PORDENON MARCANTONIO

PORDENON MARCANTONIO (1525 - ?)

musicista, compositore, maestro di cappella

Immagine del soggetto

Frontespizio del "Primo libro de madregali..." di Marcantonio Pordenon, Venezia 1564.

Il P., detto anche M. «furlanus», «dal Violin» e «dalla Viola», fu uno dei numerosi figli di ser Salvatore «furlanus» «de Pordenono» q. Domenico macellaio e di donna Lucia. Il padre «muraro» si era trasferito a Padova almeno dal 1545, probabilmente per ragioni di lavoro, ed aveva prestato servizio per il procuratore di S. Marco Antonio Cappello, che gli aveva commissionato una non meglio identificata «fabrica» a Stra nel padovano. Non conosciamo luogo e data di nascita del P., ma è verosimile che il luogo sia Pordenone visto che nel suo Primo libro de madrigali a cinque voci (Venezia, 1564) egli si firmò «Marc’Antonio da Pordenon» e in diversi documenti venne definito «furlanus»; circa la data essa viene comunemente collocata intorno al 1535 tenendo presente che il 21 giugno 1555 (ormai orfano di padre), insieme a F. Pozzoveggiani, B. Pagano, F. Portinaro e M. Brenuzio, «omnes musices amatores», entrava a far parte, con pari diritti, di una «societas musicorum» stipulata con atto notarile, pronta a suonare e cantare dietro compenso per chi ne avesse chiesto l’intervento. Probabilmente il P., giunto a Padova al seguito del padre, aveva avuto modo di maturare una buona formazione musicale viste le molte opportunità che ivi si trovavano. In questa città, che elesse a nuova patria (a riprova si può notare come nel Terzo e Quarto libro di madrigali si sia firmato «padovano»), sembra abbia trascorso buona parte della vita, conclusasi dopo il 1586. Qui fu negli anni 1559-60, sempre insieme a F. Portinaro, al servizio dell’Accademia degli Elevati e, intorno al 1573, dell’Accademia dei Rinascenti, due importanti sodalizi padovani dediti allo studio della letteratura e della musica frequentati da facoltosi e illustri studenti provenienti da diverse regioni d’Italia. ... leggi Il periodo intercorso tra questi due servizi accademici è il meno documentato: è noto che prima del 1571 il P. fu maestro di cappella dell’«Ill.mo e rev.mo Strozzi» nella cui corte nonostante «travagli et turbationi» riuscì a comporre il suo Terzo libro de madrigali, ma non si sa chi fosse precisamente il prelato, né dove fosse questa corte (non vi sono elementi probanti per l’identificazione, ma l’ipotesi più plausibile è che si trattasse del cardinale Lorenzo Strozzi, dal 1566 arcivescovo d’Aix-en-Provence ove si distinse per la strenua lotta all’eresia condotta fino alla morte, sopraggiunta nel 1571). Il 18 luglio 1575, grazie all’interessamento del friulano Francesco Mantica, pubblico lettore di istituzioni civili nello Studio padovano, venne chiamato a dirigere la cappella della chiesa di S. Marco di Pordenone; la condotta era quinquennale, ma non la completò, avendo presentato il 27 maggio del 1578 al cancelliere comunale le proprie dimissioni (accolte l’11 luglio seguente) motivandole, anziché con l’oggettiva esiguità del compenso, con l’«aria grossa» che non conferiva alla salute di sua madre e di sua sorella. È molto probabile che durante questi tre anni pordenonesi egli abbia atteso alla composizione del suo Quinto libro de madrigali che diede alle stampe proprio nel 1578 indirizzandolo a un membro di una delle più ragguardevoli famiglie patrizie veneziane «Marco Cornaro del clarissimo signor Giorgio», allora studente in Padova, ma destinato ad una brillante carriera ecclesiastica (fu in seguito, tra l’altro, vescovo di Padova per oltre un trentennio). Nel libro, in posizione di rilievo, subito dopo la composizione d’apertura, si trova il madrigale Sovra le verdi rive | che ’l Noncel bagn’e ’nfiora, su versi adespoti, che celebra, con accenti idillici e pastorali, il fiume Noncello e il valore del grande Giustiniano (probabilmente Girolamo Giustinian, in quegli anni provveditore e capitano di Pordenone) e che sembra rappresentare un omaggio musicale dell’autore alla propria terra natale. Ritornato a Padova, il P. nel novembre del 1580 concorse senza successo al posto per maestro di cappella nella cattedrale patavina, carica assai ambita e ben remunerata che fu assegnata all’udinese G. B. Mosto. Ebbe anche legami con la tanto celebrata Accademia filarmonica di Verona, della quale fu più volte onorato ospite nel 1568 e alla quale regalò il 26 dicembre 1571 un libro di madrigali con promessa di non stamparli, e con l’Accademia Olimpica di Vicenza. A quest’ultima indirizzò il suo Primo libro de madrigali a quattro voci (Venezia, Angelo Gardano, 1580) e per la stessa accademia, secondo alcuni studiosi, compose