SARCHI FRANCESCO FILIPPO

SARCHI FRANCESCO FILIPPO (1764 - ?)

letterato

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Versi di Francesco Filippo Sarchi da Elementi di geografia moderna per uso de' giovanetti... (Udine, Biblioteca civica).

Figlio di Elia Morpurgo di Isach Gabriel e di Vittoria Finzi da Ferrara, nacque nel 1764, probabilmente a Gradisca. Assunse come il padre il cognome di Sarchi e visse nella contea di Gorizia, poi fra Vienna, Trieste, Parigi e Londra. Fu pubblicista: eclettico traduttore, scrittore e commentatore, autore di una grammatica italiana e di raccolte poetiche. La sua vita avventurosa e le sue scelte possono essere considerate emblematiche di alcune posizioni – le più estreme – degli ebrei negli eventi epocali della prima emancipazione. Scarsissime sono le notizie relative all’infanzia ed all’adolescenza di S., certamente dovette frequentare il Bathe Keneset (luogo di studio della Torah e scuola di religione) della comunità gradiscana; l’abitudine della famiglia ad ospitare un giovane maestro quale precettore indica una probabile istruzione privata. Le disposizioni del “Judentoleranzpatent” di Giuseppe II gli consentirono di proseguire gli studi, dapprima al Ginnasio di Gorizia, all’epoca tenuto dagli scolopi, poi a Vienna dal 1787, per potervi intraprendere, «protetto dal gran Giuseppe», come egli ebbe ad esprimersi, dapprima gli studi di filosofia (corrispondente a discipline umanistico-letterarie) e poi quelli di diritto, tanto che dalla documentazione della Juridische Fakultät risulta che ottenne la laurea il 27 maggio 1797, mentre non è documentata e non è certa un’eventuale prima laurea in filosofia. Fra il 1787 e il 1788 avvenne il mutamento del nome di famiglia da Morpurgo in Sarker, o Sarchi, nella forma italianizzata preferita da Samuel. ... leggi Negli stessi anni maturò in lui una diversa convinzione religiosa, che lo portò a convertirsi al cristianesimo. Ricevette il battesimo il 5 gennaio 1790 nel duomo di S. Stefano, assunse come primo nome Francesco di Paola e come secondo Filippo, da quello del suo padrino, il consigliere aulico e segretario della cancelleria imperiale Bernardo Filippo Sibertes. Il sacerdote battezzante fu Patrizius Fast, alla cura di S. Stefano e professore al Seminario, avversario dell’apertura agli ebrei e della politica di tolleranza. Grazie anche alle sue capacità linguistiche e alla sua cultura, la nuova situazione fu per S. ricca di significato e di influenza sui rapporti sociali nella Vienna dell’epoca; frequentò Joseph von Sonnenfels, uno dei maggiori rappresentanti dell’illuminismo nell’Impero, nonché giurista, docente e consigliere aulico, e Gottfried van Swieten, membro della commissione aulica agli studi e responsabile delle riforme universitarie, figlio di Gerhard, archiatra di corte e già consigliere di Maria Teresa. Fece carriera quale giurista, sino a divenire avvocato aulico accreditato e pubblico imperiale notaio. Nel contempo S., che risulta membro della reale Accademia di Firenze e dell’Arcadia di Roma, pubblicò diverse opere, inoltre promosse e divenne il primo docente della cattedra di lingua e letteratura italiana all’Università di Vienna. Fu lo stesso S., infatti, ad avanzare nell’ottobre 1794 alla Studien-Hof-Commission la richiesta di poter tenere all’Università un corso di lingua e letteratura italiana di durata annuale, destinato agli studenti di tutte e quattro le Facoltà dell’Ateneo viennese, con un insegnamento impartito sulla base della loro conoscenza del latino. Vi era stato un tentativo precedente, che aveva ottenuto scarso successo. Invece S. riuscì ad impostare un valido insegnamento – il programma spaziava dal linguaggio della vita quotidiana alla storia della lingua, all’etimologia, alla grammatica, alla prosodia, agli autori classici italiani –, che egli tenne dal 1795 al 1806 e che gli fece ottenere il pregevole ed ambito titolo di professore. Regolate da alcune risoluzioni imperiali del 1814 e del 1826, la cattedra e la disciplina acquisirono in seguito sempre maggiore importanza, non tanto per la formazione umanistico-letteraria cara a S., quanto per la preparazione di coloro che si dedicavano al servizio statale. Riguardo alle vicende famigliari, nonostante la conversione, S. mantenne i legami con la famiglia di origine, in particolare con il padre e con il fratello. Alcune fonti attestano inoltre il suo matrimonio con Franciska, erede e dunque probabilmente anche figlia di Mathias Andreas Schmidt – editore di corte nonché imperial regio stampatore universitario –, dalla quale ebbe diversi figli. All’epoca della dominazione francese, gli ideali politici di Bonaparte, che gli parevano riprendere e condurre alla