PAOLO FU ULRICO DA BOTTENICCO (1220 ca-1258 ca)

PAOLO FU ULRICO DA BOTTENICCO (1220 ca-1258 ca)

notaio,   arcidiacono della Carnia

Immagine del soggetto

Signum del notaio Paolo di Cividale.

P., figlio di Ulrico di Bottenicco e di Emma da Ponte, nacque a Cividale intorno agli anni Venti del secolo XIII. Il padre – canonico di Cividale, almeno sin dall’anno 1213, e di Aquileia (1224) – fu scriba del patriarca Folchero da Erla, oltre ad esercitare la professione di pubblico notaio. In tal senso, l’attività di Ulrico – di cui rimangono a testimonianza una trentina di istrumenti autografi (1209-1227) – prefigura la carriera del figlio. Già il 5 aprile 1215 egli era sposato con Emma, poiché quel giorno il canonico Bertoldo Camisino assegnò alla nipote e a Ulrico, suo marito, un castagneto in Fornalis e due campi in Grions: a rogare l’atto fu lo stesso notaio destinatario della donazione. Sempre a suo favore, il 27 gennaio 1224, Ulrico redasse l’atto con cui veniva investito di un terreno presso Porta S. Pietro. Infine il 31 marzo di quell’anno maestro Ulrico comprò da un suo omonimo zio la metà di un manso a Brazzano, la cui altra metà era già in suo possesso. Dodici anni dopo (6 agosto 1236), Emma e il figlio P. concedevano quel manso a Corrado Boiani quale dote della moglie Albertina, figlia del fu Ulrico: poiché il manso apparteneva al ministero di cappellania (ovvero il privilegio di possedere il cavallo che trasportava la cappella del patriarca), Emma chiese contestualmente al patriarca di ratificare tale donazione con la sua investitura. Nel 1236, dunque, Ulrico era già morto e il figlio P. maggiorenne. Poi, il 28 febbraio 1242, con due atti gemelli, Emma e il figlio, cedettero ai due coniugi, quale dote ulteriore, due distinti lotti di terrenno. L’anno dopo, la madre di P. dava in affitto tre sedimi col consenso del figlio assente, dal quale aveva ricevuta procura di vendere beni mobili e immobili in sua vece (12 novembre 1243): la circostanza di uno specifico atto di delega a Emma fa ipotizzare un’assenza prolungata di P., forse a motivo di studio o del suo nuovo ufficio. ... leggi In ogni caso, il 19 gennaio 1245, fu proprio P. a scrivere, a Sacile, la lettera patente con cui il patriarca Bertoldo di Andechs-Merania concesse al capitolo cividalese di prelevare annualmente, dai proventi della muda di Cividale, la somma necessaria per  celebrare una messa il giorno dei santi patroni del Patriarcato, Ermagora e Fortunato. Il documento è notevole perché attesta, per la prima volta in Friuli, la piena adozione della littera minuta cursiva: l’attribuzione a P. – che non si sottoscrisse, come usava in questa tipologia documentaria – è certa grazie al raffronto paleografico con gli altri instrumenta sottoscritti dal notaio negli anni seguenti (in tutto una decina nell’arco di un decennio). Da Sacile lo scriba fece ritorno a Cividale, ove già si trovava il 5 febbraio di quel 1245, ancora una volta per motivi di asse ereditario. Data al 6 ottobre 1246 il primo atto scritto per mano di P. sacri palatii notarius; parallelamente si trova menzione a Cividale di un notaio di nome Paulutius (15 maggio 1247) che, alla fine di quello stesso anno (16 dicembre), è indicato come canonico di Cividale. Su mandato di Bertoldo, l’8 luglio 1250, P. aggiungeva la ratifica del patriarca  sottoscrivendosi e apponendo il sigillo patriarcale nella stessa pergamena in cui Giuliano da Rizzolo, pochi giorni prima, aveva vergato un atto di investitura da parte del capitolo al cognato di P., Corrado Boiani. L’anno seguente (30 aprile 1251), a Windischgraz (Slovenj Gradec), il patriarca cedeva, vita natural durante (sarebbe morto il mese seguente), tutte la sua proprietà nel castello e nel foro della località carniolina alla Chiesa di Aquileia: tale atto, interamente scritto da P., fu sottoscritto dallo stesso notaio e dal collega Guecellone del fu Enrico di Buia. Certamente attribuibile alla mano di P. è, inoltre, la lettera patente (non datata) con la quale gli abati di Rosazzo e di Arnoldstein e il preposito di Sant’Odorico Berengero, già vicedomino di Bertoldo, denunciavano i motivi che avevano indotto il defunto patriarca a diseredare Rinaldo di Fagagna, già preposito di S. Pietro in Carnia, in quanto ribelle della Chiesa d’Aquileia. Gli atti scritti da P. nel biennio 1252-53 furono tutti rogati a Cividale per conto del locale capitolo e, ancora una volta, in quegli stessi anni è qui attestata anche la sua presenza in veste di canonico. Il 24 aprile 1254, a Venezia, alla stipula di un patto fra il doge e il nuovo patriarca eletto Gregorio di Montelongo, P. era presente assieme a maestro Pellegrino, entrambi col titolo di capellani del patriarca. Il 6 luglio 1255, Dietrico d’Oltreponte lasciava un suo castagneto in legato al capitolo di Cividale, a patto che ne fossero investiti la sorella Emma e il nipote, suoi eredi. Pochi giorni dopo, infatti, Emma e il figlio P., arcidiacono della Carnia (prima attestazione: 22 luglio 1255), vendevano a un oste di Cividale una casa appartenuta a Dietrico, su cui gravava un livello annuo da versare al capitolo per l’anniversario del parente defunto. Menzionato quale arcidiacono della Carnia anche nell’anno successivo (3 ottobre 1256), va anche evidenziato che due degli ultimi atti rogati da P. (dei tre da lui scritti nel biennio 1256-57) riguardano proprio investiture di decime su terreni in Carnia dovute al capitolo di Cividale. Il 30 marzo 1258, assieme ad altri confratelli, P. acconsentiva all’investitura di un concanonico, maestro Nicolò da Lupico, scriptor del patriarca, che quel giorno ricevette dal decano un orto in Borgo di Ponte. La morte di P. – la cui data è ignota – dové avvenire da lì a poco, poiché già il 28 luglio di quell’anno il patriarca nominò il decano di Cividale, Rinaldo de Portis, a succedere al defunto arcidiacono. Una notizia postuma sulla famiglia di P. si ricava da una sentenza su una controversia fra i marescalchi d’Arcano e Corrado Boiani riguardo ai diritti di cappellania: il 3 gennaio 1270, il canonico di Aquileia Guarnerio di Cucagna, in quanto arbitro della lite, si pronunciò a favore di Corrado anche grazie alle testimonianze raccolte, da cui risultava come già Ulrico di Bottenicco avesse tenuto il cavallo della cappella del patriarca Folchero e come poi anche P. avesse ereditato quel ministero al tempo dei patriarchi Bertoldo e Gregorio. Il Boiani subentrò al cognato nei diritti del feudo ministeriale, un cui primo nucleo aveva avuto in dote dalla moglie: tale feudo accrebbe indubbiamente la prosperità della famiglia di Corrado e Albertina († 8 marzo 1271), il cui prestigio, agli occhi della comunità, avrebbe ricevuto ulteriore impulso dalla vita esemplare di una loro figlia, la beata Benvenuta Boiani.

