RORARIO GIOVANNI BATTISTA

RORARIO GIOVANNI BATTISTA

notaio, erudito

Figlio primogenito di Girolamo detto “il Giovane” (cancelliere di Pordenone, da non confondersi con il ben più celebre Girolamo “il Vecchio”, di cui G. B. è pronipote), di lui non si conosce con esattezza la data di nascita, ma solo che esercitava la professione di notaio nel 1587. Dedicatosi inizialmente agli studi ecclesiastici, divenne infatti in un secondo tempo notaio di fama, godendo la fiducia di importanti famiglie, fra le altre quella dei conti di Porcia e Brugnera, nell’archivio dei quali si incontrava sovente il suo nome come redattore di un’ampia e svariata serie di documenti. Al servizio di tale famiglia, e in particolare del conte Silvio, noto condottiero della Repubblica di Venezia, ricoprì pure l’incarico di cancelliere. Nel 1575 si dedicò alla compilazione di un Regestario di un archivio purliliese del Seicento, apposito registro in cui ordinò e riassunse numerosi documenti appartenenti all’archivio privato dei Porcia, opera che portò a termine nell’anno successivo. Il lavoro rimase inedito fino al 1929, quando venne scoperto e pubblicato dallo studioso di storia locale Antonio De Pellegrini. L’edizione si rivela particolarmente preziosa per la quasi totale perdita dell’archivio nobiliare per cause accidentali durante il secondo conflitto mondiale. Il R. fu anche cultore di poesia, anche se ben poco ci resta a testimonianza della sua produzione. Un suo sonetto appare insieme con componimenti dell’abate Giovio, di Bernardo e Torquato Tasso, di Angelo di Costanzo, degli Amaltei e di altri nella raccolta del 1561 Rime di diversi nobilissimi ed eccellentissimi autori in morte della Signora Irene delle Signore di Spilimbergo. Figlia di Adriano di Spilimbergo, del ramo d’Enrico cioè dei Lepidi detti anche di Solimbergo e della patrizia veneziana Giulia da Ponte, particolarmente versata nella musica e nella pittura, forse anche allieva di Tiziano Vecellio, Irene era morta prematuramente per tifo a soli vent’anni, il 17 dicembre 1559, destando la più viva commozione dei suoi contemporanei che le avevano dedicato la sopra citata raccolta poetica, uscita a Venezia per volontà del gentiluomo veneziano Giorgio Gradenigo. La presenza del R. nella silloge fa intuire i suoi indubbi legami col mondo letterario del tempo, ma non è l’unica testimonianza della sua attività poetica. Ci è dato infatti di rinvenire un suo sonetto anche nella raccolta Rime di Vitale Papazzoni, pubblicata a Venezia nel 1572, in cui egli allude ad un’ignota fanciulla di nome Laura di cui l’amico poeta si era vanamente invaghito.

Bibliografia

G.B. RORARIO, Regestario di un archivio purliliese del Seicento. Cenni intorno ai Rorario e sugli archivi della famiglia Porcia e Brugnera, a cura di A. DE PELLEGRINI, Pordenone, Arti grafiche, 1929; [sonetto] in V. PAPAZZONI, Rime, Venezia, 1572; [sonetto] in Rime di diversi nobilissimi ed eccellentissimi autori in morte della signora Irene delle signore di Spilimbergo alle quali si sono aggiunti versi latini di diversi egregi poeti, in morte della medesima signora, a cura di G. GRADENIGO, p. II, Venezia, D. e G.B. Guerra, 1561.

LIRUTI, Notizie delle vite, IV, 283-284; Mille protagonisti, 415-416.

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