SIAUVE ÉTIENNE-MARIE

SIAUVE ÉTIENNE-MARIE (1757 - 1812)

ecclesiastico, commissario di guerra, giornalista

Immagine del soggetto

Gli scavi del foro romano a Zuglio, in Carnia (Udine, Civici musei, Fototeca).

Sacerdote, giornalista e commissario di guerra francese, fu in servizio presso l’Armée d’Italie durante la seconda guerra franco-austriaca. Distaccato in Friuli fra il 1806 e il 1812, si adoperò per la valorizzazione e la tutela del patrimonio archeologico di Cividale, Aquileia e Zuglio, ottenendo dal governo del Regno d’Italia l’erogazione di un finanziamento pubblico per l’esecuzione di scavi archeologici (1807-1813). Di S. non sono molti i dati biografici sicuri. Figlio di Mathieu, mercante di ferro benestante, e di Françoise Peyssoneaux, nacque nel 1757 a Saint-Étienne-en-Forêz. Avviato alla carriera ecclesiastica, nulla sappiamo della sua formazione. Nel 1789 era vicario a La-Ricamarie, piccolo comune presso Saint-Étienne. Tipico “curé-philosophe” devoto agli ideali della Rivoluzione, il primo giugno 1790 firmò, con altri sacerdoti, una lettera contro la “proposta di Dom Gerle”, l’iniziativa parlamentare del clero che mirava a far decretare il cattolicesimo come religione di stato. Poco dopo indirizzò all’Assemblée nationale uno scritto in cui delineava il progetto di un’educazione nazionale affidata allo Stato, ma permeata di contenuti religiosi. Alla fine del 1790 fu tra i fondatori della “Société des Amis de la Constitution” di Saint-Étienne, l’equivalente locale del “Club des Jacobins”. Il 15 aprile fu incaricato di commemorare Honoré-Gabriel de Mirabeau, morto a Parigi fra grandi manifestazioni di cordoglio, e il 26 giugno aderì alla Costituzione civile del clero; nominato curato di Ampuis, nel dipartimento del Rhône et Loire, vi restò, secondo gli annali parrocchiali, fino al novembre 1792. In questo periodo pubblicò un dialogo sul sacerdozio nello Stato repubblicano e un altro, semianonimo, in cui affidava a Luigi XVI una paradossale difesa della costituzione civile del clero. ... leggi Il 17 novembre 1791 uscì sulla «Feuille villageoise», il settimanale dei riformatori diretto da Giuseppe Antonio Cerutti, un suo appello patriottico con la proposta di una nuova preghiera destinata a un dio “rivoluzionario”, garante soprattutto della libertà e della giustizia sociale. Il 15 febbraio 1792 commemorò Cerutti, morto pochi giorni prima dopo una lunga malattia, e l’orazione tradisce i primi segni di insofferenza nei confronti del cattolicesimo tradizionale. In un discorso politico pronunciato il 20 giugno a sostegno delle Societés populaires, create dal deputato girondino François-Xavier Lanthenas, attaccò per la prima volta i confratelli del clero, proponendo di nominare al loro posto dei messi civili che definisce «propagateurs de la raison». Nel frattempo divenne redattore della «Feuille Villagoise», che sotto la direzione di Philippe-Antoine Grouvelle si era trasformato in un organo di propaganda anticlericale. Prima del novembre 1792 rinunciò ai voti e venne sostituito nella curatela di Ampuis dal suo vicario. Nel 1793, grazie ai contatti con il ministro della Guerra Joseph Servan de Gerbey, entrò nei quadri dell’esercito come commissario di guerra dell’Armée des Alpes. Il 7 brumaio anno II (28 ottobre 1793) era a Lione, probabilmente al seguito del generale Kellermann che stroncò la rivolta della città. Lo stesso giorno prese in moglie Éléonore Carret, figlia di un chirurgo della città. Fra il 1795 e la primavera del 1798 gli venne comminata, per ragioni che non si conoscono, la sospensione dal servizio: sarà reintegrato il 7 termidoro anno VII (25 luglio 1799) al termine di un procedimento disciplinare in cui deposero a suo favore il generale Kellermann, suo ex-comandante, e il consigliere di Stato Jean-François de Nantes, futuro responsabile dell’ordine pubblico in Provenza. Nel frattempo S. si era trasferito a Parigi ed era entrato nella Teofilantropia, il più ricco e influente dei culti civili rivoluzionari (1796-1801). Nell’agosto 1797 ottenne con il benestare di Jean-François Reubell la direzione de «L’Écho des cercles patriotiques et des réunions des théophilanthropes», il giornale della setta, molto vicino al Direttorio, di cui rifletteva probabilmente gli orientamenti coperti. Nello stesso periodo diffuse un opuscoletto con il progetto di una Società di geografi itineranti incaricati di rilevare e organizzare i dati territoriali dei dipartimenti, un’idea che anticipava di molti anni il più noto Institut Nomade di Charles-Louis Cadet de Gassicourt (1823). Era il culmine della sua carriera, che coincise con la nomina a sottocapo di una sezione del ministero della guerra. Ma la fortuna non durò a lungo. Tenacemente fedele ai valori