realizzazione giuridica gli intenti di parificazione civile, attrassero S., che divenne un convinto sostenitore di Napoleone. Nel 1807 tornò da Vienna e, secondo diverse testimonianze, si riconvertì all’ebraismo insieme con i figli. L’alternarsi delle vicende politiche e il suo animo inquieto non gli consentirono però una stabilità. Visse principalmente a Gorizia e Trieste; da questa città venne espulso dall’Austria per le sue idee nel 1809; vi tornò subito dopo – in regime napoleonico – per svolgervi diverse mansioni; all’epoca era iscritto alla Loggia massonica Vedovella. Nel 1813, allorché città e porto ritornarono sotto l’Austria, riparò a Parigi. Nel 1817 chiese di tornare a Trieste, ma era ormai considerato «il più gran malfattore» e l’autorizzazione gli fu negata. A Parigi si occupò ancora di linguistica e dell’insegnamento dell’italiano ed entrò a far parte della Société Asiatique appena fondata. Passò poi a Londra, dove si trovava nel 1824 e dove pubblicò un saggio in inglese sulla poesia ebraica. Di nuovo a Parigi dal 1828, continuò nel suo interesse per l’ebraico – come dimostra la pubblicazione di un’articolata Grammaire – e rinsaldò i suoi rapporti con gli ebrei. Mentre i suoi figli tornarono cristiani, S. continuò infatti a vivere da ebreo sino alla morte, avvenuta, secondo una fonte, nel 1829. Quanto alle sue opere pubblicate, il primo lavoro di S. a Vienna fu la traduzione dall’italiano al tedesco del 1788 di un libretto di Lorenzo Da Ponte per il dramma tragicomico in cinque atti Axur, re d’Ormus, posto in musica da Antonio Salieri. Nel 1793 pubblicò per i tipi dello Schmidt una sua traduzione delle Betrachtungen eines österreichischen Staatsbürgers di Joseph von Sonnenfels, che si inseriva nel dibattito politico con una posizione decisa contro il “fanatismo repubblicano”, con il titolo Riflessioni d’un patriotta austriaco ad un amico. S. tradusse il titolo rendendo la parola “Staatsbürger”, cioè “cittadino”, nella diversa sfumatura del termine italiano “patriota”. Al 1795, quale testo per l’università, pubblicò a Vienna, sempre da Schmidt, un corso di lingua italiana, che ebbe tre edizioni sino al 1805, dal titolo Versuch einer theoretisch-praktischen italienischen Sprachlehre für Deutsche als Vorlesebuch [Tentativo di una grammatica italiana teorico-pratica per tedeschi quale testo per lezioni universitarie]: esso seguiva l’impostazione didattica di Giovanni Comenio e riprendeva in parte le Regole ed osservazioni della lingua toscana del 1745 di Salvatore Corticelli; conteneva elementi di storia della lingua italiana, nozioni di filologia, inoltre i capitoli sull’etimologia, la sintassi, l’ortografia e la prosodia; infine un vocabolario diviso per argomenti e per situazioni ed un elenco di proverbi, una raccolta di frasi del linguaggio familiare, esempi di dialoghi in situazione, un’antologia di brani di autori di varie epoche, infine un inconsueto capitolo di Cose mercantili. Nel 1797 S. risulta aver pubblicato, sempre a Vienna, un’antologia: Ape poetica, oder Auswahl der besten italienischen Gedichte [Ape poetica, o il fior fiore delle migliori poesie italiane], opera alla quale non è stato possibile risalire. Nell’intermezzo triestinogoriziano pubblicò a Udine nel 1811, nella stamperia dei fratelli Pecile, gli Elementi di geografia moderna per uso de’ giovanetti in versi rimati dell’avvocato Sarchi da Gradisca pastor arcade romano ed accademico fiorentino, che ebbe un’edizione anche a Trieste (Tipografia Municipale, 1811). Le ultime opere furono un Cours de thèmes italiens, pubblicato a Parigi nel 1823 per conto dell’autore, così come il saggio An Essay on Hebrew Poetry, Ancient and Modern, stampato a Londra nel 1824. Infine la Grammaire Hébraïque raisonnée et comparée, uscita a Parigi dapprima per le edizioni Dondey-Dupré nel 1828, poi nel 1838 per le edizioni Girard frères ed infine nel 1844. Si nota la volontà dell’autore di farne un’opera aggiornata, che tenesse conto degli ultimi apporti degli studi di semitistica. S. considerò i contributi del barone Sylvester de Sacy, autore dei Principes de Grammaire Générales e di una grammatica della lingua araba, orientalista dal quale aveva ricevuto preziosi consigli. Il testo intendeva essere graduato ed utilizzabile da discenti di diverso livello; era suddiviso in sei capitoli, riguardanti fonetica, morfologia, sintassi, metrica, ortografia e sistema delle radici. Nella suddivisione e nella trattazione, S. sembra rifarsi al modello delle grammatiche latine classiche. Ampio spazio, quasi un quarto del volume, era destinato alla sintassi e questo costituiva un indubbio elemento di originalità in comparazione all’analoga produzione grammaticale dell’epoca.