 

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Bibliografia

MANCPergamene Boiani, I n° 27b; MANCPergamene Capitolari, V ni 114, 128; BCUJoppi, ms. 696 sub data 1251 aprile 30. Per un elenco completo delle poche pergamene autografe di P. cfr. Blancato, I notai del Patriarcato, 237-238 n. 77. MANCPergamene Boiani, I ni 3, 6, 7, 13/1-2, 14, 18-19, 27a, 46; MANCPergamene Capitolari, III ni 28, 32, 35/1-2, 40, 47; IV ni 28, 54, 61, 91, 120, 135; V ni 15, 19, 68, 94-95, 135, 139 Bianchi, Archiv, 401 n° 248;  Biasutti, Cancellieri, 32, 35; Blancato, I notai del Patriarcato, 130-131, 171, 182, 234-238, 529 n° VII; Carte di S. Maria in Valle,  89-90, n° 60; G.M. Del Basso, Due documenti sul can. Giuliano da Cividale, in MSF, 43 (1958-59), 183-184; Härtel, Tre secoli, 250; L. Pani, Cancelleria patriarcale e notariato nel XIII secolo, «Atti dell’Accademia Udinese di scienze, lettere e arti», 102 (2009),  65-82: 73 n. 27; P. Paschini, Notizie storiche della Carnia da Venzone a Monte Croce e Camporosso, Udine-Tolmezzo 19713, 185 e n. 1; Id., Usanze feudali alla corte del patriarca d’Aquileia, in MSF 18 (1922), 265-281: 265-267; I patti con il patriarcato di Aquileia (880-1255), a cura di R. Härtel con la collaborazione di U. Kohl, Roma 2005 (Pacta Veneta, 12), 140-142 n° 10; Scalon, Libri degli anniversari, 564 e n. 6; Zahn, Archivalische Untersuchung, 59 n. 8.

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