repubblicani, alla fine del 1797 lanciò il suo giornale in una campagna contro la chiusura forzosa delle Societés patriotiques, create per contrastare il successo dei realisti alle elezioni dell’anno V ma divenute sospette al Direttorio per la massiccia infiltrazione di neogiacobini. La presa di posizione gli alienò le simpatie dei direttori Reubell e La Revellière-Lepaux, che presero le distanze dalla Teofilantropia. Il 10 germinale all’«Échos» vennero tagliati i finanziamenti statali e poco dopo il giornale chiuse. Alle elezioni dell’anno VI, voltate le spalle al Direttorio, S. si presentò candidato della sinistra per il Consiglio dei Cinquecento nel dipartimento della Loira. Quarto e ultimo degli eletti, ottenne un seggio annuale ma la sua elezione, come tutte quelle del dipartimento, fu annullata a seguito della legge del 22 floreale (11 maggio 1798) con cui il Direttorio impediva ai giacobini e ai babeuvisti di assumere la maggioranza al Corpo legislativo. S. fu ufficialmente deputato per trentadue giorni (dal 22 germinale al 22 floreale), ma non sedette mai in assemblea. Chiusa l’avventura giornalistica e frustrate le ambizioni politiche, tornò all’esercito, aggregato alla prima divisione dell’Armée d’Italie, che dal 1799 è al comando del generale Suchet. La sua carica era quella di commissario di guerra, incaricato della polizia militare. È documentato in Italia per la prima volta il 28 agosto 1800 a Cremona, dove tenne una conferenza nella locale Accademia di scienze e belle arti. Dopo la firma del trattato di Lunéville (9 febbraio 1801) S. era di guarnigione a Mantova, accolto nell’Accademia virgiliana. Il 21 marzo collaborò con il governatore militare, il generale Sextius-Alexandre de Miollis, all’organizzazione di una manifestazione in onore di Virgilio, al quale venne dedicato un monumento nella ex-piazza dell’argine, ribattezzata piazza Virgiliana. Il 29 agosto 1801 fu protagonista di una vicenda importante per il patrimonio italiano. Con il permesso dell’amministrazione dipartimentale fece rimuovere dalla chiesa dei gesuiti di Mantova il grande quadro di Rubens con l’Adorazione della Trinità (1599-1605), gravemente danneggiato dalle balle di erba umida accatastate a contatto con la tela. Il dipinto venne trasportato nello studio del pittore Felice Campi e qui smembrato per recuperare il gruppo centrale e i ritratti dei membri della famiglia Gonzaga. L’intervento del prefetto della biblioteca civica Leopoldo Costa presso il generale Miollis lo costrinse a restituirne i lacerti che, depositati provvisoriamente nella sede dell’Accademia di belle arti, sono oggi le sole parti rimaste del capolavoro rubeniano. S. è attestato per l’ultima volta in Italia il 13 maggio 1802, quando si interessò alla giovane contadina Giacoma Foroni, un caso allora noto di ermafroditismo, traducendo in francese la relazione dei medici incaricati dell’esame autoptico. Al ritorno in Francia, probabilmente negli ultimi mesi del 1802, fu distaccato a Poitiers, che divenne per lui una seconda patria. Qui non prese parte alla vita politica, ma si dedicò con passione agli studi antiquari, entrando in rapporto con la Societé d’émulation, una sorta di locale Accademia delle scienze fondata nel 1802, da cui ricevette l’incarico di illustrare i monumenti antichi e medievali del dipartimento della Vienne. Nel febbraio 1803 fece eseguire a proprie spese degli scavi nella chiesa di S. Giovanni di Poitiers, portando in luce i resti di una vasca battesimale di forma ottagona e dimostrando che l’edificio non era il sepolcro di Claudia Varenilla (PIR2C 1130), come si era creduto da Mabillon in poi, a causa di una dedica reimpiegata nel pavimento (CIL XIII, 1129 = AE 1959, 298), bensì il battistero paleocristiano di Limonum. I risultati degli scavi, tutt’ora citati in letteratura, nonché le indagini sul cimitero merovingio di Civaux e sul menhir con l’iscrizione di Frontu figlio dei Tarbeisu (CIL XIII, 1171) conservato a Naintré, nel sito allora detto “le Vieux-Poitiers”, costituiscono i Mémoires sur les Antiquités du Poitou, che videro la luce quando S. aveva ormai raggiunto l’esercito in Olanda. Il volume ebbe successo e gli valse di essere ricevuto all’Academie celtique di Parigi, la futura Societé des antiquaires de France: anni dopo Eloi Johanneau ne pubblicò un riassunto sui «Mémoires de l’Academie» (t. III, f. VII, 1809, 1-12) e uno dei soci, Alexandre Lenoir di Lione, con il quale S. era in corrispondenza (BM Lyon, ms fonds Coste 1133 = ms Delandine 16155: S. ad A. Lenoir, Udine 20 marzo 1807) ne discusse le tesi (Observations sur les figures du temple de Montmorillon, ibid., 18-33). Nel 1805 fu richiamato in servizio presso il II corpo dell’Armée d’Hollande, comandato dal generale Auguste