NICOLÒ DI DANIELE DA COLLE PRAMPERGO

NICOLÒ DI DANIELE DA COLLE PRAMPERGO (1376 - ?)

notaio

Immagine del soggetto

Segno di tabellionato e sottoscrizione del notaio Nicolò di Daniele da Colle Prampergo.

Il notaio N. di ser Daniele, nelle imbreviature e nelle pergamene che di lui ci rimangono, si dichiara «de Prampergo, de Colle Prampergi» ovvero «de Colle penes (iuxta) Prampergum», espressioni, quest’ultime, dov’è riferimento a un toponimo (Colle Prampergo) attestato dalla metà del Trecento ma senza corrispondente moderno, localizzabile però con sicurezza nelle immediate vicinanze del castello di Prampero, noto dalla fine del secolo XIII, del quale, dopo il terremoto del 1976, rimangono in piedi solo poche rovine nel territorio comunale di Magnano in Riviera. Per la ricostruzione delle sue vicende biografiche fino al 1403 fonte preziosa è il memoriale autografo trascritto nelle prime carte di un registro d’imbreviature conservato nell’Archivio di stato di Udine. N., nato nel 1376, il primo settembre 1392 lasciò Udine per compiere gli studi di “ars notariae” presso l’Università di Bologna, dove si trattenne fino al 1394; in quello stesso anno, rientrato in Friuli, fu nominato pubblico notaio da Tristano di Savorgnano, prestando il proprio giuramento davanti al consiglio della comunità udinese, della quale il primo settembre venne eletto “cancellarius sive scriba”. Nel 1400 promosse a Billerio la fondazione di una confraternita intitolata a S. Giacomo, di cui fu il primo “camerarius”, ovverosia tesoriere e amministratore: probabilmente la congregazione dovette assumersi il compito di curare la manutenzione dell’edificio e degli arredi della locale chiesetta di S. Giacomo, già menzionata in un legato del 1291 e allora soggetta alla giurisdizione della pieve d’Artegna. Negli anni a cavaliere tra XIV e XV secolo divise la sua residenza tra Udine e la nativa Colle Prampergo, dove provvide a consolidare e ad ampliare il proprio patrimonio di case e terreni. ... leggi A conferma degli stretti rapporti che lo legavano alla regione d’origine, nel 1406 N. fu il notaio incaricato di stendere lo statuto della cittadina di Artegna, il cui testo è conservato, in copia, presso la Biblioteca civica di Udine. Due anni dopo il «providus iuvenis ser Nicolaus notarius de Colle Prampergi quondam Danielis, nunc Utini habitans» compare in vari atti rogati dal collega Giovanni Missulini, che sembrano costituire una testimonianza significativa dei suoi successi professionali: il 5 luglio 1408 ricevette in dono da un certo Giovanni figlio del notaio Enrico, a ringraziamento dei servizi resigli, due case ammobiliate poste in borgo S. Lucia, mentre il 13 dello stesso mese acquistò una casa sita in borgo Grazzano per il prezzo di 84 marche. L’intestazione premessa ad un suo registro d’imbreviature ci assicura che, sempre in quell’anno 1408, era diventato scriba della curia patriarcale («Millesimo quadringentesimo octavo, indictione prima. Infrascripte sunt note seu abreviature instrumentorum […] scripte per me Nicolaum notarium de Colle Prampergi Utini habitantem ac scribam patriarchalis curie anno primo»), mentre in un’altra intestazione, datata 1413, si definisce «scriba et cancellarius in spiritualibus et temporalibus curie patriarchalis Aquilegiensis»: a testimonianza di tali sue mansioni presso la curia del patriarca rimangono diversi protocolli processuali degli anni 1415 e 1416. A ulteriore conferma delle sue virtù professionali e del suo personale prestigio, dopo la conquista veneziana del Friuli compare in vari documenti (1420-1441) in qualità di scriba e cancelliere del luogotenente veneto della Patria, come anche risulta dai numerosi fascicoli processuali da lui redatti in tale veste. Il 18 agosto 1446 contava ancora tra i membri del consiglio cittadino di Udine e il suo nome («ser Nicolaus notarius de Colle») ricorre in un elenco non datato, ma redatto probabilmente nel settembre di quell’anno, di «officiales Deo concedente feliciter duraturi per unum annum», ed esattamente tra i designati «super stratis mudandis». Per quanto riguarda la vicenda personale, N. si sposò la prima volta nel luglio 1396 con Chiara figlia del maestro Antonio di Udine, morta di parto il 27 dicembre 1397; il secondo matrimonio è dell’aprile 1398, con Margherita figlia di Mattiusso Breda di Udine, dalla quale il primo giugno 1400 nacque la primogenita Dorotea; successivamente si sposò ancora nel 1421 con Leonarda di Antonio e infine con Lucia di Mels, che sopravvisse al marito. Della sua numerosa discendenza, oltre alla già nominata Dorotea, possono essere ricordati il figlio Giuseppe, che fu “legum doctor”, giudice e vicecapitano della città di Udine, e i nipoti, figli di Giuseppe, Nicolò iunior, solerte copista e collaboratore di Guarnerio d’Artegna, e frate Benedetto, che fra Quattro e Cinquecento si distinse con onore nelle fila dell’ordine domenicano. Una «descriptio bonorum et hereditatum olim providi ser Nicolai notarii de Colle Prampergi facta pro dictorum bonorum conservatione», redatta dal notaio udinese Candido di Girolamo il 25 luglio 1447, permette di collocare la morte di N. verosimilmente in una data di poco precedente, mentre un più dettagliato «inventarium confectum per dominam Luciam uxorem relictam condam providi ser Nicolai notarii de Colle Prampergi tamquam tutricem pupillorum pupillarumque, filiorum ac filiarum dicti olim ser Nicolai et dicte domine Lucie […], bonorum et hereditatum dicti olim ser Nicolai, incohatum die veneris xxvj aprilis [1448]» elenca tra i beni lasciati in eredità da N. alla vedova e ai figli una cospicua serie di possedimenti nei territori di Billerio, Fraelacco e Manzano. Chiarito ormai l’equivoco – il cui seme è già nel Liruti – che portò a confondere N. di D. con il nipote Nicolò di Giuseppe, il copista di Guarnerio, le ragioni che giustificano la presenza del nostro notaio in un repertorio dei letterati friulani virano, con scarto significativo, dal versante latino e umanistico a quello della letteratura volgare, e in particolare della poesia di carattere popolareggiante, dal momento che N. di D., sul finire del Trecento, trascrisse fra gli istrumenti e le annotazioni contabili dei suoi registri due componimenti poetici, il contrasto in forma di ballata Queli ochi honesti e il tetrastico assonanzato M’à forzà, m’à condutto e sì m’à mosso, ascrivibili entrambi alla categoria dei versi “italianeggianti”, come si usa dire, sulla scia di Vincenzo Joppi, con implicita distinzione rispetto ai più celebri testi poetici in friulano quali Piruç myo doç e Biello dumnlo, messi sulla carta anch’essi da mano notarile tra il 1380 e l’inizio del secolo XV. A scanso d’equivoci, si dice subito che di quei due componimenti N. fu solo il trascrittore, come dimostrano i sicuri errori contenuti in entrambi, non attribuibili all’autore; della ballata Queli ochi honesti è poi nota un’altra testimonianza nel ms Magliabechiano VII 1078 della Biblioteca nazionale di Firenze (c. 35r.), databile al primo quarto del secolo XV e di provenienza emiliana: le due copie, al di là delle numerose varianti redazionali di tipo giullaresco, naturali in testi di questo tipo disponibili ad essere rimaneggiati ad ogni nuova “esecuzione”, mostrano almeno un sicuro errore congiuntivo che individua un progenitore comune. L’interesse dell’altro testo trascritto da N. sta nel fatto che abbiamo in esso certa testimonianza, ancora entro il Trecento, di un esemplare metrico assai raro nella poesia italiana antica come la quartina isolata di endecasillabi a rima – anzi nel caso specifico (ad aumentare il coefficiente popolareggiante) assonanza – alternata (ABAB), che trova del resto pertinenti riscontri proprio in area friulana nel tetrastico vergato sulla pergamena di Biello dumnlo dalla stessa mano che vi ha copiato la ballata e nella quartina trascritta in calce al Soneto furlan conservato nel ms Cicogna 847 della Biblioteca del Museo Correr di Venezia (terzo quarto del secolo XV): elementi comuni ai tre componimenti, tutti adespoti e anepigrafi, sono la misura endecasillabica, lo schema a rime o assonanze incrociate, l’argomento lirico-amoroso e la lingua, di fondo toscoveneto, talché l’osservatore non può fare a meno di rilevare l’analogia, di contenuto e di forma, fra questi testi trascritti nel Friuli tardomedievale e il moderno canto popolare noto come villotta veneta.