quel «concerto di stromenti da fiato e di voci» (purtroppo perduto) che introdusse la rappresentazione dell’Edipo Tiranno di O. Giustinian con i cori di A. Gabrieli, nella solenne inaugurazione, il 3 marzo 1585, del Teatro Olimpico vicentino progettato da Andrea Palladio. In quella circostanza il P. venne registrato tra gli ospiti presenti come «musico del gran prior d’Inghilterra», ossia di sir Richard Shelley, ultimo grande priore dei cavalieri di S. Giovanni Gerosolimitano in Inghilterra che da parecchi anni viveva a Venezia ove trovò la morte nel 1587 (ma la lettura del documento non è sicura). Nel settembre del 1586 il P. era nuovamente in Padova ove risultava risiedere in «contrata Purcilia». È questa l’ultima informazione documentata disponibile sul suo conto; il riferimento a lui in una delibera del consiglio comunale di Pordenone del 12 agosto 1604, con la quale si stabilì di donare 10 ducati in «elemosine a messer Scipion figliolo de domino Marc’Antonio Pordenon già maestro di capella in questa Terra, seben virtuoso, ma per infermità dell’udito fatto infermo […]», pur non essendo preceduto dal «quondam» è indizio troppo debole per considerarlo ancora in vita agli inizi del XVII secolo. Nella sua produzione musicale, forse perché si trovò a lavorare spesso per accademie e studenti dell’Università, dimostrò prevalente interesse per la musica vocale profana che seppe trattare con buona conoscenza della tecnica armonica e con una notevole scioltezza dell’ordito polifonico. Queste le composizioni che ci sono pervenute: Il primo libro de madrigali a cinque voci, Venezia, Ant. Gardano, 1564 (dedicato al padovano Daulo Dotto dal Gigante); Il secondo libro de madrigali a cinque voci, Venezia, Ant. Gardano, 1567 (dedicato ai fratelli Giacomo e Andrea Corner); Il terzo libro de madrigali a cinque voci, Venezia, Ant. Gardano, 1571 (dedicato al cavaliere Giovanni Sertori); Il quarto libro de madrigali, Venezia, figli di Ant. Gardano, 1573 (dedicato a Francesco Grimaldi); Il quinto libro de madrigali a cinque voci, Venezia, Ang. Gardano, 1578 (dedicato a Marco Corner); Il primo libro de madrigali a quattro voci, Venezia, Ang. Gardano, 1580 (dedicato agli accademici olimpici vicentini); un altro libro di madrigali a quattro voci ci è giunto manoscritto e gravemente incompleto, ne sopravvive infatti la sola parte dell’Alto presso l’Archivio dell’Accademia filarmonica di Verona, manoscritto 229, ed è probabilmente ciò che resta del dono fatto dal compositore al sodalizio nel 1571. A questi libri vanno aggiunte alcune composizioni vocali profane ospitate in importanti antologie dell’epoca a stampa e manoscritte: Nov’angeletta sovra l’ale accorta e Già mi trovai di maggio una mattina a quattro voci, in Il primo libro de madrigali a quattro voci. Di Francesco Portenaro […], Venezia, G. Scotto, 1563 (anche in intavolatura tedesca per organo: Aschaffenburg, Stadtund Stiftsarchiv, ms 4783); Ahi, chi mi rompe ’l sonno, (II p.:) Dì ch’ella mossa in guiderdon di questa a cinque voci, in Il primo fiore della ghirlanda musicale a cinque voci con un dialogo a nove. Di diversi eccellentissimi musici […], Venezia, erede di G. Scotto, 1577; Mentre ch’intorno giri, in De floridi virtuosi d’Italia il primo libro de madrigali a cinque voci […], Venezia, G. Vincenti e R. Amadino, 1583; I dolci colli ov’io lasciai me stesso, (II p.:) E qual cervo ferito a cinque voci, intavolati per liuto in Fronimo dialogo di Vincentio Galilei […], Venezia, erede di G. Scotto, 1584; Donna la bella mano e grand’è il mio gioire a quattro voci, in Harmonia celeste di diversi eccellentissimi musici a IV. V. VI. VII. et VIII. voci, nuovamente raccolta per Andrea Pevernage […], Anversa, P. Phalèse & J. Bellère, 1583 (ristampe 1589, 1593, 1605, 1614, 1628); Canta lo cuco a tre voci (forse ispiratrice di The Nightingale di Th. Weelkes), in Canzonette a tre voci di diversi eccellentissimi musici […], Venezia, R. Amadino, 1587 (ristampe 1589, 1594); Donna la bella mano a quattro voci, in Musica transalpina. Madrigales translated of foure, five and sixe parts, chosen out of divers excellent authors [] Published by N. Yonge [], Londra, Th. East, 1588; Vid’io di pretiosa Margherita, (II p.:) Con faccia essangue e suon tremant’e basso a cinque voci, in De diversi a mano, a 5, et 6. Madrigali (Verona, Accademia filarmonica, ms 220). Resta solo la memoria, invece, di una «Messa del Pordenon a voci 5, coperta in carta turchina, in 4o» (ricordata in un inventario dell’Accademia filarmonica di Verona steso nel 1585) e di «Un libro di messe del Pordenon» (censito nel 1628 in un inventario dei beni musicali della Scuola degli Accoliti di Verona).

