POZ ARRIGO (1929-2015)

POZ ARRIGO (1929-2015)

pittore

Immagine del soggetto

Il pittore Arrigo Poz.

Nacque in Castello di Porpetto nel 1929, mostrò fin da bambino la sua predisposizione verso il disegno frequentando la casa di Ameglio Paviotti, maestro di disegno che lo avviò al mondo dell’arte prima di morire nella campagna di Russia. Dal 1942 frequentò la scuola media di Palmanova e i corsi domenicali di disegno professionale resistendo alle pressioni familiari, che lo avrebbero voluto inserito nel mondo del lavoro. Nel 1948 si iscrisse al Liceo Artistico di Venezia, dove si diplomò da privatista per l’impossibilità di frequentare regolarmente i corsi e di mantenersi nella città lagunare. Nell’autunno del 1946 incontrò Giuseppe Zigaina, di cui eseguì un ritratto a matita e che frequentò per cinque anni aderendo al Neorealismo. Negli stessi anni frequentò anche lo studio del decoratore Silvio Pavon per apprendere le varie tecniche di pittura murale e nel 1947 eseguì il suo primo affresco nella parrocchiale di Bicinicco, mentre nel 1950 a Palmanova organizzò la sua prima mostra personale. Nel 1952 divenne socio della Famiglia Artisti Cattolici Ellero, di cui fu membro attivo disegnando molte copertine dei Quaderni. Nel 1955 soggiornò a Milano, ma decise di ritornare in Friuli dove fu assunto dall’amministrazione provinciale come disegnatore progettista. Continuò ad esporre presso il Circolo Artistico Friulano (1955, 1956) e nel 1960 sposò l’amatissima Dolores Accaino, con cui ebbe le 4 figlie Donatella, Annamaria, Alessandra, Benedetta, trasferendosi a Udine. L’attività espositiva e pittorica riprese nel 1967 nel segno di una adesione a una particolare interpretazione del Neorealismo, completamente diverso da quello di radice marxista, definito da Damiani pascoliano o realismo religioso poiché «alle tematiche politico sociali dei neorealisti antepose una tensione spirituale…alla rabbia sostituì la riflessione»,  la ricerca dell’identità friulana nei contadini, impegnati nei lavori dei campi e in rari momenti di riposo, nelle donne assorte nei lavori femminili come stiratrici e cucitrici, nei ragazzi a caccia di rane o di talpe, nei paesaggi dominati da bressane, fornaci e cortili rurali, nelle domestiche nature morte costituite da ferri da stiro, mentre anche le Crocefissioni non esprimono ribellione, ma una quotidianità fatta di sacrificio e di dolore. ... leggi Negli anni ’60 i dipinti neorealisti rielaborarono gradualmente i nuovi stilemi dell’arte astratta in una maniera personale, come si può notare nella semplificazione formale degli zingari, mentre nella tela Rifiuti (1962) si affaccia per la prima volta l’impatto della società dei consumi nella ruralità. A partire dai tardi anni ’60 la pittura di P. si indirizzò verso le metafore visive: la luna, il nido, l’uccello imprigionato, i volti metà in ombra che originano veri e propri cicli artistici. Come acutamente osserva Damiani le novità astratto informali, arrivate in ritardo in Friuli, furono rielaborate dall’artista in modo personale, piegandole «alle proprie esigenze e al messaggio da comunicare, rendendole, insomma “altre”». Il Nido diventa il simbolo della famiglia, il rifugio; nel ciclo delle Evasioni gli uccelli impigliati che cercano di fuggire dai grovigli di fili ricordano gli analoghi dipinti di Carlo Ciussi, i temi dei Germogli, delle Discariche e delle Industrie evidenziano la fine incipiente del mondo agricolo. Tra il 1973 e il 1976 si colloca il periodo dei volti metà in ombra e metà in luce, che esprimono la tensione verso la Speranza e il Divino. La grande antologica alla galleria Sagittaria di Pordenone (1974) lo confermò tra i più importanti artisti regionali, l’unico a occuparsi con coerenza dell’arte a soggetto religioso. Il suo lavoro sembra figurativo, ma è simbolico, strettamente legato com’è a un sentimento di vita etica, strettamente connesso al suo senso sacro della vita. Il poeta Domenico Zannier ne apprezzò I soffioni, con la loro forma circolare simbolo di vita, mentre Carlo Sgorlon scrisse che la sua pittura si era sviluppata in piena libertà e indipendenza come espressione della religione popolare. Negli anni 2000 dipinse Le case abbandonate, in cui volle raffigurare «la modificazione, o meglio la distruzione, dell’ambiente friulano anche nelle zone rurali». I cartoni per le vetrate del tempio di Cargnacco nel 1969 segnarono l’inizio della sua attività nel settore delle vetrate d’arte e nella decorazione di chiese, dove usò tecniche miste, vetro, legno e mosaico su ampie superfici, un impegno reso possibile dalle sue abilità manuali e dalla sua propensione per il lavoro artigiano con tecniche originali e personali.  Eseguì lavori in circa 120 chiese in Friuli e Veneto: alla grande composizione multimediale dedicata alle vittime del terremoto e al grande mosaico della cappella delle Confessioni alla Madonna delle Grazie a Udine (1983), seguirono opere al convento delle suore francescane di Gemona (1985), al santuario di san Antonio in Gemona (1988-1999), alla cappella del Collegio Sacro Cuore (1989) che P. considerava il suo lavoro forse meglio riuscito. Molti sono stati i lavori eseguiti in Veneto: a Conegliano, nel Santuario di Monte Berico, nella chiesa delle suore francescane di Treviso, nella nuova chiesa dell’Immacolata in Zanè dove lavorò all’esterno e all’interno con un grande mosaico polimaterico di 350 metri quadrati, nell’Opera della Providenza San Antonio a Sarmeola (2004-2009), lavoro di cui andava fiero, lamentando che le commissioni arrivassero più numerose dal Veneto che dal Friuli. Il tema della luce, presente nell’opera di P. «come espressione simbolica della Speranza e della Fede», osserva acutamente Marta Mauro, si concretizzò nelle numerose vetrate, i cui bozzetti sono stati esposti nella chiesa di San Antonio Abate (2010). Possiamo ricordare quelle di Santa Maria degli Angeli (1983, 1985) e del Santuario di San Antonio (1987, 1990, 1992) a Gemona, quelle del Convitto del Sacro Cuore di Udine (1990) per la loro lirica interpretazione dell’astrazione, ma richiestissime furono anche quelle a soggetto figurativo. L’artista praticò ogni settore delle arti applicate dai tradizionali gonfaloni alla grafica, tra cui si possono ricordare le litografie commemorative del terremoto, dalla suppellettile religiosa ai paramenti sacri per arrivare ai grandi allestimenti decorativi, specie nel Veneto, preceduti da bozzetti che lui stesso componeva per i committenti. In occasione del suo cinquantennio di attività, gli fu dedicata la grande mostra udinese del 1998, cui seguì quella del 2010. Fu nominato nel 2009 Cavaliere di San Gregorio Magno da papa Benedetto XVI proprio per l’opera artistica svolta per la chiesa. P. continuò a lavorare fino all’ultimo eseguendo i ritratti dei nipoti e dipingendo con vivaci colori gli alberi morti del giardino di casa, che Poz chiamava Rinati grazie all’arte. Dopo aver lottato a lungo in piena consapevolezza contro la malattia, A.P. morì a Risano di Pavia di Udine  il 27 marzo 2015.

