NICOLÒ DA FORO (1270 ca-ante 1341)

NICOLÒ DA FORO (1270 ca-ante 1341)

canonico, notaio

N. da F. fu figlio di Pietro detto Cane, stationarius o mercator di Cividale († 31 dicembre 1308), e di Elia, figlia del notaio patriarcale Giovanni da Lupico. N. nacque probabilmente intorno agli inizi degli anni Settanta del Duecento: l’11 giugno 1296, infatti, il patriarca Raimondo della Torre ratificava la sua nomina a canonico di Cividale. Nel settembre del 1303 N., già notaio, consegnava al canipario del patriarca due libbre di pepe a compenso del livello che gravava su una casa posseduta a Cividale, presso il palazzo del Comune, e in quello stesso giorno suo fratello Domenico (†19 ottobre 1308) pagava il livello gravante su alcuni mansi tenuti dal padre. Alla fine di quell’anno N. comparve ripetutamente a giudizio dinanzi alla curia patriarcale di Udine presieduta dal vicario del patriarca Ottobono, Gregorio Biffa arciprete di Monselice, per aver percosso a bastonate un uomo, davanti alla prepositura di Cividale. ... leggi Nelle intenzioni del vicario la condanna di tale eccesso, per mano di un ecclesiastico, doveva essere esemplare, ma N. riuscì ad evitare di essere giudicato a Udine, appellandosi alla giurisdizione del capitolo cividalese. Nei primi di gennaio del 1304, poi, il podestà di Cividale assolveva Pietro Cane, il figlio N. e altri loro soci da una serie di accuse, fra le quali anche il reato commesso da N. davanti alla prepositura. Sempre quell’anno (23 ottobre 1304), Pietro costituiva il figlio N. suo procuratore nella causa mossa a due mercanti fiorentini trapiantati a Cividale a motivo di un Liber decretalium, che lo stesso N. aveva dato loro in pegno. Morto il padre, avendo la madre sposato in secondo nozze tale Martinuccio del fu Ulrico da Sant’Odorico, N. gli muoveva lite il 21 maggio 1315 per alcuni beni che affermava essere di sua proprietà per diritto ereditario. Il 19 luglio 1317 egli nominava due suoi procuratori per quella stessa causa e per un’altra mossa contro il decano d’Aquileia Guglielmo da Cremona. Tale procura avveniva ad Avignone, dove N. si era recato al seguito di Artico di Castello, col quale intratteneva rapporti sin dal 1314. Nel 1319, il canonico fu scomunicato per non aver pagato una colletta papale; ma ancora una volta N. riuscì a cavarsene fuori grazie all’appoggio di amici influenti: il 3 luglio di quell’anno il vicario dell’eletto di Aquileia Pagano della Torre assolveva dalla scomunica N. che si era fatto rappresentare dal notaio patriarcale Eusebio da Romagnano. Le notizie summenzionate – quasi tutte tratte dai registri del collega e concanonico Guglielmo da Cividale – non riguardano l’attività notarile di N. che appare alquanto nebulosa: non si è conservato alcun protocollo di imbreviature né si sono trovati suoi documenti originali, né si conoscono il luogo e la data della sua morte: si sa solo che il 13 aprile 1341 il patriarca Bertrando di Saint-Geniès, tramite il suo notaio Gubertino da Novate, commetteva al notaio Giovanni da Udine, oltre alle note di N. da F., suo defunto padre, anche quelle dei maestri Nicolò da Cividale e Giovanni da Lupico, rispettivamente zio e nonno materni di N. È dunque grazie a quest’atto che si riesce a stabilire una “dinastia notarile” che a partire dal cancelliere di Gregorio di Montelongo, Nicolò da Lupico, forse padre o fratello di Giovanni da Lupico, attraverso Nicolò da Cividale e N. da F., passando per Giovanni da Udine, termina col figlio di quest’ultimo, Nicolò di Giovanni, attestato anch’egli esercitare l’attività di notaio a Udine negli anni Settanta del XIV secolo.

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Bibliografia

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