PUJATI GIUSEPPE ANTONIO

PUJATI GIUSEPPE ANTONIO (1701 - 1760)

medico

Immagine del soggetto

Ritratto del medico Giuseppe Antonio Pujati, in 'Galleria dei letterati ed artisti illustri' di Bartolomeo Gamba, Venezia 1824.

Nacque a Sacile il 28 maggio 1701 dal commerciante Domenico fu Matteo (1658-1730) e da Maddalena Angela Grosso da Conegliano (1665-1718). Della famiglia si hanno notizie fin dal secolo XIV a Puja (frazione di Prata di Pordenone); fu Domenico a trasferirsi a Sacile. La genealogia dei Pujati è ampia e ricca di personaggi rilevanti per censo e per cultura: la loro storia è narrata da don Giovanni Pujatti in La parrocchia di Puja e i Pujatti. Il Liruti nelle sue Notizie […] scrive che il P. studiò dai gesuiti di Venezia. Il padre, assecondando le attitudini del figlio, lo indirizzò agli studi di filosofia e medicina presso l’Università di Padova, che all’epoca aveva per docenti l’illustre naturalista Antonio Vallisnieri da Trassilico in Garfagnana, che insegnava medicina teorica, e Giovan Battista Morgagni da Forlì, fondatore della patologia scientifica che, dopo avere insegnato medicina teorica, assunse l’insegnamento dell’anatomia. P. si laureò nel 1719 e fece tirocinio di medicina a Venezia quale assistente del rinomato medico Doro. Nel 1726 uscì a Venezia la sua prima opera: Dissertazioni fisiche ed un’egloga intorno l’origine delle fontane. Le dissertazioni sono tre: Della ragion di predire i cangiamenti de’ tempi; Della voce, sua formazione, e fenomeni sì naturali che morbosi; Dissertazione meteorologica. Nell’egloga, che ebbe l’apprezzamento dello Spallanzani, espone, come sintetizza il Liruti, «l’origine delle fontane e dei fiumi secondo il sistema di Vallisnieri». Nel 1726 pubblicò pure in Venezia un discorso sull’uso del mercurio come medicamento: De hydrargyri interno usu. Nello stesso anno fu offerta al giovane medico la opportunità di svolgere la sua professione nell’isola dalmata di Curzola; la accettò anche su consiglio dei medici che lo invitavano a cambiare clima a causa di una grave infezione agli occhi. ... leggi Nell’isola il P. si fermò poco tempo: l’ambiente era più adatto alla caccia, attività cui si dedicò, piuttosto che agli amati studi. Non risparmiò tuttavia di fare alcune osservazioni sulle febbri che colpivano gli isolani che per il taglio della legna andavano lungo il fiume Narenta infestato da zanzare. Nel 1729 ritornò in Friuli e, dopo aver rinunciato alla condotta medica di Sacile a favore del suo amico Francesco Pelizza, nello stesso anno assunse quella di Polcenigo. L’anno successivo contrasse matrimonio con la nobile Teodora Mazzaroli di Sacile avendo per testimoni di nozze l’amico Pelizza e Girolamo Bellavitis. Ebbero sei figli: nel 1733 nacque Giovanni Pietro-Paolo, il primogenito, che da religioso avrebbe assunto il nome di Giuseppe Maria, seguito da Carlo Angelo, chierico regolare somasco, da Anton Gaetano, da Domenico Giacinto dottore in legge; altri due, morti in tenera età, furono sepolti nel duomo di Sacile. Per sei anni esercitò a Polcenigo, di cui avrebbe serbato buona memoria. Si trasferì poi a Pordenone. Nel 1737 diede alle stampe Decas rariorum medicarum observationum […], opera apprezzata che gli procurò fama, presto divenuta rara (Liruti). In essa è evidente l’insegnamento del Morgagni, cui l’opera è dedicata insieme con il Macoppe, insegnamento caratterizzato da una metodologia documentaria che avrebbe ispirato anche gli scritti successivi. Nello stesso anno il P. innescò una vivace polemica epistolare con A.L. Moro di cui non condivideva la tesi sull’origine dei fossili esposte in Dell’origine de’ crostacei e delle altre produzioni che si trovano su’ monti e della loro andata lassù. Nel 1741 compose una Favola pastorale di cui ci dà notizia in una lettera al Pelizza, ma che non risulta essere stata stampata. In quegli anni conobbe e divenne amico di Gaspare Gozzi, che aveva una villa a Visinale e di lui pare che il P. sia stato anche medico curante. Nel gennaio 1742 (o 1743) il Maggior consiglio di Feltre lo chiamò come medico della comunità. Lavorò intensamente in città e nella valle; studiava filosofia e scriveva anche per trovare sollievo dalle fatiche professionali. Nel 1747 pubblicò a Feltre il De morbo naroniano tractatus nel quale, con grande erudizione, riportò le osservazioni fatte durante il periodo di Curzola sulle febbri di tipo malarico. Quattro anni dopo, nel 1751, uscirono le Riflessioni sul vitto pitagorico con le quali il P. contestò le teorie di un medico del Mugello, tale Cocchi, che sosteneva i benefici della dieta vegetariana per la salute. Le Riflessioni ebbero un intenso seguito polemico: tra i favorevoli si deve citare il feltrino Iacopo Odoardi, seguace del P., protomedico a Belluno, che nel 1753 scrisse le Confutazioni. Questi gli attribuì anche il merito di avere riconosciuto la priorità delle osservazioni sulla pellagra: il P., infatti, aveva intuito il carattere endemico nelle contrade alpine della malattia che chiamò “scorbuto alpino”, ma non ebbe modo di dare alle stampe tali osservazioni. Ancora del periodo feltrino è la interessante Lettera di Giuseppe Antonio Pusati (sic!) a suo figliuolo Anton-Gaetano studente di medicina in Padova (inserita nella Raccolta del Calogerà): in essa, rifacendosi ad un colloquio avuto col figlio durante una sua permanenza a Feltre, si inserisce nel dibattito apertosi in Europa fra G. E. Stahl e F. Hoffmann sui rapporti fra anima (Stahl) e sistema razionale su fondamento meccanico (Hoffmann), schierandosi dalla parte di quest’ultimo. Nel 1744 era deceduto a Padova Alessandro Knips Macoppe, dal 1716 professore di medicina pratica all’Università. La cattedra era rimasta vacante ed il Senato veneto, informato «della distinta virtù e sapere» del P., lo chiamò ed il 20 dicembre 1754 il P. fece il suo ingresso nell’Ateneo con una Orazione che ottenne grande consenso. La città di Feltre si rammaricò della sua partenza, da quanto si legge sotto un medaglione a lui dedicato nel locale ospedale civile. Nel 1758 pubblicò a Padova De victu febricitantium dissertatio che ricevette plausi anche all’estero. Sofferente di gotta, morì per una infezione alle vie urinarie il 12 giugno 1760. Venne solennemente sepolto in Padova nella chiesa di S. Giorgio. Sulla lapide fu incisa una epigrafe dettata dall’abate Giuseppe Gennari che fu il suo primo biografo. La chiesa di S. Giorgio è stata demolita e la lapide con l’epigrafe (insieme con quella di Andrea Comparetti, altro noto medico friulano) è andata perduta. Oltre alla Favola pastorale, risultamo inediti Quattro tometti di osservazioni pratiche. Il figlio Anton Gaetano si premurò di curare, postume, due opere: Della preservazione della salute de’ letterati e Dissertationum medicae quinque. Medico e letterato alla stregua dei medici umanisti rinascimentali, propugnatore dell’insegnamento del Morgagni, adottò metodi moderni nella interpretazione delle malattie. I biografi lo descrivono come amabile conversatore, affabile con gli scolari, generoso di cuore e virtuoso cittadino: dal Liruti apprendiamo anche che suonava magistralmente il violino.