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Bibliografia

I registri di Nicolò di Daniele da Colle Prampergo sono conservati presso l’ASU, NA, 5137-5141 (anni 1394-1444), 5157, e presso la BCU, Principale, ms 1458 (anni 1441-1443).

LIRUTI, Notizie delle vite, I, 349; M. D’ANGELO, La libreria di Guarnerio. Stato attuale delle ricerche - I codici datati, «Quaderni guarneriani», 6 (1979), 23-62 (46-47 n. 47); ZENAROLA PASTORE, Atti, 253-254; MASUTTI, Incontri, 120; SCALON, Libri, 6-7; ID., Guarnerio e la formazione della sua biblioteca, in L. CASARSA - M. D’ANGELO - C. SCALON, La libreria di Guarnerio d’Artegna, Udine, Casamassima, 1991, 3-88 (31-32 e n. 150). Per la ballata Queli ochi honesti si vedano V. JOPPI, Testi inediti friulani dei secoli XIV al XIX, «Archivio glottologico italiano», 4 (1878), 185-342 (331-332); R. PELLEGRINI, Tra lingua e letteratura. Per una storia degli usi scritti del friulano, Tavagnacco (Ud), Casamassima, 1987, 80; V. FORMENTIN, Una ballata “giullaresca” in Friuli alla fine del Trecento, in Storia della lingua e filologia. Per Alfredo Stussi nel suo sessantacinquesimo compleanno, a cura di M. ZACCARELLO - L. TOMASIN, Firenze, Edizioni del Galluzzo, 2004, 73-100; per la quartina M’à forzà cfr. V. FORMENTIN, Tetrastici popolareggianti in Friuli fra Tre e Quattrocento, in Suave mari magno... Studi offerti dai colleghi udinesi a Ernesto Berti, a cura di C. GRIGGIO e F. VENDRUSCOLO, Udine, Forum, 2008, 85-106.

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