TARAMELLI TORQUATO

TARAMELLI TORQUATO (1845 - 1922)

geologo, docente universitario

Immagine del soggetto

Il geologo Torquato Taramelli (Udine, Civici musei, Fototeca).

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Carta geologica del Friuli rilevata negli anni 1867-74 e pubblicata nell'anno 1881 dal prof. Taramelli Torquato (Udine, Biblioteca civica).

Nacque a Bergamo il 15 ottobre 1845; tutti i suoi sette fratelli morirono in giovane età e, unico superstite, fu allevato dai propri genitori con tutte le cure possibili. Fin da giovane dimostrò una forte passione per l’arte e soprattutto per la pittura. Egli stesso diceva «Nato con temperamento di artista, per mio conto avrei passato la mia vita dipingendo e forse sarei riuscito un discreto paesista; ma per appagare il desiderio di mio padre, che ad ogni costo mi voleva laureato, poiché ebbi a sedici anni superata la licenza liceale e conseguito un posto nel collegio Ghisleri, per pura combinazione mi iscrissi nella sezione di storia naturale della Facoltà di scienze…» (Bergamo, 1916). Iscrittosi all’Università di Pavia, fu allievo del grande geologo Antonio Stoppani che divenne il suo maestro, indirizzandolo definitivamente verso gli studi di geologia; Stoppani, apprezzando le capacità di T., lo prese come assistente quando era ancora studente universitario e lo volle con sé quando da Pavia si trasferì al Politecnico di Milano. Si laureò brillantemente in scienze naturali nel 1865 ad appena vent’anni. Subito dopo la laurea si arruolò nel battaglione dei volontari lombardi, partecipando alla sfortunata campagna trentina di Garibaldi nel 1866. Già nel 1860, a soli quindici anni, aveva cercato di partecipare alla spedizione dei Mille, ma, ammalatosi di tifo, fu costretto a rinunciare. L’amore per la patria faceva parte della rigida educazione ricevuta in famiglia specialmente dal padre, che, durante le insurrezioni lombarde della fine degli anni Quaranta dell’Ottocento, era stato tra i cospiratori e fu costretto a vivere in clandestinità per un lungo periodo. Dopo l’annessione del Friuli all’Italia, nel 1866, Quintino Sella, nominato commissario del re per il Friuli, promosse la realizzazione a Udine dell’Istituto tecnico, che nelle sue intenzioni doveva essere «centro scientifico ed economico che mandasse luce italiana anche nell’Istria» (Gortani, 1923). Come insegnanti del nuovo Istituto, il primo realizzato nell’Italia nord-orientale, il Sella volle giovani professori preparati e di sicura fede patriottica. ... leggi Su consiglio dello Stoppani, T. venne chiamato a ricoprire la cattedra di scienze naturali prendendo servizio già nell’autunno del 1866. Rimase a Udine fino al 1874 quando, dopo un breve periodo a Genova, assunse la cattedra di geologia e paleontologia dell’Università di Pavia, la stessa che fu del suo maestro. Rimase a Pavia fino al 1920 quando, persa quasi del tutto la vista, abbandonò la cattedra ritirandosi dall’insegnamento. Morì a Pavia il 31 marzo del 1922. Fu uno dei massimi geologi italiani dell’Ottocento, autore di oltre trecento pubblicazioni. Si devono a lui le prime carte geologiche moderne della provincia di Treviso, del Friuli, dell’Istria, del Bellunese, della provincia di Pavia, del Canton Ticino; fu tra i primi a studiare la morfologia del territorio in relazione alla sua storia geologica. Si occupò delle tracce degli antichi ghiacciai dell’arco alpino e di sismologia. Come docente formò intere generazioni di geologi, proseguendo la tradizione della Scuola pavese già iniziata da Lazzaro Spallanzani e da Antonio Stoppani. Fu sempre molto legato al Friuli, la terra che vide i suoi primi studi geologici che gli aprirono la strada per una carriera brillante, dalla quale ebbe grandi soddisfazioni. La chiamata alla cattedra di scienze naturali all’Istituto tecnico di Udine, infatti, rappresentò una svolta importante nella vita del giovane geologo bergamasco. Il Friuli, all’epoca, nonostante fosse una regione estremamente interessante per la sua costituzione geologica, era quasi completamente inesplorato. Solo cinque anni prima dell’arrivo di T. a Udine, Giulio Andrea Pirona aveva pubblicato i Cenni geognostici sul Friuli (1861), la prima sintesi geologica della regione, e da pochi anni erano iniziati i rilevamenti da parte dei geologi dell’imperiale regio Istituto geologico di Vienna per la compilazione della nuova carta geologica austriaca, la cui realizzazione andava comunque a rilento anche per problemi burocratici. Quintino Sella invitò il giovane T. a intraprendere il rilevamento geologico del Friuli estendendolo anche a est fino all’Istria e, a ovest, alla parte orientale del Veneto. Provvide inoltre, per quanto possibile, a dotare l’Istituto tecnico dei fondi e delle attrezzature necessari a sostenere questo incarico, che T. accettò di buon grado. Un prezioso aiuto nelle prime fasi del lavoro gli venne da Giulio Andrea Pirona, il massimo esperto della geologia friulana, che, amico di Stoppani, accolse il giovane geologo mettendogli a disposizione le sue conoscenze, indirizzandolo nelle ricerche e accompagnandolo nelle escursioni. Nacque tra i due una profonda amicizia, che si dimostrò proficua per entrambi. T. mise a frutto le sue doti artistiche disegnando per il naturalista friulano le tavole di alcune delle sue monografie paleontologiche. Conobbe anche Giovanni Marinelli, all’epoca suo collega all’Istituto tecnico, con il quale strinse una fraterna amicizia; lo stesso T., nella commemorazione dell’amico scomparso