Frédéric Viesse de Marmont (1774-1852), il futuro duca di Ragusa. Si trasferì a Utrecht, dove fece stampare un breve saggio sulla chiesa ottagona di Montmorillon, destinato in origine ai Mémoires; secondo alcune biografie pubblicò anche un Mémoire sur les temples des Druides et les antiquités du Poitou, in due tomi, ma il volume non esiste in alcuna biblioteca ed è una chiara conflazione dei due precedenti. Durante le operazioni belliche le notizie si fanno rare; se, com’è probabile, seguì gli spostamenti del suo reparto, giunse in Friuli nei primi giorni del 1806 (l’ordine di occupare la linea dell’Isonzo fu impartito a Marmont il 27 dicembre 1805). Nel 1806 era di stanza a Lubiana e strinse amicizia con il filologo Žiga Zois, che presentò all’Academie celtique; questi a sua volta lo mise in contatto con il giovane collega Jernej Kopitar a Vienna, il quale acquistò per lui dei libri. Ancora più stretto fu il sodalizio con il francescano Valentin Vodnik, illustre slavista, che introdusse presso Marmont e con il quale studiò le rovine di Emona e la topografia del Norico. Alcuni riferimenti a queste ricerche comuni si trovano nel De antiquis Norici viis urbibus et finibus, scritto peraltro solo nel 1811 a Verona. Nel febbraio 1807 gli venne concesso di risiedere a Udine, e compì ripetuti viaggi a Cividale (1807), Aquileia (1807), Zuglio (ottobre 1807, agosto 1808) e Pola (novembre 1807). Su quest’ultima località promise al ministro di Breme un resoconto etnografico-archeologico che non avrebbe mai scritto (o che è andato perduto). In questo periodo consultò le carte di Angelo Maria Cortenovis ed entrò in contatto con Girolamo Asquini, con il quale intrattenne una fitta corrispondenza che fornì al conte friulano il pretesto per attribuire a S. alcuni dei suoi falsi. Nel settembre 1808 fu trasferito a Treviso, sede del dipartimento del Bacchiglione al quale erano state assegnate Aquileia e Grado; nel 1809 fu di nuovo per qualche tempo a Lubiana; nel 1810 e nel 1811 risiedette a Verona, come dimostrano le indicazioni di luogo e gli editori degli opuscoli pubblicati in questi mesi. Informazioni più precise sugli spostamenti, contatti e frequentazioni potranno venire dall’esame sistematico dell’epistolario, di cui si conservano importanti nuclei nella Biblioteca arcivescovile di Udine (a Girolamo Asquini), Archivio del Museo archeologico di Cividale del Friuli (a Michele della Torre), Archivio storico del comune di Trieste, Archivio di Stato di Milano, Biblioteca civica di Udine (a diversi, sugli scavi di Aquileia e Zuglio). S. colse immediatamente l’importanza del patrimonio monumentale friulano. Nel 1806 ricevette dal pittore Leopoldo Zuccolo una lettera che denunciava l’irreversibile distruzione dei monumenti di Aquileia (ms BCU, 853a, cart. II, f. 72-74v) e inviò a Eugenio di Beuharnais un “Mémoire” in cui proponeva di costituire un museo pubblico ad Aquileia e di intraprendere nuovi scavi sotto il controllo dello Stato, con un responsabile scientifico e una commissione di disegnatori incaricati di pubblicarne i materiali (ADTs, 21 B 3, cart. I, n. 4002, 26 dicembre 1806). L’iniziativa, nuovissima nel panorama italiano, fu accolta positivamente dal viceré e finanziata con i fondi dell’Istruzione pubblica. Gli scavi cominciarono nel mese di aprile 1807 e proseguirono con continuità fino al giugno 1813: furono i soli di una certa sistematicità fino all’entrata in scena della Central-Commission di Vienna, poco prima del 1870. Nel 1807 S. mise in contatto Leopoldo Zuccolo e suo fratello Santo con il canonico Michele della Torre, che andava allora scrivendo una dissertazione sul tempietto di S. Maria in Valle a Cividale. I due produssero sei tavole per l’opuscolo, che però non vide mai la luce. È stato ipotizzato che i disegni, inviati a Parigi, siano stati utilizzati da Albert Lenoir per illustrare il Chapelle à Cividale du Frioul, cinquantanovesimo fascicolo dei Monuments anciens et modernes (Paris, 1844). Intanto altri scavi diretti da un non meglio noto Guibert vennero realizzati a Zuglio e portarono alla scoperta della basilica del foro e delle notissime dediche bronzee a Bebio Attico (CIL V 1838 e 1839), pubblicate da S. sul «Moniteur Universel» (26 fevr. 1809, p. 171) e nuovamente illustrate nel 1812. Il 4 novembre 1811 tornò in Friuli un’ultima volta per visitare il passo di Monte Croce: qui fece eseguire da Zuccolo un calco dell’iscrizione di Respectus e se ne servì per la sua edizione, una delle migliori del XIX secolo. Nel febbraio 1812 S. era nuovamente chiamato al servizio di guerra in Russia. Secondo l’archivio dell’Assemblée nationale morì al fronte il primo luglio 1812. La sua biblioteca, con i manoscritti, fu dispersa a Parigi fra il 27 e il 30 agosto 1813.

