PERIOTTI (PARIOTTI)

PERIOTTI (PARIOTTI)

famiglia di altaristi, statuari

Immagine del soggetto

Altare maggiore di Adeodato Periotti, chiesa di S. Vitale a Siacco di Povoletto.

Di probabile origine veneta, i P. sono prolifici tagliapietra, altaristi e statuari, attivi in Friuli durante larga parte del secolo XVIII. Epigoni dei modelli di Torretti, Massari e Contieri, gli udinesi P. sono continuatori per la regione di un attardato gusto barocco che, lontano da ogni eccesso, incontra il favore della committenza ecclesiastica durante l’intero secolo, fino a quello successivo. Nominati nei conti delle fabbricerie come statuari, lapicidi o muratori, i P. contano almeno due generazioni: Simone, i fratelli Adeodato e Giambattista, oltre ai meno noti Gaetano, Gian Maria, Giuseppe, Francesco, Michele e Vincenzo. La considerazione dell’attività dei P. si deve in particolare a M. de Grassi, che assegna alla prolifica bottega nel suo complesso gli altari delle parrocchiali di Perteole, Saciletto, Crauglio e Chiopris. Attivi nel cantiere settecentesco del duomo di Udine, vengono riferiti alla bottega dei P. anche l’altar maggiore della chiesa di Campolongo al Torre e l’altare di S. Giuseppe nel duomo di Cividale, realizzato a seguito delle modifiche dell’edificio progettate da Massari.

Simone P., documentato negli anni tra il 1718 e il 1753, lavorò in Friuli in alcuni tra i più significativi cantieri nel secondo quarto del secolo XVIII. Al 1737 risale l’incarico dell’altare maggiore della parrocchiale di Dignano, smembrato alla fine del settimo decennio del secolo per lasciare posto alla costruzione di Giacomo Pischiutti, che di S. P. conservò le immagini di San Sebastiano e di San Antonio da Padova, mentre la struttura fu ceduta alla chiesa di Coderno. ... leggi Tra il 1737 e il 1742 S. P. prese parte all’ultima fase della costruzione dell’altar maggiore del duomo di San Daniele, alla quale appartiene la realizzazione del grandioso tabernacolo. A Udine si svolse l’attività di maggiore interesse del P. che, secondo i documenti raccolti dal Biasutti, sarebbe stato impegnato nel 1737 nella messa in opera di statue negli importanti cantieri di S. Antonio Abate e in duomo, entrambe commissioni patriarcali. Dopo aver realizzato nel 1737 gli altari della Madonna e di S. Anna per la chiesa di S. Cristoforo, prese parte alla costruzione della cappella delle Anime che, realizzata tra il 1744 e il 1748 su progetto di Francesco e Luca Andrioli iunior, andava a duplicare la chiesa di S. Giacomo. Insieme con le due acquasantiere, spetta al P. soprattutto il rivestimento della facciata in pietra che, in omaggio dello schema cinquecentesco e in continuità con i modelli portati in regione dal Massari, si distribuisce in maniera equilibrata su due ordini ospitando le cinque statue del veneto Gaetano Susali. Del resto P. aveva già preso parte alle riforme di Luca Andrioli senior alla navata della chiesa di S. Giacomo con la realizzazione dell’altar maggiore, le cui statue dei Santi Filippo e Giacomo vengono commissionate al veneto Gian Giacomo Contieri. Accanto a questo, il P. lavorò anche nella chiesa di S. Giovanni in Xenodochio a Cividale (1743), dove gli spetta la struttura dell’altare col caratteristico ciborio circolare, mentre allo scultore veneto è da assegnare la realizzazione delle statue dei due patroni. Analogamente al Contieri vengono attribuite anche le immagini dei santi Giovanni Battista e Leonardo dell’altare del Rosario realizzato dal P. per la pieve di S. Maria Assunta a Fagagna. Alla mano del P. appartengono anche l’altare di Perteole, la cui costruzione è documentata negli anni tra il 1744 e il 1750 e, sulla base del confronto con questo, anche l’altare maggiore della parrocchiale di Saciletto. Secondo P. Someda de Marco, a S. e Francesco P. sarebbe da ricondurre anche l’altare di S. Antonio della chiesa campestre di San Daniele e S. Agostino a Mereto di Tomba (1744). Nel 1753 infine S. P. eseguì l’altare per la parrocchiale di Basiliano, dove nel 1770 circa furono collocate le statue del gemonese G. Pischiutti. Le prime date che documentano l’opera dell’artista friulano fanno riferimento a interventi non legati alla committenza ecclesiastica. Nel 1718 S. P. fu incaricato a Udine della riparazione delle statue di Ercole e Caco in seguito ai danni subiti nel trasporto dall’abbattuto palazzo Torriani, mentre risulta che nel 1728 era autore a Trieste con S. Traxel della statua lignea di san Giorgio Sailer. In S. P. è con ogni probabilità da riconoscere il membro della famiglia che, insieme al Cortenovis, Massari e agli sconosciuti Boschetti, Amico, compare tra gli autori dei disegni per la realizzazione a Udine di palazzo Florio.

Adeodato (Deodato) P. è attestato tra il 1770 e il 1812 come statuario e altarista. Nel 1770 lo scultore udinese viene contattato insieme con Michele P. per l’esecuzione dell’altare di S. Vincenzo da Paola nella parrocchiale di Pozzuolo, concluso nel 1774. Con l’attribuzione dei cantieri della chiesa di S. Teodoro di Trivignano e delle filiali di Clauiano e Melarolo si è arricchita recentemente la documentazione relativa alla prima attività di A. P., che per la fabbrica della nuova pieve eseguì i lavori della pavimentazione. Negli stessi anni, tra il 1773 e il 1777, lavorò nella chiesa di S. Giorgio a Clauiano, commissione per la quale ricevette un pagamento «per le due figurine messe sulla custodia dell’altare» opera eseguita sul finire del secolo precedente da Pasquale Lazzarini. All’opera della bottega dei P., e in particolare ad A. e al fratello Giambattista, spetta anche l’altare della chiesa di S. Bartolomeo a Melarolo. Del P. sono anche le statue di belle proporzioni di San Bartolomeo e San Antonio Abate della vicina Merlana, dove fa pensare all’opera dello statuario friulano anche il modesto altare barocco. Nella doppia produzione di statuario e altarista continua l’attività del P. che, come è stato sottolineato da P. Goi, nell’opera figurativa fu epigono sentimentale della scultura del Bonazza, mentre nel disegno degli altari continuò i consueti schemi massariani in termini per lo più neoclassici. Tali caratteri si evidenziano nell’altare di S. Cecilia eseguito nel 1796 per la parrocchiale di Rivolto, come in quello dell’Annunciazione a Villafredda. In attesa di una complessiva considerazione dell’attività del prolifico scultore, numerosi sono gli altari che gli vengono ricondotti in particolare dagli studi di P. Goi: l’altare della Pietà per S. Pietro ai Volti di Cividale (1789); l’altar maggiore per la parrocchiale di Reana del Rojale realizzata su progetto del Cortenovis (1790); il progetto di un altare nella chiesa di S. Cristoforo a Udine (1812).

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Bibliografia

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