RICCHIERI GIOVANNI LUCIO

RICCHIERI GIOVANNI LUCIO (? - 1675)

ecclesiastico, letterarto

Immagine del soggetto

Il caminetto nella sala dell'alcova, al piano nobile di palazzo Ricchieri a Pordenone.

Fu il secondogenito di Francesco e di Fontana Mantica. Scarse sono le notizie sulla sua vita che trascorse tutta all’insegna della vocazione ecclesiastica: visse nove anni in Roma, al servizio del cardinale Marcello Lante della Rovere quale maestro di camera. Come ricompensa ebbe il canonicato nel capitolo di Aquileia e la commenda abbaziale dei SS. Rustico e Fermo in Verona, oltre a diverse pensioni. In aggiunta, per il proprio mantenimento, egli poteva contare sul quartese in sei ville di giurisdizione familiare e sui due giuspatronati dei Ricchieri. Nel raffinato e colto ambiente romano ebbe modo di diventare un amante delle lettere e delle accademie, le forme associative mediante le quali andava diffondendosi il modo nuovo di fare letteratura, poesia, musica, arte. Così quando rientrò in Pordenone, il R. trasformò il palazzo di famiglia in un circolo per poeti e letterati, in ciò d’accordo con il fratello Ferdinando che vi colse un’altra opportunità per dare lustro al casato. Nel 1653 l’abate fondò l’«Accademia dei virtuosi» o «degli oscuri», che si riuniva ogni festa; anche il fratello Ferdinando volle farvi parte con lo pseudonimo di Coridamo Silino. A livello cittadino, uno degli accademici di spicco fu il notaio, poeta e storico Osvaldo Ravenna che scrisse un componimento in lode del fondatore. L’abate morì nel 1675, suscitando il cordoglio di due illustri personaggi, il potentissimo cardinale Pietro Vito Ottoboni, sostenitore della cultura accademica e poi papa Alessandro VIII, e il procuratore di S. Marco Battista Nani, che non mancarono di manifestarlo alla famiglia con lettere di condoglianze inviate al nipote. ... leggi Il suo testamento (15 aprile 1675) testimonia la sua pietà, il suo amore per la promozione della cultura cittadina e l’attenzione verso le incerte sorti patrimoniali della famiglia. Infatti, oltre a diversi legati pii, egli volle lasciare «la sua libreria» al convento dei frati cappuccini con il legato di 50 ducati alla sua morte affinché i suoi eredi li utilizzassero a incremento del fondo librario, che doveva restare in uso non solo ai frati ma anche ad essi. Non mancò di rinnovare il fedecommesso in favore del pronipote Giovanni Lucio.

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Bibliografia

ASP, Notarile, 704, Atti di Niccolò Foenis, fasc. 5259, f. 49-56.
C. SILINO [F. R.], Raccolta de privilegi, e regali […] alla famiglia illustrissima de’ signori conti Ricchieri […], Udine, Schiratti, 1676.
M. MAYLENDER, Storia delle Accademie d’Italia, IV, Bologna, Cappelli, 1929, 166; A. BENEDETTI, I conti Ricchieri. Storia di una famiglia, Pordenone, Savio, 1970; A. BENEDETTI, Brevi notizie sui Pordenonesi illustri, «Il Noncello», 2 (1952), 5-70: 54, n118; ID. Storia di Pordenone, a cura di D. ANTONINI, Pordenone, Edizioni de “Il Noncello”, 1964, 293-294; G. BRUNETTIN, Pordenone e i Ricchieri: due destini incrociati, in Il Museo civico d’arte di Pordenone, a cura di G. GANZER, Vicenza, Terra Ferma, 2001, 21-44.

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