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Bibliografia

Bibliografia selettiva di É.-M. S.: Observations sur l’Education, présentées à l’Assemblée nationale, Lyon, 1790 (microfiche: The French Revolution research collection, 12.1096); Eloge funèbre d’Honoré Riquetti Mirabeau, Saint-Étienne, 1791; Le Maire et le Curé. Dialogue villageois, Saint-Étienne, 1791; Dialogue entre Louis XVI, Roi des Français, et ceux […] que se sont opporés au Deécre de l’Assemblée nationale, Lyon, 1791; Addresse aux Français; Prière à Dieu, «La feuille villageoise», II/8 (17 novembre 1791), 179-185; Eloge funèbre de Jos.- Ant.-Joachim Cérutti, Lyon, 1792; Discours sur les Sociétés populaires, Lyon, 1792 (microfiche: The French Revolution research collection, 6.2.2493); Projet d’établissement d’une société ambulante de Technographes, Paris, Fructidor an V [agosto 1797]; Progetto per l’instituzione d’una società di agricoltura e di commercio in Cremona, In Cremona, s.d. [1800]; Description de la fête célébrée à Mantoue en l’honneur de Virgile, in Prose e versi sull’inaugurazione del busto di Virgilio, Mantova, 30 ventoso anno IX [21 marzo 1801]; Jaqueline Foroni rendue a son veritable sexe [trad. dall’italiano di É.-M. S.], Milan, 1802; Mémoire sur diverses constructions en terre et en argile […], Paris, 1804; Mémoires sur les Antiquités du Poitou (aujourd’hui le Département de la Vienne), Paris, 1804; Précis d’un Mémoire sur l’Octogone de Montmorillon connu sous le nom de Temple des Druides etc., Utrecht, 1805; Lettera al Signor Giovanni Danese Buri […] sopra l’inscrizione del Console Muciano ultimamente scoperta, Verona, 1811; De antiquis Norici viis, urbibus et finibus, Verona, 1812; Al Signor Commendatore Sommenzari […] Lettera sugli ultimi scavi di Zuglio, Verona, 1812.

M. CHALENDARD, L’histoire extraordinaire du Stéphanois Etienne Siauve, «Bulletin du Vieux Saint Etienne», 44 (1961), 6-13; G. SCHIZZEROTTO, Rubens a Mantova fra gesuiti principi e pittori, Mantova, s. ... leggin., 1979, 99-124; SBL, IV (1991), voce Siauve Étienne-Marie; A. VIGI FIOR, Etienne Marie Siauve, «AAAd», 40 (1993), 83-101; L. REBAUDO, Dalle Scritture alle iscrizioni. Una biografia intellettuale di Étienne-Marie Siauve (1757-1812), «Aquileia Nostra», 81 (2010), in corso di stampa (con bibliografia precedente). Sitografia: Base de données des députés français depuis 1789 (www.assemblee-nationale.fr/sycomore/fiche.asp?num_dept= 17822).

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