prematuramente nel 1900, racconta del loro incontro: «La nostra amicizia datava da una gita a Vito d’Asio, nel marzo del 1869. Invitati dal parroco di quella Pieve, negli ultimi giorni di carnevale, vi ci recammo con quel desiderio di camminare, che matura nelle membra una lunga e nevosa invernata. Nelle ancor lunghe serate, dopo alcune gite sui monti circostanti, per quanto lo permettevano le nevi, e nella selvaggia valle dell’Arzino e giù pei dirupati versanti dei colli di Forgaria, che ricordo tuttora come in quadro, sorgenti a guisa di isole allineate della nebbia primaverile, ci scambiammo i nostri ideali e i nostri proponimenti; entrambi desiderosi di lasciare traccia di noi, incominciando collo studio di questa regione friulana» (1901). Molto diversi per carattere e ideali, li accomunavano il desiderio di realizzare qualcosa di importante (riuscendoci entrambi nei rispettivi campi di studio) e la passione per la montagna; nel 1874 furono fondatori della sezione friulana del Club alpino italiano con sede a Tolmezzo, della quale T. fu il primo presidente, carica che dovette abbandonare subito, lasciandola all’amico Marinelli che la tenne fino alla sua morte. Pur senza trascurare gli impegni dell’insegnamento al quale si dedicava con molta passione, proseguì i rilevamenti con tenacia, pubblicando alcuni articoli preliminari sui risultati delle sue ricerche. La prima breve nota fu stampata già nel 1867 negli «Annali scientifici del R. Istituto tecnico di Udine» con il titolo Sulla orografia della provincia di Udine. Seguirono alcuni articoli sulla stratigrafia delle principali vallate della Carnia e del Canal del Ferro, nei quali descrisse accuratamente le rocce affioranti, discutendone la posizione stratigrafica in base ai fossili rinvenuti. Arricchì notevolmente le collezioni del Gabinetto di storia naturale dell’Istituto, depositando i campioni di rocce e i fossili raccolti durante i rilevamenti. Pubblicò una breve nota sui ricci di mare fossili cretacei ed eocenici del Friuli, e una sintesi sull’Eocene della regione; alcuni lavori di carattere geomorfologico e alcune note di stratigrafia sul Paleozoico, che all’epoca, per la complessità della geologia alpina, era molto discussa. Per dare un contributo alle ricerche di T., la deputazione provinciale di Udine gli commissionò una carta geologica originale della regione. Quando nel 1874 T. lasciò Udine per trasferirsi a Pavia, i lavori per la carta geologica non erano ancora terminati: aveva ultimato la carta per la provincia utilizzando i nove fogli della carta topografica austriaca alla scala 1:86.400, dipinti a mano e corredati di una grande tavola di sezioni geologiche. La carta fu donata al Gabinetto di storia naturale dell’Istituto tecnico di Udine ed è ora conservata al Museo friulano di storia naturale. Anche dopo il suo insediamento a Pavia T. continuò a pubblicare lavori riguardanti il Friuli; tra questi, il Catalogo ragionato delle rocce del Friuli (Roma, 1877), che venne premiato dall’Accademia dei Lincei, e la Monografia stratigrafica e paleontologica del Lias nelle Provincie Venete (Venezia, 1880), premiata dall’Istituto veneto di scienze, lettere ed arti. Entrambi questi lavori meritano di essere ricordati, oltre che per la loro importanza scientifica, anche per le bellissime tavole a colori che li corredano, disegnate dallo stesso T. che, pur nel rigore delle sue osservazioni, non dimenticò mai la sua grande passione per la pittura. L’occasione per la definitiva pubblicazione della carta geologica del Friuli e delle relative note illustrative venne nel 1881, quando a Bologna fu organizzato il congresso geologico internazionale. Il R. Ministero di agricoltura, industria e commercio finanziò la stampa della carta geologica e delle note illustrative. Fu usata come base topografica la carta alla scala 1:200.000 che nel 1879 Giovanni Marinelli, insieme con lo stesso T., aveva preparato riducendo la carta austriaca, rilevando in maniera più precisa numerose quote e aggiornando e migliorando la topografia. Le note illustrative furono riviste tenendo conto che nel periodo trascorso dalla fine dei rilevamenti alla pubblicazione erano stati fatti molti progressi nelle conoscenze geologiche della regione. Dopo tanti anni di arretratezza dal punto di vista delle conoscenze geologiche, il Friuli era finalmente dotato di una moderna sintesi geologica, strumento indispensabile per la conoscenza del territorio. Anche dopo la pubblicazione della carta geologica, T. continuò a interessarsi del Friuli: lo stesso anno scrisse un breve ma importante articolo sulla scoperta di fossili siluriani in Carnia; l’anno successivo pubblicò Geologia delle Provincie Venete con carte geologiche e profili (Roma, 1882), una bella sintesi delle sue ricerche estese dall’Istria al Veneto orientale. Nella prima metà degli anni Novanta dell’Ottocento, dopo la pubblicazione di alcuni articoli sulla stratigrafia e sulla struttura delle Alpi Carniche da parte di alcuni geologi austriaci e tedeschi, spinto anche dal suo “spirito garibaldino”, promosse nuove ricerche geologiche in Carnia per verificare e correggere alcune interpretazioni azzardate dei geologi d’oltralpe. Irredentista convinto, allo scoppio della prima guerra mondiale, ormai troppo vecchio per prendervi parte attivamente, tenne numerose conferenze sulle zone di guerra e pubblicò due brevi note: Come si vennero formando i confini naturali della penisola italiana (Milano, 1915) e Le montagne dove si combatte (Novara, 1915).

