SIMSIG FEDERICO

SIMSIG FEDERICO (1849 - 1922)

insegnante, traduttore, poeta, friulanista

Nacque il 23 febbraio 1849 a Gorizia, dove frequentò lo Staatsgymnasium. Dopo aver insegnato italiano, latino e greco presso il Ginnasio di Capodistria, nel 1877 fu trasferito nella città natale all’I. R. Ginnasio superiore, del quale sarebbe diventato direttore dal 1903 al 1910. Le sue prime pubblicazioni furono ospitate sulle pagine dello «Jahresbericht», stampato annualmente a cura del medesimo Staatsgymnasium. In quello del 1878 compaiono le Notizie varie intorno al dialetto friulano con appunti critici e saggi etimologici, una breve dissertazione che documenta il precoce interesse di S. per le tematiche linguistiche, e segnatamente etimologiche. In essa l’autore espone i principali tratti fonologici del friulano, ricavandoli dai Saggi ladini di Graziadio Isaia Ascoli, ed elogia il Vocabolario friulano di Iacopo Pirona, pubblicato a cura del nipote Giulio Andrea nel 1871, allineandosi alla prospettiva sottesa all’opera: «Per chi poi nella primavera di sua età balbettò il Pari nestri e poscia si mise a studiare l’italiano e altre lingue ancora, è fonte di sapere inesauribile, è scorta e appoggio inestimabile il vocabolario del Pirona». S. si sofferma a confrontarne la grafia con quella proposta da Ostermann per i Proverbi friulani, definita “iperascoliana” e più volte censurata, e con quella scelta da Arboit per le Villotte friulane, similmente criticata. ... leggi Molti dei saggi etimologici, infine, non possono che destare perplessità nello studioso attuale, sia per le ipotesi avanzate che per i metodi adottati. Lo «Jahresbericht» del 1889 contiene un contributo sui Solecismi nella parlata goriziana teso a «fermare l’attenzione dei docenti e dei discenti sull’incompatibilità più sentita che creduta di siffatti solecismi» e «preparare la via ad una purificazione sistematica del dialetto e mercè questo della lingua letteraria»; l’intero scritto, costruito tanto su assunti ricavati dall’«Archivio glottologico italiano» quanto su convinzioni prescientifiche, tradisce una preoccupazione di carattere normativo per i numerosi tratti che allontanano il goriziano dal friulano centrale e, conseguentemente, nell’opinione di S., dall’italiano (poiché «la pertinenza del friulano alla grande famiglia dei dialetti italiani è ormai solennemente accertata», in particolare da Ascoli nel saggio L’Italia dialettale), pregiudicandone seriamente l’apprendimento. Con un fattore aggravante: «siccome le facoltà mentali hanno anch’esse i loro limiti, viene da sé che il goriziano dovendo esercitare il suo talento linguistico sovra cinque tra lingue e dialetti non può appropriarsi e trattare tanti idiomi colla facilità e profondità di chi ne maneggi uno solo. Né può egli in questo suo esercizio quotidiano di poliglottismo sottrarsi affatto al pericolo d’inoculare le proprietà del suo idioma materno nelle altre favelle di cui si serve, e viceversa al pericolo di contaminare il proprio delle proprietà di quelle altre». A causa di ciascuno dei tratti riconosciuti come solecismi «il volgare goriziano si sveste di un carattere peculiare d’italianità», a differenza del «buon friulano», che si uniforma «rigorosamente alle norme vigenti per la sintassi italiana». Soltanto alcuni dei vistosi equivoci nei quali S. incorre vengono opportunamente messi in evidenza da Achille Cosattini in una recensione apparsa su «Pagine friulane». Nel 1881 S. prestò aiuto allo studioso austriaco Theodor Gartner nelle ricerche linguistiche sul friulano successivamente confluite nella Rätoromanische Grammatik (Heilbronn, 1883) e nell’Handbuch der rätoromanischen Sprache und Literatur (Heilbronn, 1910). La collaborazione era destinata a durare nel tempo: in Gartner era stato infatti individuato il coordinatore della Commissione di lavoro sul canto ladino istituita nel 1905 nell’ambito del progetto “Das Volkslied in Österreich”, un censimento del patrimonio musicale dei popoli della parte austriaca dell’Impero. Nel luglio 1906 il Friuli imperiale venne associato all’area tirolese, e S. entrò a far parte della Commissione quale unico membro friulano; pur non intervenendo mai di persona alle riunioni che si tenevano a Innsbruck, partecipò ai lavori con l’invio di alcuni testi e con l’indicazione di numerosi nominativi di potenziali collaboratori. Di S. (che compare, oltre che con la variante Simzig, anche con gli pseudonimi Fidrich Simonett e Pacifico Simoncelli) si ricordano infine alcune conferenze tenute al Gabinetto di lettura di Gorizia (Sulla derivazione dei cognomi, I profili delle