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Bibliografia

Notizie e riferimenti in Wiener Stadt-und Landesbibliothek, Portheimischer Biographischer Zettelkatalog, n. 319, alla voce Sarker.

Elencano scritti di Sarchi: S.D. LUZZATTO, Prolegomeni ad una grammatica ragionata della lingua ebraica, Padova, Cartallier, 1836, 66, 218; M. STEINSCHNEIDER, Catalogus librorum Hebraeorum in Biblioteca Bodleiana, Berlino, A. Friedlaender, 1852-1860, col. 2500, n. 7091; J. FÜRST, Bibliotheca Judaica. Bibliographisches Handbuch der gesamten jüdischen Bibliographie, III, Leipzig, W. Engelmann, 1849-1863, 245.

In generale sull’illuminismo ebraico nel Nord-Est d’Italia e sulla tolleranza si veda L. DUBIN, The Port Jews of Habsburg Trieste. Absolutist Politics and Enlightenment Culture, Stanford, Stanford University Press, 1999, 64-94, 118-137. M. STEINSCHNEIDER, Letteratura italiana dei giudei, «Vessillo Israelitico», 25 (1877), 342-343; 26 (1878), 15; G. TAMANI, L’emancipazione ebraica secondo Elia Morpurgo di Gradisca, «Annali di Ca’ Foscari», 30 (1989), 11, 20; M. DEL BIANCO COTROZZI, Samuel Morpurgo alias Francesco Filippo Sarchi, linguista e docente nella Vienna di fine Settecento, in We-Zot’ Le-Angelo. Raccolta di studi giudaici in memoria di Angelo Vivian, a cura di G. BUSI, Bologna, Associazione italiana per lo studio del giudaismo/Edizioni Fattoadarte, 1993, 199-231; Encyclopaedia Judaica, 2nd ed., 1-16, Jerusalem/Detroit, Keter-Thomson Gale, 2007, 8, 55.

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