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Bibliografia

Poz. Catalogo della mostra con presentazione di L. Damiani (Udine, Circolo Bancario, 10-25 gennaio 1959), Udine, Arti grafiche friulane, 1959; Poz. Catalogo della mostra con presentazione di D. Menichini (Udine, Galleria del Girasole, 21 gennaio-3 febbraio 1967), Udine, Arti grafiche friulane, 1967; 40 quadri di Arrigo Poz. Catalogo della mostra con scritti di E. Bartolini, D. Giacomini, D. Menichini e C. Sgorlon (Bruxelles, Galleria Isy Branchot, 26 marzo-15 aprile 1969), Arti grafiche friulane, Udine 1969; C. SGORLON, Profilo di Arrigo Poz, «Quaderni della FACE» 41 (1973); Poz. Catalogo della mostra con scritto di D. ZANNIER (Remanzacco, palazzo municipale 21 dicembre 1980-11 gennaio 1981), Udine, Arti grafiche friulane, 1980; Arrigo Poz. Vetrate, catalogo della mostra con scritto di M. MAURO (Cortello, villa Caiselli, 9-12 settembre 1989), Udine, Arti grafiche friulane, 1989; Aspetti del lavoro nella pittura friulana 1900-1960. Catalogo della mostra a cura di G. BERGAMINI, Udine, Arti grafiche friulane, 1991; Poz. Catalogo della mostra con scritto di L. DAMIANI (Fagagna, Palazzo della Comunità, 11 agosto-29 settembre 1991), Udine, Grafiche Fulvio, 1991; Poz. Cinquant’anni d’arte. Catalogo della mostra (Udine, Chiesa di san Francesco 2 aprile-3 maggio 1998) con scritti di G. Bergamini, C. Sgorlon, L. Damiani, L. Padovese, M. Mauro, E. Manzato, Milano, Electa, 1998; L. DAMIANI, Vita artistica e critica d’arte dopo il 1945 a Udine, in Le arti a Udine nel Novecento. Catalogo della mostra a cura di I. REALE (Udine Chiesa di San Francesco 19 gennaio-30 aprile 2001), Venezia, Marsilio, 2000, 110; M. TURELLO, Il colore delle parole. Testi illustrati da Poz. Catalogo della mostra (San Giovanni al Natisone, Villa de Brandis, 25 maggio-23 giugno 2001), Cormons, Poligrafiche San Marco, 2002; Arrigo Poz Nel cuore della Storia del Friuli. Catalogo della mostra a cura di M.P. FRATTOLIN, (Udine, Chiesa di San Antonio abate, Cortello, villa Caiselli, Bicinicco, Sala Polifunzionale 16 ottobre 2010-9 gennaio 2011), Cinisello Balsamo, Silvana editoriale, 2010; G. BERGAMINI, Arte sacra in Friuli nel secondo dopoguerra, in Arte contemporanea in Friuli Venezia Giulia 1961-2011. Catalogo della mostra a cura di G. Bergamini (Villa Manin di Passariano 9 aprile-28 agosto 2011, Pordenone, Galleria Sagittaria 17 aprile 28 agosto 2011), Villa Manin di Passariano 2011, 112-127; G. BUCCO, Arrigo Poz, Maestro d’arte e di vita, «Vultus ecclesiae», 11 (2012-2013), 67-72.  

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