donne d’Omero), ma è degna di attenzione soprattutto l’attività traduttiva, alla quale egli si dedicò a più riprese nel corso della vita. La prima prova fu probabilmente la traduzione in italiano dei versi del console greco Johannes Maurogordatos, scritti nel 1864 in lode di Gorizia quale luogo di cura climatica e dedicati dall’autore al “Bürgermeister” della città. In quell’anno, al giovane S., studente della sesta classe, venne commissionata la traduzione in prosa dal neogreco; nel 1885 il testo, adattato in settenari, venne incluso nella relazione annuale dello Staatsgymnasium. È del 1890 la versione della Relazione intorno allo stato delle piantagioni di viti americane in Francia di A. De Petris Cagnodo (Gorizia, 1890). Nel 1891, su invito dell’I. R. Società agraria di Gorizia, il tipografo Paternolli stampò la sua traduzione dell’opera del barone von Czoernig, La principesca contea di Gorizia e Gradisca (Görz, Oesterreichs Nizza, I. Band. Das Land Görz und Gradisca, Wien, 1873; II. Band. Die Stadt Görz, zunächst als klimatischer Kurort, Wien, 1874). Quasi due decenni più tardi, in occasione del matrimonio del figlio Gianiacopo con Maria Dolores Melania Luppis de Tihovac, uscì La Governante, commediola in un atto. Imitazione libera dell’omonima farsa di Teodoro Körner, scritta durante l’estate del 1906. Nel 1912 S. pubblicò nuovamente, dopo quattordici anni, Lis ñozis di Teti e di Peleu, riduzione in ottave dell’epitalamio catulliano di Peleo e Tetide (Peliaco quondam prognatae vertice pinus). Si tratta forse dell’esperimento più interessante di S., il quale aveva scelto, originariamente per un’occasione conviviale (le nozze d’argento del fu podestà Venuti), i modi della traduzione dell’Eneide di Giovan Giuseppe Bosizio: espansioni e amplificazioni di particolari (per esempio l’episodio dell’innamoramento), prelievi dal quotidiano, dalla modernità e dalla tradizione popolare («contente […] come ’ne pasche», «galateo», «benandanz», «Toledo», in rima con «coredo»), abbassamenti improvvisi con insistenza sulle sfere delle prelibatezze e della fisicità, talora con accostamenti insoliti («d’ambrò ia la panade», «gran pastiz», «crauz», «mandolat», «colaz», «confez», «ri ot», «lechez», «pan di noli», «montañis di ont fresch», «brentaz di cialzons», «zigoz di tibissoli», «rabuele cuejane»). Infine rimane inedito il dattiloscritto che contiene Il çhant de çhampane (Das Lied von der Glocke di Friedrich von Schiller), ultima di una serie di analoghe prove di traduzione iniziata con Giovanni Battista Bosizio (1882) e proseguita con Massimiliano Perco (1903) ed Enrico de Calice (1909). Nella premessa, redatta verosimilmente nel 1918, S. accusa i tre traduttori friulani che lo hanno preceduto di essersi attenuti con eccessiva rigidità alla lettera e alla metrica dell’originale tedesco «violentando il genio dell’idioma friulano, che come tutti gl’idiomi contadineschi, rifugge sì dall’ampollosità della locuzione come dall’arditezza delle imagini e, quanto al metro, è ragionevole che si conformi alla cadenza del verso italiano». Dopo aver deplorato, in particolare nella versione dell’amico e contemporaneo Max Perco, gli italianismi e la sintassi non genuinamente friulana, dichiara di aver optato per un «tal libero rimaneggiamento del modello tedesco da coglierne piuttosto l’idea generale che i concetti particolari», cosicché i versi, a suo parere, «scorrono limpidi, senza trasposizioni e contorsioni» e le rime, non più forzate, «sono assonanze spontanee, ancelle e non padrone del verso». Per i componimenti poetici originali S. predilige modi zoruttiani, ma ottiene esiti di efficacia smorzata rispetto alle traduzioni. La matrice è dichiarata esplicitamente nel ritratto di don Francesco Zoratti in occasione del giubileo sacerdotale, dove si definisce «un Zorutt gurizzan», confermando una predilezione già espressa nell’attività di conferenziere: al 26 dicembre 1892 risale un “discorso umoristico” pronunciato nel Teatro Sociale di Gorizia in occasione del centenario zoruttiano. Sulle pagine di «Forum Iulii» compaiono altri componimenti poetici: Auguri pal prin da l’an (dieci quartine di ottonari in rima baciata) e Denant dal monument di Pieri Zorut tel zardin pùblich di Gurize (decasillabi in rima alternata, dedicati «a l’autor gloreôs, imortal / des falopis, al re dal mur-ɿ ɿbin»); e infine una recensione alquanto celebrativa di Lis fuejis dopo dai flors, raccolta di versi friulani di Dree Blanc di Sandenêl, Andrea Bianchi di San Daniele. Altre composizioni d’occasione si trovano sull’«Almanacco del popolo». S. morì a Gorizia nel 1922.