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Bibliografia

Mss di cui non si conosce la collocazione: G.A. Pujati, Favola pastorale; Id., Quattro tometti di osservazioni tratte dalla sua pratica.
G.A. PUJATI, Dissertazioni fisiche ed un’egloga intorno l’origine delle fontane, Venezia, Hertz, 1726; ID., De hydrargyri interno usu, Venezia, s.n.e., 1726 (citato dal DE RENZI); ID., Decas rariorum medicarum observationum, Venezia, Coletti, 1737; ID., De morbo naroniano tractatus, Feltre, Bordoni, 1747; ID., Riflessioni sul vitto pitagorico, Feltre, Foglietta, 1751; ID., Lettera di Giuseppe Antonio Pusati a suo figliuolo Anton-Gaetano studente di medicina in Padova, Venezia, Occhi, 1754 (Raccolta di opuscoli scientifici, a cura di A. CALOGERÀ), 125-227; ID., De victu febricitantium dissertatio, Padova, Seminario, 1758; ID., Della preservazione della salute de’ letterati, e della gente applicata e sedentaria, a cura di A.G. PUJATI, Venezia, Zatta, 1762 (= 17682); ID., Dissertationes medicae quinque nunc ab eius filio Antonio Caietano medicinae doctore editae. De hypothesibus a praxi medica explodendis. De methodo philosophandi in praxi medica. De locis medicis, eorumque usu. De putredine pro febrium multarum causa primum. De usu vini in febribus. De imaginaria dierum criticorum potentia, a cura di A.G. PUJATI, Venezia, Pasquali, [post 1771].
G.B. GAMBA, Galleria dei letterati ed artisti illustri delle provincie veneziane nel secolo decimottavo, II, Venezia, Alvisopoli, 1824 (= Bologna, Forni, 1975); LIRUTI, Notizie delle vite, IV, 486-488; S. DE RENZI, Storia della Medicina in Italia, I-V, Napoli, Filiatre-Sebezio, 1845-1848 (= Bologna, Forni, 1988), V, 79, 366, 535, 538, 669; A. CASTIGLIONI, Storia della medicina, Milano, Mondadori, 1936, 516-517; MARCHETTI, Friuli, 442-445; SOMEDA DE MARCO P., Medici, 131-141; G. MARCHESINI, Un illustre medico friulano del Settecento Giuseppe Antonio Pujati, «Atti dell’Accademia di scienze lettere e arti di Udine», s. ... leggi VI, 9 (1949), 319-348; G. PUJATTI, La Parrocchia di Puja e i Pujatti, Pordenone, Tipografia S. Marco, 1969; P. CARACCI, Medici umanisti del cinque e seicento. Il ’700 con Pujati e Comparetti, «Il giornale del medico pratico» (Supplemento in occasione della mostra: I secoli d’oro della medicina. La scuola medica di Padova e il Friuli, 24 aprile 1987), 45-46; Anton Lazzaro Moro contributi per una ricerca, a cura di L. CRISTANTE, Pordenone, Edizioni della Provincia di Pordenone, 1988, 15, 33; L. BONUZZI, Giuseppe Antonio Pujati, in Professori e scienziati a Padova nel Settecento, a cura di S. CASELLATO - L. SITRAN REA, Treviso, Antilia, 2002 (Centro per la storia dell’Università di Padova. Profili biografici, 3), 483-486.
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