RENATI GIUSEPPE FILIPPO

RENATI GIUSEPPE FILIPPO (1705 - 1767)

oratoriano, filantropo

Immagine del soggetto

Ritratto postumo di Giuseppe Filippo Renati (Udine, Fondazione Giuseppe Filippo Renati).

Fino alla conversione al cattolicesimo si chiamò David Pincherle. Nacque l’11 dicembre 1705 nella villa imperiale di Ontagnano da Salvador Benedetto fu Lustro e da Eva Morpurgo. Trascorse la sua giovinezza dedicandosi all’attività commerciale di famiglia come risulta dalla corrispondenza tenuta con il padre e il nonno. Il 6 gennaio 1732, giorno dell’epifania, all’età di ventisei anni, il giovane fu solennemente battezzato nel duomo di Udine con il nome di G.F. R., «quasi promessa di uno spirito interamente innovato nelle sante acque», come scrive Pietro Vianello. Da quel giorno il neofito si diede a praticare attivamente le virtù cristiane, un impegno che egli riassunse nel motto: «La mano al lavoro, il cuore a Dio». Infatti, circa tre anni dopo il battesimo, nel 1735, il R. entrò, in qualità di fratello laico, nella congregazione dei padri di S. Filippo Neri dell’oratorio, dove rimase per ventisette anni, con l’incarico di curarne le questioni legali, di riscuoterne le rendite e di provvedere alla pulizia della chiesa. Durante la sua permanenza nella congregazione, egli maturò l’idea di fondare un’istituzione per l’accoglienza sia dei catecumeni, Ebrei e Turchi, sia degli orfani poveri della città di Udine. Il 22 febbraio 1761 il consiglio udinese gli accordò il permesso di erigere la Casa di carità, concedendogli un appezzamento di terreno pubblico posto nel borgo di Treppo e confinante con le case delle Rosarie. Le pie donne, dedite fin dal 1706 all’educazione cristiana delle fanciulle orfane, non avendo ottenuto fino ad allora il riconoscimento ufficiale della loro regola, erano giunte al punto di sciogliere il convitto, essendo rimaste ormai solo in sei. Il R., avendo compreso che il suo progetto collimava con l’intento delle consorelle, il 28 luglio 1761 stipulò con loro un concordato, allo scopo di riunire i fondi di rispettiva proprietà, sopra i quali sarebbero successivamente sorti gli edifici della Casa di carità. Dopo soltanto una settimana, il 5 agosto, fu posta la prima pietra dell’ospizio e l’anno successivo, il 20 giugno 1762, l’arcivescovo Bartolomeo Gradenigo inaugurò i lavori per l’edificazione dell’annessa chiesa, dedicata alla Madonna della carità, che venne solennemente inaugurata il 18 agosto 1768 dal suo successore Giangirolamo Gradenigo. La sollecitudine dimostrata dal R. a favore della nascente istituzione venne considerata dai suoi confratelli incompatibile con gli incarichi svolti presso la congregazione dell’Oratorio pertanto, il 3 agosto 1762 egli ne venne licenziato, mantenendo lo status di semplice chierico. ... leggi Quando nel 1763 venne eletto doge Alvise Mocenigo e la città di Udine, in dimostrazione della propria fedeltà alla Serenissima, stanziò 200 ducati per festeggiare l’evento con fuochi d’artificio, il R. ottenne dal doge che quella somma fosse invece devoluta a favore della Casa di carità. Inoltre, il 26 settembre 1765, il senato veneto concesse alle autorità cittadine di finanziare l’istituzione con un contributo pari alla metà degli interessi del 4%, che venivano riscossi ogni anno sui prestiti erogati dal Monte di pietà, per un ammontare complessivo di 33.944 lire. Tale somma venne erogata nel giro di due anni per la costruzione del nuovo edificio. Il 22 ottobre 1765 il R. nelle proprie disposizioni testamentarie affidò agli organi di governo della città la direzione perpetua della Casa, ad eccezione della nomina dei padri confessori che rimaneva di esclusiva competenza dell’arcivescovo. Il 25 novembre 1767, a soli sessantadue anni, passò a miglior vita e venne sepolto nella chiesa della Madonna della carità, come risulta dall’atto di morte conservato presso l’Archivio della parrocchia della Beata Vergine delle Grazie. Il 27 novembre 1767 il suo testamento venne pubblicato dal notaio udinese Giuseppe Andrea Pilosio de Zeraffini.

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Bibliografia

ASU, Casa di Carità, 1, Concordato del Renati con le Rosarie - 28 luglio 1761; 7 (“colto II”), f. 6v, 7r, 8v; 17 (“colto XIV”), f. 193r; 19 (“colto XVII”), f. 1r-56r; Archivio della cattedrale di Udine, Battesimi, VIII (IX nuova numerazione), (1722-1753), f. 73v; ACAU, Lettere pastorali, 960, 18 agosto 1768; BCU, CA, Annales, CXVII, f. 68-70; Ibid., Acta publica, LXXXV, f. 232r, v; ms Ibid., CCCC. XLV., f. 50r-51r.

P. VIANELLO, Giuseppe Filippo Renati, «Strenna friulana pel 1855», 117-127: 118; Statuto organico della Casa di carità od orfanotrofio Renati in Udine, approvato con reale decreto 1 aprile 1875, Udine, Seitz, 1875, 7-8; A. PICCO, L’Istituto Renati o Casa di carità, «Il Giornale di Udine», XXIV, n. 128 (30 maggio 1890), 1 e n. 129 (31 maggio 1890), 1; P.N. POJANI, Memoria dell’Istituto Renati in Udine, Udine, Tipografia del Patronato, 1895; G.B. ROMANO, 6 gennaio: Giuseppe Filippo Renati fondatore dell’Istituto Renati in Udine, estratto da «Il Giornale di Udine», n. 5 e 6 del 1899, Udine, Doretti, 1899; V. CASASOLA, Le Rosarie e la Casa di Carità od Orfanotrofio Renati in Udine, estr. dal «Cittadino Italiano» del 24 maggio 1900, Udine, Tipografia del Patronato, 1900; V. MANZINI, Sulla trasformazione dell’Orfanotrofio Renati, Udine, Tosolini, 1906, 5-11; R. MUNER, L’Istituto Renati o Casa di carità di Udine, Udine, Doretti, 1962, 10, 12, 23.

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