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Bibliografia

T. TARAMELLI, Catalogo ragionato delle rocce del Friuli, «Memorie R. Accademia dei Lincei», s. III, 1-2 (1874), 511-609; ID., Carta geologica del Friuli rilevata negli anni 1867-74, Udine, Lit. E. Passero, 1881; ID., Monografia stratigrafica e paleontologica del Lias nelle Provincie Venete, «Atti del R. Istituto veneto di scienze, lettere e arti», s. V, 5, Appendice (1880), 1-89; ID., Spiegazione della carta geologica del Friuli (provincia di Udine), Pavia, Fusi, 1881; Giovanni Marinelli. Commemorazione, Udine, Società alpina friulana/Doretti, 1901.

TELLINI, Giulio Andrea Pirona, passim; Onoranze al prof. Torquato Taramelli (novembre 1916), Bergamo, Istituto italiano d’arti grafiche, 1916; Onoranze al prof. Torquato Taramelli (6 luglio 1919), Pavia, Tip. Successori Fusi, 1919; M. GORTANI, Torquato Taramelli, «In Alto», 33/1-3 (1922), 1-4; ID., Torquato Taramelli, Pisa, Nistri-Lischi, 1923; P. VINASSA DE REGNY, Torquato Taramelli, «Studi trentini di scienze naturali», 15/1-2 (1934), I-XVI.

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