PAOLO DA CONCORDIA

PAOLO DA CONCORDIA

Per avere qualche notizia sulla figura di P. da C. ci soccorre innanzi tutto un passo del De viris illustribus, 53 (PL, 23, 698), in cui san Girolamo ci comunica quali erano i suoi canali d’informazione sulla ricca produzione africana del secolo III: «Io – scrive lo Stridonense – ho conosciuto un vecchio, un certo Paolo da Concordia, città dell’Italia (‘quod oppidum Italiae est’), il quale diceva di aver incontrato a Roma, quand’era ancora giovanissimo, il segretario del beato Cipriano, ormai vecchissimo. E questi raccontava che Cipriano era solito non lasciar passare nemmeno un giorno senza fare una lettura di Tertulliano; anzi spesso gli diceva: ‘Dammi il maestro’, indicando Tertulliano». Quando Girolamo scrisse il De viris illustribus nel 393, P. da C. doveva essere morto da tempo, perché nella lettera X del suo epistolario indirizzatagli dal deserto di Calcide intorno al 377, Girolamo ci fa sapere che P. allora era già centenario. Girolamo ne traccia un fresco ritratto, rilevando che la longevità di P. è un premio alle sue virtù e che il Signore ha inteso mostrare in lui la freschezza della futura risurrezione: «Futurae nobis resurrectionis vigorem in te nobis Dominus ostendit». Dal complesso dei luoghi geronimiani a disposizione, risulta che P. da C., conterraneo di Rufino (Hieron., ep. 5), fosse stato «quasi un archivio vivente delle tradizioni cristiane e letterarie aquileiesi, ma soprattutto che continuasse a intrattenere contatti col mondo africano» (Tavano). P. infatti doveva aver approfittato della conoscenza romana di Ponzio, segretario di Cipriano e autore di una sua celebre biografia, per acquisire vasta conoscenza del mondo culturale africano da lui poi diffusa in patria, ove, secondo un’ipotesi del Paschini, avrebbe retto come presbitero, per incarico del vescovo di Aquileia, la comunità di Concordia prima dell’istituzione dell’episcopato, avvenuta verosimilmente nella primavera del 389 ad opera di Cromazio di Aquileia. ... leggi Nella ricordata lettera X, Girolamo richiede a P. i Commentari sui Vangeli del vescovo aquileiese Fortunaziano (342-357 ca.), qui entusiasticamente indicati come la perla del Vangelo; il De Caesaribus di Aurelio Vittore, africano anche lui della seconda metà del secolo IV; e infine, per gustare meglio il De unitate catholicae ecclesiae da Cipriano indirizzato contro lo scismatico Novaziano, Girolamo richiede le lettere che quest’ultimo inviava ai vescovi per attirarli dalla sua parte. Inoltre nella lettera V, indirizzata fra il 375 e il 377 al monaco Fiorentino che dimorava a Gerusalemme, Girolamo si mostra assai lieto per il prossimo arrivo di Rufino in Oriente e al tempo stesso gli trasmette una richiesta bibliografica per conto del vecchio P., che risulta da questo testo epistolare, lettore infaticabile ed estimatore di Tertulliano probabilmente attraverso la mediazione ciprianea: «Mi ha scritto pure il vecchio Paolo, compatriota dello stesso Rufino – afferma testualmente Girolamo – dicendomi che costui possiede il suo codice di Tertulliano: si raccomanda perché gli venga restituito». Se questo colto monaco di Concordia risulta così autorevole conoscitore della letteratura cristiana d’Africa, forse non è soltanto un caso che il maestro congeniale del vescovo Cromazio sia proprio Cipriano di Cartagine, delle cui opere anche Girolamo tesse più volte l’elogio, dicendole «più chiare del sole» (PL, 23, 714). E, se anche Cipriano fu una delle grandi autorità per tutta la Chiesa d’Occidente durante il secolo IV, il fatto che il pio e dotto vecchio di Concordia abbia conosciuto il segretario di Cipriano certamente contribuì a stabilire un legame particolare tra la Chiesa di Aquileia e il vescovo martire di Cartagine.

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Bibliografia

P. PASCHINI, Note sull’origine della Chiesa di Concordia nella Venezia e sul culto degli Apostoli nell’Italia settentrionale, «MSF», 7 (1911), 10; S. TAVANO, Aquileia e l’Africa, in Aquileia, Udine, SFF, 1968, 192; P. ZOVATTO, Paolo da Concordia, in Aquileia e l’Africa, Udine, AGF, 1974 (Antichità altoadriatiche, 5), 165-180; Y M. DUVAL, L’influence des écrivains africains du III siècle sur les écrivains chrétiens de l’Italie du Nord dans la seconde moitié du IV siècle, in Aquileia e l’Africa, Udine, AGF, 1974 (Antichità altoadriatiche, 5), 197-199; G. CUSCITO, Rapporti fra Concordia e Aquileia in epoca tardoantica, in Rufino di Concordia e il suo tempo, Udine, AGF, 1987 (Antichità altoadriatiche, 31), 157-169 e specialmente 161-165; P. ZOVATTO, Paolo da Concordia e s. Girolamo, in La Chiesa concordiese 389-1989, I, Fiume Veneto (Pn), GEAP, 1989, 53-64.

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