SANTORINI GIOVANNI ANTONIO

SANTORINI GIOVANNI ANTONIO (1756 - 1817)

inventore, imprenditore serico

Immagine del soggetto

Frontespizio del volume 'Nuova macchina per la trattura della seta...' di Giovanni Antonio Santorini, Milano 1809.

Nacque l’8 giugno 1756 a Spilimbergo in una ricca e nota famiglia di origine veneziana di medici, architetti e notai. Studiò a Bologna e a Padova, dove si specializzò in matematica, fisica, botanica, farmacia e architettura. Rivelò doti eccellenti nelle arti edili – fu tra l’altro il progettista del Teatro Sociale di Spilimbergo – e soprattutto nelle arti meccaniche. Si occupò pure di agricoltura, promovendo in particolare la gelsibachicoltura. Ebbe dalla seconda moglie Catterina Galvani, di illustre famiglia pordenonese, undici figli (altri cinque ne aveva avuti dalla defunta Lucrezia Marsoni), tra cui Giandomenico, medico valentissimo, e Pietro, continuatore dell’attività imprenditoriale paterna, il quale eresse a Spilimbergo un filatoio perfezionato, ottenendo nel 1836 una «privativa» per l’invenzione di un nuovo tipo di torcitoio che consentiva notevoli incrementi di produttività. S. fu uno dei più importanti eredi, tra fine Settecento e inizio Ottocento, dello spirito innovativo messo in atto per primo, nell’ambito della sericoltura friulana, da Antonio Zanon. Le sue ricerche teoriche e operative, come quelle di altri studiosi e innovatori più o meno contemporanei, approdarono all’elaborazione di un modello socioeconomico e produttivo ben applicabile alle condizioni del Veneto orientale e del Friuli, fondato su piccoli impianti rurali decentrati: un’alternativa realistica, ma nel contempo efficiente, rispetto alle unità produttive di grandi dimensioni e alle filande a vapore che iniziavano ad affermarsi in area lombarda. Nella Memoria presentata alle nobb. Deputazioni della Patria del Friuli e Città di Udine, redatta nel 1805, S. esaminò le condizioni della trattura in Friuli e i mezzi atti a perfezionarla, auspicando più adeguate misure di politica economica, fiscale e commerciale, onde elevare gli standard produttivi del setificio friulano. ... leggi Egli propugnò inoltre un miglioramento tecnico riconducibile allo sviluppo dell’istruzione, così da coniugare la teoria con la prassi imprenditoriale, che sovente risultava poco razionale. Il contributo dell’imprenditore spilimberghese all’ammodernamento dell’industria serica non fu solo di idee, ma si concretò nella progettazione e costruzione di un nuovo sistema di trattura messo in funzione fin dal 1802 nella sua filanda, che all’epoca con venti fornelli era una delle maggiori del Friuli. Tale sistema fu da lui illustrato dettagliatamente, con ampio ricorso a tavole esplicative, nella pubblicazione Nuova macchina per la trattura della seta […] descritta per commissione di S. E. il signor Ministro dell’Interno del Regno d’Italia, edita a Milano nel 1809 con il patrocinio del governo napoleonico. La macchina ideata da S. presentava innovative soluzioni tecniche, che gli permisero di conseguire non solo la riduzione dei costi di produzione, risparmiando manodopera oltre che combustibile, ma anche il miglioramento quali-quantitativo della seta greggia, realizzato anzitutto con la meccanizzazione del moto degli aspi. Si sottolineò che i suoi venti fornelli per la trattura della seta non occupavano più spazio di dieci e lavoravano per quaranta. Costruita e venduta su commissione, la sua macchina ebbe ampia diffusione anche al di fuori del territorio veneto-friulano, rimanendo competitiva per più di mezzo secolo rispetto alle bacinelle riscaldate da caldaie a vapore. La pubblicazione di S. fece testo per almeno un ventennio e il suo sistema fu largamente divulgato anche nei congressi degli scienziati italiani. Rinunciando alla possibilità di acquisire un brevetto o un privilegio, l’inventore spilimberghese, dopo aver chiesto in cambio al governo austriaco, ma vanamente, l’esenzione dal pagamento del «dazio fornelli e tasse» per risarcirsi delle spese sostenute, chiese in alternativa, a titolo di compenso, trenta campi di terra presso la sua abitazione, che poi ottenne – come ebbe ad attestare il figlio Pietro – dal governo del Regno italico. Nel 1821, dopo la sua morte avvenuta per tifo il 28 giugno 1817, il governo austriaco mandò degli incaricati a casa Santorini, per ricopiare il manoscritto e curare una nuova edizione del suo volume. Ancora negli anni Quaranta si rilevava come «i macchinismi» di S. fossero «piuttosto diffusi» in Friuli e le sete da essi filate godessero «non poco credito».

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Bibliografia

F. GERA, Saggio sulla trattura della seta, Milano, A. F. Stella e figli, 1829, 241-251; G. CERNAZAI, L’industria della seta in Friuli al principio di questo secolo, a cura di G. VALENTINIS, Udine, Doretti, 1891, 9-15 (nozze Leone-Masciadri); G. COLLEDANI, Gelsi, seta, uomini, filande, in Spilimbèrc, 537-539; R. TOLAINI, L’industria serica in Friuli nella prima metà dell’Ottocento. Alcune note, in Andrea Galvani 1797-1855. Cultura e industria nell’Ottocento a Pordenone, a cura di G. GANZER, Pordenone, Studio Tesi, 1994, 51-75; F. BOF, Gelsi, bigattiere e filande in Friuli da metà Settecento a fine Ottocento, Udine, Forum, 2001, voce e soprattutto 84-92.

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