PRAMPERO (DI) ANTONINO

PRAMPERO (DI) ANTONINO (1836 - 1920)

amministratore pubblico, senatore, patriota, studioso

Immagine del soggetto

Antonino di Prampero (Udine, Civici musei, Fototeca).

Esponente della famiglia castellana che ebbe voce nel General Parlamento del Friuli, figlio di Giacomo e di Vittoria Tartagna, nacque a Udine sotto il dominio austriaco nel 1836. Dal 1844 fu convittore a Monza nel collegio dei barnabiti e dal 1853 a Milano frequentò i corsi della Facoltà politico-legale di Pavia e, assecondando i suoi spiccati interessi, lezioni di fisica, chimica e agraria. Si laureò in giurisprudenza nel 1860. P. rafforzò nell’ambiente lombardo, manifestamente ostile all’Austria, quei sentimenti di italianità acquisiti in famiglia che gli consentirono, nei lunghi anni di vita, di dare incessantemente il suo contributo di soldato, di politico, di studioso alla formazione dell’unità d’Italia e all’ammodernamento della società. Uomo di carattere aperto, mente dinamica e poliedrica, ferma volontà, guardando al Piemonte di Cavour con i patrioti milanesi, tra cui gli amici dal Verme, del Majno, Ulrich, Melzi, Borromeo e Nievo, si preparò alla riscossa nazionale, veicolando notizie, progetti ed idee (anche mediante le redazioni de «Il crepuscolo» di Tenca e, dal 1860, de «La Perseveranza» di Valussi) tra la Torino sabauda (dove l’Antonini raggruppava gli esuli politici) e i cospiratori della sezione quinta del comitato friulano, incentrato su casa Kechler. Nel 1859, lasciata di nascosto la terra natìa, fu uno dei primi friulani ad arruolarsi nell’esercito sardo e a partecipare come allievo della scuola militare di Ivrea alla campagna in Lombardia. Partecipò poi, sottotenente di fanteria e aiutante di campo del generale Cialdini, alla campagna del 1860-1861 meritando la medaglia di bronzo, quella d’argento al valor militare per la battaglia di Castelfidardo e la menzione onorevole per l’assedio di Gaeta. Nel 1863-1865 partecipò a varie missioni per rilievi topografici in Romagna, che lo portarono ad incarichi militari più elevati e all’approfondimento di conoscenze meteorologiche, matematiche e statistiche, che in seguito utilizzò, interloquendo con specialisti quali Taramelli, Marinelli, Bodio, sia per pubblicazioni scientifiche, sia in politica come strumenti tecnici di appoggio all’azione istituzionale. ... leggi Con Cialdini, comandante supremo dell’esercito italiano, nel 1866 entrò in Udine, dove fu nominato colonnello della guardia nazionale e ufficiale d’ordinanza onorifico del re. In quell’anno, annesso il Veneto all’Italia, P. lasciò il servizio attivo nell’esercito e iniziò come deputato del collegio di Udine a riversare doti ed esperienze nel rafforzamento dello Stato. Prendendo a modello Cavour, Sella e Crispi, senza mai rinunciare ai propri convincimenti di liberaldemocratico, P. continuò il suo impegno pubblico in Friuli. Ricoprì vari incarichi amministrativi: sindaco di Udine e di Tavagnacco, fece parte del consiglio provinciale per qualche decennio anche come presidente. Divenne senatore nel 1890. Come politico, interagì per la soluzione di problemi locali, nazionali ed internazionali, dialogando con i Paesi esteri (la Romania per l’emigrazione agricola), anche se avversari (l’Austria per la costruzione della ferrovia Pontebbana). Il suo operato toccò vari ambiti dell’organizzazione dello Stato e in particolare la revisione della legge elettorale, dell’anagrafe, dello stato civile. Tra i più significativi riconoscimenti, oltre a numerosi incarichi onorifici in enti e società, P. ebbe nel 1871 la cittadinanza onoraria del comune di Roma, la medaglia di bronzo per le pubblicazioni statistiche dal Ministero del commercio, industria e agricoltura, e quella d’argento per il censimento della popolazione (ottenuta anche nel 1873 e 1882). Ebbe le più alte onorificenze dell’ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro e dell’ordine della Corona. Nel periodo friulano fondò le basi per la continuità della propria famiglia (il matrimonio del 1875 con Anna Kechler e la nascita di sei figli). Mise in opera in loco le strutture atte allo sviluppo – anche umanitario e culturale – e alla salvaguardia del territorio (ad es. Consorzio Ledra-Tagliamento, Consorzio per la difesa della sponda destra del Torre, Associazione agraria, comitati esposizioni regionali ed internazionali, Croce Rossa Italiana, Ospedale, Istituto esposti e maternità, Società di mutuo soccorso ed istruzione degli operai, Società Dante Alighieri), senza trascurare peraltro studi scientifici nel campo storico-documentario, legislativo, matematico, che diramò a sue spese nelle sedi più qualificate (nel 1911 l’Enciclopedia Britannica citò il suo Saggio di tavole dei logaritmi quadratici del 1885). Per il congresso internazionale geografico di Venezia del 1881 redasse il Saggio di un glossario geografico friulano dal VI al XII secolo, opera che per la prima volta in Italia raccoglieva le principali documentazioni dei nomi di luogo di un’intera regione. Allo scoppio della prima guerra mondiale P., ormai addentro negli anni, si allineò al pensiero di Salandra e, dapprima prudente, divenne interventista quando vide posti in gioco valori per lui irrinunciabili, per la diffusione dei quali si era speso attraverso svariati comitati commemorativi del Risorgimento, scritti e conferenze personali. Non se ne pentì anche se nel conflitto perse due figli, Bruno e Bianca, seppe ferito il figlio Carlo e disperso per tre anni il figlio Francesco, e con la presidenza a lui affidata del Comitato di patronato per i profughi friulani ebbe l’onere di seguirne i tristi casi sparsi per l’Italia. Festeggiò invece nel 1918 la vittoria con il primogenito Giacomo che, pur non armato per limiti di età e di salute, grande ruolo ebbe nella difesa delle terre invase. Motu proprio del re, P. fu decorato alla memoria dei figli ed ebbe la vicepresidenza del Senato, dove nel 1919, alla vigilia della conferenza di Parigi, fu primo firmatario di un ordine del giorno a sostegno dei delegati italiani per il riconoscimento in quella sede dei diritti dell’Italia di sedere al tavolo internazionale, con fede nell’avvenire della patria. P. morì a Roma il 27 dicembre 1920, donde con grandi onori fu portato a Udine, e qui sepolto.

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Bibliografia

A. DI PRAMPERO, Saggio di un glossario geografico friulano dal VI al XIII secolo, Venezia, Antonelli, 1882 (ristampa con correzioni e aggiunte a cura di G. FRAU, Tavagnacco, Comune di Tavagnacco, 2001).

Le fonti principali per la vita e le opere di A. di Prampero sono l’archivio della famiglia di Prampero e G. DI PRAMPERO, Vita militare e politica dei signori di Gemona conti di Prampero, Udine, AGF, 1933, 305-360.

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