SECULIN LODOVICO

SECULIN LODOVICO (1832 - 1907)

pittore

Immagine del soggetto

Ritratto della moglie, olio su tavola di Lodovico Seculin, 1856 (Gorizia, Musei Provinciali).

Sono scarne le notizie biografiche di S., che nacque nel 1832 a Vienna da padre goriziano, omonimo del figlio, e da Teresa Hobel, austriaca. A volte è stata riportata una diversa trascrizione del cognome: Segulin. Si formò artisticamente all’Accademia di Vienna, presso la quale si dedicò particolarmente ad affinare la precisione del disegno. Trasferitosi a Gorizia, dove rimase fino alla morte, si applicò con successo alla ritrattistica e alla natura morta; fu anche paesaggista e autore di pittura sacra. Realizzò una serie di bozzetti per gli scenari del Teatro di Società di Gorizia e fu pure restauratore di dipinti antichi. Raccolse una ricca serie di incisioni antiche, donate poi all’amministrazione provinciale isontina. Il Ritratto della moglie, Barbara Weichselberger (olio su tavola, 1856) e il Ritratto della madre sono stati presentati sia alla Mostra d’arte moderna, nel 1948, sia alla Mostra del collezionista isontino, nel 1960, svoltesi entrambe a Gorizia a palazzo Attems. Nella rassegna del 1960 furono esposti anche un paesaggio, Palude, ed un dipinto a tema sacro, Cappella Votiva. Il ritratto della moglie e quello di Lucia Maurovigh Wildenbrunn (1855-1860) nel 1908 sono stati donati dalla famiglia Seculin all’amministrazione provinciale di Gorizia, che li ha depositati presso i Musei civici di Borgo Castello. Presso questa istituzione museale è conservata anche una serie di altri cinque ritratti, frutto di acquisti e donazioni, una Natura morta con bicchiere, coltello e limone (1873) ed una Natura morta con bicchiere, cucchiaio e arancia (1878). Fu pittore accademico di grande perizia, nei ritratti attento ai particolari, che curava minuziosamente, e pertanto molto apprezzato dalla borghesia del tempo, come testimoniano le sue opere conservate presso collezioni private isontine e triestine. ... leggi Fece probabilmente uso di prototipi fotografici che gli permettevano di rielaborare con calma il dipinto, coniugando felicemente il realismo nella riproduzione fisionomica con la manifestazione del carattere psicologico dell’effigiato. Nelle nature morte mostrò una speciale predilezione per raffinati accostamenti tra le superfici rugose di agrumi e le levigate e trasparenti superfici vitree di bicchieri dipinti su un fondo nero ad esaltare i giochi di luce. È ritenuto il primo maestro di Italico Brass. Morì nel capoluogo isontino nel 1907.

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Bibliografia

COSSAR, Storia dell’arte, 347; G. BRADASCHIA, Andiamo insieme a visitare i Musei Provinciali di Gorizia, Gorizia, Amministrazione provinciale di Gorizia, 1970, 57, 141, 167; M. MALNI PASCOLETTI, La pinacoteca di palazzo Attems, «Studi Goriziani», 45/1 (1977), 48-49; L. RUARO LOSERI, La natura morta nella Pittura Triestina, Trieste, Assicurazioni Generali, 1995, 58; C. MARTELLI, Dizionario degli Artisti di Trieste, dell’Isontino, dell’Istria e della Dalmazia, Trieste, Hammerle, 2001, 342, 343; S. TAVANO, Arte e artisti nordici nel goriziano, in Cultura tedesca, 319.

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