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Bibliografia

Scritti di F. Simsig: Il metro docmiaco considerato in se stesso e nelle tragedie di Sofocle, Capodistria, Tip. Appollonio e Caprin, 1876 (programma dell’I. R. Ginnasio superiore di Capodistria, anno scolastico 1875-1876); Notizie varie intorno al dialetto friulano con appunti critici e saggi etimologici, in 28. Jahresbericht des K.-K. Staats-Gymnasiums in Görz veröffentlich am Schlusse des Schuljahres 1878, Gorizia, Mailing, 1878, 3-18; Ein neugriechisches Gedicht ins Italienische übersetzt von Prof. Friedrich Simzig, in 35. Jahresbericht des K.-K. Staats-Gymnasiums in Görz veröffentlich am Schlusse des Schuljahres 1885, Görz, Selbstverlag des Staats-Gymnasiums, 1885, 33-39; Solecismi nella parlata goriziana. Miscela dialettologica, in 39. Jahresbericht des K.-K. Staats-Gymnasiums in Görz veröffentlich am Schlusse des Schuljahres 1889, Görz, Selbstverlag des Staatsgymnasiums, 1889, 3-21; Secondo ricordo del centenario di Pietro Zorutti. Discorso umoristico tenuto il giorno 26 dicembre 1892 nel Teatro Sociale di Gorizia, Gorizia, Tip. Ilariana, 1892; A pre Francesc Zoratt pa ’l so giubileo sacerdotal. Ritratt, in La messa d’oro o il giubileo sacerdotale del molto reverendo signore Don Francesco Zoratti, Gorizia, Paternolli, 1898; La governante, commediola in un atto. Imitazione libera dell’omonima farsa di Teodoro Körner, Gorizia, Tip. Ilariana, 1909; Auguri pal prin da l’an (Dezèmbar 1911), «Forum Iulii», 3 (1912), 32-34; Denant dal monument di Pieri Zorut tel zardin pùblich di Gurize, ibid., 89-91; Dree Blanc di Sandenêl: Lis fuejis dopo dai flors, Recensione, ibid., 109-110; Lis ñozis di Teti e di Peleu di Valeri Catul, diladroadis, ibid., 302-205, 362-365; Il çhant de çhampane, dattiloscritto inedito della Biblioteca civica di Udine, 1918.

DBF, 747-748; A. COSATTINI, Fra libri e giornali. ... leggi Solecismi nella parlata goriziana, «Pagine friulane», 2/7 (1889-1890), 1-3; G. LE LIÈVRE, Casa nostra. Storia antica e cronaca moderna, Udine, Del Bianco, 1900, I, 95-96; II, 28-29; FORMENTINI, Contea di Gorizia, 146; A. CARROZZO, Classici latini in friulano: forme e modi del tradurre, t.l., Università degli studi di Trieste, a.a. 1999-2000, 145-171; GALLAROTTI, 112-114; FAGGIN, Letteratura, 137; G. FRAU, Il friulano orientale, in Cultura friulana, 33-34; Il canto popolare ladino nell’inchiesta “Das Volkslied in Österreich” (1904-1905), III. Friuli orientale, a cura di R. STAREC, con la collaborazione di C. GRILLO, Vigo di Fassa/Udine, Istitut culturâl ladin “majon di fascegn”/SFF, 2007.

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