ROIA ANTONIO

ROIA ANTONIO (1875 - 1943)

ecclesiastico, cultore di storia locale

Immagine del soggetto

Don Antonio Roia.

Nacque a Prato Carnico il 4 gennaio 1875. Entrato in Seminario a Udine il 20 dicembre 1888, fu ordinato sacerdote il 30 luglio 1899. Operò a Sutrio, Trava, Forni di Sotto, Artegna, Udine, Percoto, Fusea, Imponzo, Zovello, per fare ritorno infine a Prato Carnico. Morì presso l’ospedale di Udine il 16 luglio 1943 e le sue spoglie riposano nel paese natale. Tra le due guerre mondiali chi si imbatteva in R. notava un «uomo di montagna, rude, ma accogliente, dallo sguardo penetrante e dalla voce acuta, conversatore piacevole e indagatore vivace» (Spangaro). Appena quattordicenne R. cominciò ad interessarsi della storia dei Roia, discendenti dei Morandini di Truia, una delle famiglie più antiche della Carnia. Studente di filosofia e di teologia, frequentò con costanza archivi pubblici e privati, allargando via via il campo di ricerca: dalle vicende storiche di famiglia a quelle riguardanti il paese d’origine, il canale di S. Canciano, la Carnia intera. Da autore di saggi storici, pubblicò in lingua italiana Cenni storici della cura di S. Canciano (Tolmezzo, 1902), I Marioni di Forni di Sotto (Tolmezzo, 1914), La pieve di Gorto e le sue antiche filiali (Udine, 1914) ed altri scritti dello stesso tenore, editi tra il 1923 e il 1926. A Tolmezzo, presso casa Gortani, dal 1988 è accessibile l’archivio personale, che per un certo tempo risultò traslato in Liguria. ... leggi Vi figurano oltre 21.000 pagine di documenti, che comprendono diari e cronache «tempore belli», datate a Forni di Sotto durante la prima guerra mondiale, spogli di pratiche notarili e di carte di famiglia, genealogie, annotazioni di «meteorologia comparata», un epistolario e una sezione di 94 pagine dedicata alle prose in friulano carnico canalotto, grazie alla quale è stato possibile risalire alla paternità di quindici racconti anonimi o firmati con pseudonimo. Talvolta si tratta del nome del capostipite di R., vissuto intorno al 1250, tale Gusetto di Troj. In altri casi l’autore si nascose dietro i nomi e le sigle di Osualdo C. (Osvalda Canali era il nome della madre), V. G. (forse sta per Vittorio Gonano, parente e coautore con R. della commedia in friulano in quattro atti La Filipa, edita dalla Società filologica friulana nel 1972), il Tuti, Wolf Wölf (il professore Alessandro Wolf lo incoraggiò negli studi archivistici). L’uso reiterato dello pseudonimo a firma dei racconti pubblicati potrebbe trovare spiegazione nell’inopportunità di esporsi alla sorveglianza della curia diocesana; sta di fatto che, soprattutto per questa ragione, R. è rimasto a lungo pressoché sconosciuto quale autore di prose in friulano (Tolazzi), che constano di ventiquattro racconti, in parte apparsi su «Pagine friulane» (1896-1904), su «Ce fastu?» e sullo «Strolic furlan» tra il 1936 e il 1944. L’esordio a stampa di R. narratore risale al 1896 con La çhasa das strias [La casa delle streghe] su «Pagine friulane», dove si mantenne fedeltà alla grafia del manoscritto, a differenza delle pesanti modifiche apportate, nella direzione della variante centrale del friulano, dai curatori delle riviste della Società filologica friulana. L’esordio fiabesco del racconto riproduce i modi della narrativa orale: «‘Na vôlta al era un omp e ‘na femina, e ai çhi veva ‘na manezzada di canais, e n’ai veva nuia ce dâur da fruç a di chesta remba» [C’erano una volta un uomo e una donna, e avevano un buon numero di figli, e non avevano nulla da dar da mangiare a questa fanciullaia (traduzione di Tolazzi)]. Tra le due fasi di pubblicazione dei racconti è rilevabile una differenziazione stilistica: l’inventività, il ricorso incessante alle tradizioni popolari, la vivacità delle scritture del primo Novecento si tramutano in forzature pedagogiche, quasi degli “exempla”, come smorzati dalle esperienze belliche nelle riviste della Filologica. Ne La mont glaçada [La malga ghiacciata], prosa comparsa su «Ce fastu?» nel 1943, un malgaio che nega il cibo al Signore e a san Pietro si ritrova sepolto dalla neve, in seguito ad «una çhalada, ma cun ùali scûr» [una guardata, ma con occhio scuro] di quest’ultimo: «E nèvia ch’i çhi nèvii, an vignì tanta ch’a cuvierzè la mont cun duçh i enemâi e i pastùars e il fedâr. E chê nìaf na sci è majâti dilegada» [E nevica che ti nevichi, ne venne tanta che coprì la malga con tutti gli animali, i pastori ed il malgaio. E quella neve non si è mai più sciolta]. Uno dei racconti di R., Las barghessas di Nard Palot [I pantaloni di Nard Palot], compare anche in una raccolta di prose di Giuseppe (Bepo) Rupil, maestro a sua volta originario della Val Pesarina con il quale, pare, non ebbe rapporti diretti: «Ciò non deve stupire: la tradizione popolare ha trovato nei due scrittori un aiuto importante per la conservazione dei suoi prodotti» (Tolazzi). Risulta particolarmente interessante l’epistolario, soprattutto la corrispondenza con monsignor Pietro Giorgi (1905-1943), stesa in lingua maccheronica come il testo letterario La leggenda delle perpetue, databile dopo il 1910, nel quale confluiscono latino, carnico canalotto ed italiano. Si tratta di un racconto lungo incompleto e in buona parte inedito (fino al 1998, Tolazzi), che getta ironie sulla gerarchia ecclesiastica e sulle donne, tappa significativa nei percorsi maccheronici della letteratura friulana. Un esempio: «Sed tireamus in antea cum historia nostra. Sichedunquiter prohibitum est clericali muleriae fructis cimiare, fantactis scribere et in filam lare» [Ma tiriamo avanti con la nostra storia. Sicché si proibì alla ragazzaglia clericale di ammiccare alle bambine, di scrivere alle ragazze e di frequentare le veglie]. Le prose di R. non trovano udienza nelle principali antologie della letteratura friulana, fatta eccezione per un riferimento (Verona).

Chiudi

Bibliografia

C. TOLAZZI, Lettere friulane di A. R., «M&R», 10/1 (1991), 73-91; ID., Estratti da un maccheronico inedito di Antonio Roja, «Ce fastu?», 69 (1993), 111-122; Contas, comèdias e macaróns, a cura di C. TOLAZZI, Pasian di Prato (Udine), Campanotto, 1998; La Carnia da Caporetto alla Vittoria nel diario di Antonio Roja: tutta una immensa desolazione, a cura di A. DEOTTO - A. LONDERO - G. L. MARTINA - C. ZAMBELLI, Udine, Gaspari, 1998.

DBF, 702-703; G. VALE, In memoria di Don A. R., «Ce fastu?», 19 (1943), 187-190; G. SPANGARO, Antonio Roia. Sacerdote e cultore di patrie memorie 1875-1943, Savona, Priamar, 1964; Mezzo secolo di cultura, 244; D. MOLFETTA, Don Antonio Roja, «Sot la nape», 29/2 (1977), 58; L. VERONE, Rassegne di leterature furlane, Udin, SFF, 1999, 708.

Nessun commento

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *