle dei maestri e Giovanni da Lupico e N. da C., testimonianza post mortem che anch’egli aveva ottenuto, come il padre, la dignità del magistero.

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Bibliografia

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