Chiudi

Bibliografia

Padova, Archivio di Stato, NA, G. D. Ottaviani, 2398, f. 325; Ibid., Gaspare Villani, 4841, f. 454.

F. COLUSSI, Pordenon Marc’Antonio, in NGii, XX, 166-167; A. GARAVAGLIA, Pordenon, Marc’Antonio, in MGGna, Personenteil, XIII (2005), col. 777-778; Mille protagonisti, 376; RISM A/I/7 P 5101-5106; RISM B/I 1563/13, 1577/7, 1583/11, 1583/14, 1584/15, 1587/7, 1588/29, 1589/9, 1589/10, 1593/4, 1594/9, 1605/8, 1614/12, 1628/14; NVOGEL, II, 1367-1371, n2235-2240.

H. FEDERHOFER - W. GLEISSNER, Eine deutsche Orgeltabulatur im Stadt- und Stiftsarchiv Aschaffenburg, «Acta musicologica», 57 (1985), 180-195; F. COLUSSI, Marc’Antonio Pordenon. Ricerche sulla biografia e sulla produzione musicale, Pordenone, Ediz. Cooperativa Culturale “G. Lozer”, 1988; M.A. PORDENON, Madrigali, a cura di F. COLUSSI, Udine, Pizzicato, 1989; D. NUTTER, Giaches de Wert and the Accademia Filarmonica, in Giaches de Wert (1535-1596) and his time migration to and from the Low Countries (c. 1400-1600), Colloquium Proceedings (Antpwerpen, 26-27 august 1996), Leuven, Alamire, 1999, 53-71; P. RIGOLI, Una fonte quasi sconosciuta per la storia dell’Accademia Filarmonica di Verona nel Cinquecento, in Coelorum imitatur concentum: studi in ricordo di Enrico Paganuzzi, redazione e indici a cura di P. RIGOLI, Verona, Acc. Filarmonica, 2002, 19-46: 42, 43; F. COLUSSI, Bibliografia dei compositori nati o attivi nel Friuli Occidentale nel Cinque e Seicento, «Musica e Ricerca», 2002, 169-198: 187-190; METZ, Pordenone, 489-490, 526, 528; M. DELLA SCIUCCA, S’amor non è: Cesare Tudino and the birth of the Purely Musical Dialogue, «Music & Letters», 84 (2003), 557-595.

Un commento

  • Philip Howard weller 14 luglio 2017 Rispondi

    un dizionario biografico regionale molto utile. molto grazie! Philip weller universita` di nottingham (uk)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *