NIGRIS ANNIBALE

NIGRIS ANNIBALE (1887 - 1963)

imprenditore, amministratore pubblico, benefattore

Immagine del soggetto

L’imprenditore Annibale Nigris.

Immagine del soggetto

L'ardita impalcatura per la costruzione del ponte sul Lumiei lungo la strada Ampezzo-Sauris, fotografia di Umberto Antonelli (Tolmezzo, Gruppo Gli Ultimi, Archivio U. Antonelli).

Nacque ad Ampezzo, in Carnia, il 2 dicembre 1887 da Petris Caterina e da Giuseppe, titolare di un’impresa operante nel settore boschivo e delle costruzioni. Quinto di sette figli, frequentò le scuole elementari nel paese natio e proseguì gli studi a Udine, ove conseguì nel 1906 (presso l’Istituto tecnico) il diploma di perito agrimensore. Rientrato in paese, esercitò la professione a fianco del padre Giuseppe, fra i promotori nel 1912 (con Giovanni Bas e Angelo Forti) dei primi studi sulle possibilità di utilizzazione idroelettrica del torrente Lumiei. Dal 1910 al 1915 fu assessore comunale all’interno della compagine liberale vincitrice delle elezioni. L’esperienza fu contrassegnata dalle vicende conseguenti allo scoppio della prima guerra mondiale, che dall’estate del 1914, a seguito del rimpatrio delle maestranze emigrate, posero l’amministrazione ampezzana di fronte ai gravi problemi (e alle proteste connesse) della disoccupazione e dell’approvvigionamento alimentare. Richiamato alle armi con l’entrata in guerra dell’Italia, fu di stanza in Cadore e nella Zona Carnica, ricevendo la croce al merito di guerra. Completata la Scuola allievi ufficiali ad Osoppo e divenuto tenente, dopo la rotta di Caporetto venne inviato a Reggio Emilia per contribuire, in virtù delle sue capacità professionali, alla gestione delle forniture di legname all’esercito. Alla fine del conflitto, in collaborazione con il fratello Aurelio, riprese l’attività nella ditta paterna. Nel 1919, in società con le imprese Giuseppe Micoli e Morgante, la “Giuseppe Nigris” acquistò ampi quantitativi di legname abbandonati dall’esercito sul luogo di taglio, garantendosi anche lo sfruttamento di alcuni boschi della zona. L’acquisto, concordato con l’amministrazione liberale di Ampezzo e l’autorità militare, includeva due obblighi per la società: il primo riguardava il completamento (a spese della società stessa) della sistemazione del torrente Lumiei dal ponte di La Maina al bosco di Pala Pelosa; il secondo, prevedeva lo svolgimento (a prezzo di stima del genio civile) del tronco di strada carreggiabile da Ampezzo al bosco predetto. ... leggi L’accordo, sulla scia delle proteste per la gestione del patrimonio boschivo comunale negli anni di guerra, originò nell’ampezzano diversi malumori, provenienti soprattutto dagli ambienti socialisti. Esso rappresentò, in ogni modo, un passaggio importante nella costruzione della strada Ampezzo-Sauris, opera che fin dal suo avvio si trovò legata al nome della ditta ampezzana. Nel 1916 era stato Giuseppe a costruire, su commissione del genio militare, la mulattiera lungo le falde del monte Cretis, mentre dal 1924 al 1932 fu l’impresa “Fratelli Nigris fu Giuseppe” (fondata da N. e dal fratello Aurelio dopo la morte del padre avvenuta nel 1925) a completare il secondo e complesso lotto dell’arteria stradale. Una dimensione della difficoltà dell’opera, in relazione alle possibilità tecnologiche del tempo, venne immortalata nella serie fotografica di Umberto Antonelli, dedicata alle diverse fasi della costruzione del ponte sul Lumiei (1928-1929), all’epoca considerata come una delle più ardite costruzioni stradali di tutto il Friuli. La “Fratelli Nigris” si aggiudicò nel periodo tra le due guerre mondiali altri importanti ed economicamente consistenti appalti, sia stradali (il tratto della Nazionale carnica da Ampezzo al passo della Mauria e la strada da Cave del Predil a Sella Nevea) che di altro tipo, continuando ad operare anche nel settore edile, boschivo, del commercio del legname e dei materiali da costruzione, nonché figurando anche come proprietaria di un’osteria. A metà degli anni Trenta l’impresa contava alle proprie dipendenze circa 400 operai (di cui una quarantina impiegati nella segheria di Ampezzo), all’inizio degli anni Quaranta, quando raggiunse il momento di maggiore sviluppo, annoverava nella propria compagine lavorativa un migliaio di unità. In questo processo di crescita, che fece della “Fratelli Nigris” una delle principali realtà imprenditoriali della montagna friulana, furono determinanti sia i numerosi appalti ottenuti dal genio militare del 14° corpo d’armata, sia l’inizio dei lavori sul quinto lotto dell’impianto idroelettrico del Lumiei, avviato nel 1942 e concluso nel 1947. Se i cantieri di guerra diedero un indiscutibile contributo allo sviluppo dell’impresa, la persona di N. non fu estranea all’evolversi delle vicende belliche. Durante il governo resistenziale della Repubblica Libera della Carnia, la palazzina di sua proprietà nel paese di Ampezzo venne adibita ad ospedale per i partigiani feriti. Inoltre, da quanto riportato da una fonte, egli venne catturato dalle truppe tedesche e imprigionato per due mesi nelle carceri di Udine, con l’accusa di favoreggiamento della lotta partigiana attraverso la fornitura di beni e mezzi di trasporto. Nel 1946 con la morte del fratello Aurelio, dalla “Fratelli Nigris” nacquero la ditta individuale “Nigris Annibale” e l’“Impresa Nigris geom. Giuseppe” (figlio dello stesso Aurelio); nove anni dopo, dalle due realtà sorse una società in nome collettivo composta anche da Luigi Nigris, fratello di Giuseppe. La ditta realizzò nel secondo dopoguerra altri lavori di grande rilievo, come l’acquedotto del “Chialada”, concluso nel 1949, che da una sorgente situata ad Oltris di Ampezzo fornì acqua potabile ai comuni di Ampezzo, Socchieve, Enemonzo Raveo, o come il ponte sul torrente Meduna a Pordenone (nel 1958), il primo realizzato in regione con l’impiego di strutture in calcestruzzo cementizio precompresso. La società, che nel 1962 contava ancora 193 dipendenti, venne sciolta nel 1965, due anni dopo la scomparsa di N. Oltre all’attività imprenditoriale, N. ricoprì diversi incarichi in ambito istituzionale: fu membro della Commissione mandamentale per liquidazione dei danni di guerra nel 1920; dal 1946 fu vicedirettore della Scuola professionale di arti e mestieri di Ampezzo e, sempre nello stesso periodo, componente della Commissione distrettuale delle imposte. Una fonte testimonia le sue opere di beneficenza attraverso donazioni al padre stimmatino, anche egli ampezzano, Francesco Grillo. N. morì ad Ampezzo, dove aveva vissuto con la moglie Elena Dorigo e i figli Ennio e Maria, il 5 maggio 1963.

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Bibliografia

Udine, Archivio privato Ennio Nigris.

G. VALENTINIS, Guida delle industrie e del commercio in Friuli, Udine, Tip. F.lli Tosolini, 1910; ID., Guida commerciale-industriale e professionale del Friuli (Provincie di Udine e di Gorizia), Udine, Stabilimento tipo-litografico ditta E. Passero di G. Chiesa, 1921; Guida della Carnia e del Canal del Ferro, a cura di M. GORTANI, Tolmezzo, Stab. Tipografico Carnia, 1924-1925; Numero unico per l’inaugurazione dell’impianto. 30 marzo 1948, Udine, AGF, 1948; M. TOLLER, Uomini e cose di Ampezzo, Udine, AGF, 1961; Cordoglio per la morte del geom. Annibale Nigris, «Il Gazzettino», 6 maggio 1963; Improvvisa scomparsa di Annibale Nigris, «MV», 6 maggio 1963; G. COLA, Cento anni di opere pubbliche in Friuli, Udine, Del Bianco, 1966; G. ANGELI - N. CANDOTTI, Carnia Libera. La Repubblica partigiana del Friuli (estate-autunno 1944), Udine, Del Bianco, 1971; La Carnia di Antonelli. Ideologia e realtà, Trieste, La Editoriale Libraria, 1980; C. SPANGARO, Nigris tradizione di impresa. Le maestranze festeggiano i titolari, Villa Santina, 1998 (dattiloscritto); M. ERMACORA, Cantieri di guerra. Il lavoro dei civili nelle retrovie del fronte italiano (1915-1918), Bologna, il Mulino, 2005; M. ERMACORA, Ampezzo e le guerre nel Novecento, in Ampezzo nel Novecento, Udine, Ribis, 2009, 81-116; D. BARON, Politica e istituzioni (1919-1948), ibid., 119-147; F. BOF, Artigianato, industria, commercio e infrastrutture ad Ampezzo nel Novecento, ibid., 213-236; G. COLA, L’edilizia e le “grandi” opere pubbliche, ibid., 259-281.

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