RICCHIERI FERDINANDO

RICCHIERI FERDINANDO (1609 - ?)

oratoriano, erudito

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Palazzo Ricchieri a Pordenone, sede del Museo civico d'arte, ampiamente modificato e restaurato da Ferdinando Ricchieri nella seconda metà  del XVII secolo.

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Frontespizio dell'opera "Raccolta de privileg de' Signori conti Ricchieri', scritta da Ferdinando Ricchieri che si firma con lo pseudonimo di Coridamo Silino, Udine 1676.

Fu il primogenito nato nel 1609 dall’unione matrimoniale, celebrata nel 1606, di Francesco e di Fontana Mantica, la nipote del pordenonese cardinale Francesco Mantica. Dall’unione nacquero altri due fratelli, Giovanni Lucio, ecclesiastico, e Flaminio, che sarebbe stato destinato a dare successione al casato. F. esprime con la sua vita l’inquietudine del secolo, ma anche l’incertezza socio-economica della famiglia cui apparteneva. Già nel corso del secolo XVI i Ricchieri avevano manifestato una crescente attenzione alle opportunità offerte dalla società del tempo per cercare di consolidare patrimonio e prestigio incrinati. Una delle strade privilegiate fu quella del servizio presso la corte e l’esercito absburgici e negli apparati della Serenissima. In questo, dunque, F. proseguì una linea di condotta familiare già consolidata. Egli fu instancabile viaggiatore per le corti europee, nelle quali cercava probabilmente l’affermazione sociale e finanziaria insieme all’appagamento per il suo animo inquieto. L’esito naturale delle sue numerose esperienze cortigiane furono l’ingresso nella diplomazia imperiale e francese e, nella vecchiezza, la consacrazione all’Oratorio. Dapprima uscì da casa per cercare fortuna presso la corte di Vienna, dove gli si aprì un’opportunità di carriera onorevole, godendo dell’attenzione di Ferdinando III e di Leopoldo d’Ungheria, poi imperatore. Con quest’ultimo era in rapporto di cameratismo, tanto che F. si permise di regalargli due cani da pernice con il relativo cacciatore in livrea (1661). Tuttavia preferì spostarsi alla corte del re di Francia, accompagnato da lettere commendatizie per il cardinale Mazzarino (una lettera scritta dal cardinale patrono Francesco Barberini, nipote di papa Urbano VIII, in data 28 ottobre 1645; una seconda scritta dal padre stesso del cardinale Mazzarino, Pietro, in data 30 settembre 1645). Dopo un certo periodo però F. tornò a Pordenone per occuparsi degli affari di famiglia. ... leggi Sfruttando le prestigiose amicizie che si era procurato nelle corti, il R. volle ridare fama alla propria famiglia nella cittadina: una serie di ospiti illustri onorò il palazzo urbano, a cominciare dal nunzio apostolico per la Germania Scipione d’Elzi, poi cardinale, conosciuto quando era presso l’imperatore Ferdinando III. Quando il nunzio rientrò dalla Germania il 9 aprile 1658 egli lo accolse a Gemona con carrozze e una compagnia di cinquanta cavalli per scortarlo fino a Pordenone, ricevendolo poi nel suo palazzo. Altro ospite di riguardo fu la duchessa di Mantova Maria Gonzaga: il 9 giugno 1660 ella passò per Pordenone, in viaggio per visitare sua figlia Eleonora († 1687) sposa di Ferdinando III, e il R. non mancò di offrirle un sontuoso ricevimento. Il legame con la corte absburgica era tale che l’imperatrice Eleonora scrisse una lettera commendatizia in favore del R., quando questi decise di dedicarsi alla vita religiosa. La lettera imperiale del 6 ottobre 1665 lo raccomandava presso il cardinale datario di papa Alessandro VII, onde gli si predisponesse il prestigioso decanato del capitolo di Cividale. Il R., entrato nel 1670 tra gli Oratoriani di Udine, volle istituire un Oratorio anche in Pordenone. L’impresa gli fu possibile con l’aiuto di un altro nobile pordenonese legato agli Oratoriani, Claudio Scotti nobile di Piacenza e conte di Sarmede. Sempre mirando alla grandezza del proprio casato, il R. s’industriò a riordinarne proprietà e finanze, per poi ristrutturare il palazzo urbico in forme “moderne” con imponenti lavori che terminarono nel 1667 (scritta incisa sulla balaustra di un poggiolo al primo piano). Il piano di rilancio della famiglia si completò con la stesura di un’opera celebrativa del suo prestigio nobiliare: la Raccolta de privilegi, e regali fatti da imperatori, re, arciduchi d’Austria, et altri prencipi concessi alla famiglia illustrissima de’ Signori conti Ricchieri nobili di Pordenone, Treviso, e del parlamento della Patria del Friuli, di maritaggi nobilissimi, e di fondationi di conventi, hospitali, prepositure, et altri legati pii di gran consideratione, cavati dagli originali stessi, et autenticati per mano di publico nodaro, stesa da Coridamo Silino, pseudonimo accademico dietro il quale si celava lo stesso F. Il libretto fu impresso dagli Schiratti in Udine nel 1676. Gli ultimi anni della vita di F. R. trascorsero in un oculato governo della famiglia della quale era l’indiscusso capo, badando a conservare un patrimonio gravato già da generazioni di fedecommessi di primogenitura. All’estremo dovette regolare il passaggio delle consegne all’erede, il nipote Francesco Mario, figlio del fratello Flaminio, mediante un atto di rinuncia in favore di questi (19 agosto 1690). Prima di morire, F. R. istituì suo erede universale il nipote Francesco Mario mediante pubblico testamento e ribadì il fedecommesso di primogenitura in favore del figlio del nipote, Giovanni Lucio, oltre che disporre una serie di numerosissimi legati pii (29 giugno 1692).

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Bibliografia

Ms Biblioteca civica di Pordenone, Catemario, Atto di rinuncia di Ferdinando Ricchieri in favore del nipote; ADP, Parrocchie, Arch. di Fiume Veneto, Testamenti 1643-1866, fasc. 4.

C. SILINO [F. R.], Raccolta de privilegi, e regali […] alla famiglia illustrissima de’ Signori conti Ricchieri […], cavati dagli originali stessi, et autenticati per mano di publico nodaro, Udine, Schiratti, 1676. A. BENEDETTI, I Conti Ricchieri. Storia di una famiglia, Pordenone, Savio, 1970; A. BENEDETTI, Brevi notizie sui Pordenonesi illustri, «Il Noncello», 2 (1952), 5-70: 54, nº 115; ID., Storia di Pordenone, a cura di D. ANTONINI, Pordenone, Edizioni de “Il Noncello”, 1964, 301; G. BRUNETTIN, Pordenone e i Ricchieri: due destini incrociati, in Il Museo civico d’arte di Pordenone, a cura di G. GANZER, Vicenza, Terra Ferma, 2001, 21-44.

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