TROIANI TROIANO

TROIANI TROIANO (1885 - 1963)

scultore, medaglista

Immagine del soggetto

Lo scultore Troiano Troiani (Buia, Archivio comunale, lascito Marisa Troiano).

Figlio di Giobatta e di Regina Martina, nacque il 4 giugno 1885 a Buia (Udine), quarto di tredici fratelli. A nove anni, nel 1894, venne mandato a lavorare in una fornace in Carinzia; l’anno seguente diventò aiutante dello scalpellino buiese Domenico Conchin, con il quale lavorò a Sankt Veit presso Klagenfurt. Nei periodi di rientro dall’estero, frequentò la scuola di disegno e musica di Buia e la bottega dell’altarista Bartolomeo Rizzotti di Artegna. Rimangono, del periodo, alcune piccole sculture, tra le quali quella, conservata presso i Civici musei di Udine, che raffigura un personaggio caratteristico del paese, Bondanze (soprannome di Giovanni Durì), il busto di Bartolomeo Rizzotti e le sculture dell’altar maggiore della parrocchiale di Risano e dell’altare della chiesetta di S. Rocco a Tonzolano di Buia, tutte realizzazioni che attestano le buone capacità tecniche dell’artista. Dopo il servizio militare, prestato nella città di Firenze, dove ebbe modo di accostarsi alle opere del rinascimento toscano, fu ammesso a frequentare (1908) l’Accademia di belle arti a Venezia, dove ebbe per maestro Antonio Dal Zotto. Vinto un concorso riservato a giovani artisti, nel 1910 si recò in Argentina; rientrò in patria per sposare Eugenia Celotti e nel 1914 ripartì per l’Argentina, terra in cui trascorse il resto della sua vita. Si inserì senza problemi nel mondo culturale argentino, partecipando a varie rassegne artistiche, soprattutto al Salón Nacional di Buenos Aires, dove le sue sculture ottennero lusinghiera accoglienza da parte della critica e del pubblico. Nel 1916 realizzò, in collaborazione con il maestro Riganti, le sculture decorative per la Borsa di commercio di Buenos Aires, opera che gli procurò una certa fama ed alla quale seguirono numerose commissioni di lavoro, sia da parte dei rappresentanti della comunità italiana del luogo (soprattutto ritratti in gesso e in bronzo, targhe, medaglie), sia da parte di enti pubblici. ... leggi Nel 1922 realizzò i gruppi scultorei e i bassorilievi del Padiglione argentino all’Esposizione internazionale di Rio de Janeiro; nel 1925 prese la cittadinanza argentina e tenne in Buenos Aires la prima mostra personale, che contribuì a diffondere la conoscenza della sua arte: una delle sculture esposte, Arquero (Arciere), venne successivamente premiata nella Mostra municipale di arti industriali. Fu la consacrazione ufficiale, preludio ad un’intensa attività piena di successi: nel 1926 venne invitato a rappresentare l’Argentina all’Esposizione internazionale di Filadelfia; nel 1927 eseguì possenti sculture decorative e raffinati bassorilievi per il Banco Tornquist di Buenos Aires; nel 1930 i bassorilievi per il monumento a Thomas Alva Edison; nel 1931 quattro grandi sculture allegoriche per il palazzo del consiglio comunale. Nel 1932 realizzò la Fontana del Tritone, nel 1936 il gruppo scultoreo per il frontone del palazzo di Giustizia della città di Cordoba e quattro statue per il Salone dei passi perduti del medesimo edificio, inoltre alcune sculture per il Ministero delle opere pubbliche a Buenos Aires, nel 1938 le sculture del Museo storico provinciale di Rosario; nel 1939 iniziò il suo lavoro di docente di scultura all’Accademia di belle arti di Buenos Aires, nel 1940 scolpì quattro sculture allegoriche (El misionario, El indio, El conquistador, El gaucho) per il monumento del 350° anniversario della donazione della città di Alta Gracia, nel 1942 alcuni bassorilievi decorativi per la Caja Nacional de Ahorro Postal. In tutti questi anni realizzò numerose sculture per privati; intensa fu anche l’attività di medaglista e di ritrattista. Nel 1952 T. tornò, per un breve periodo, in Italia e a Buia. Rientrò poi a Buenos Aires, dove morì il 24 maggio 1963. Medaglista insigne, tanto da entrare di diritto nella folta e qualificata schiera dei medaglisti buiesi, fu decisamente abile nel piccolo formato, nei bassorilievi a stiacciato che rendono oltremodo piacevoli le targhe che gli venivano commissionate, ma fu soprattutto scultore capace di pensare e di lavorare in grande. Pur fisicamente lontano dall’Italia del ventennio, e con scarsi contatti con artisti italiani dell’epoca, sentì in qualche modo il credo che caratterizzava l’arte europea del periodo, quel concetto di grandeur che si traduceva in statue colossali, trasudanti eroismo e fierezza, senza tuttavia cadere in una retorica asservita all’ideologia del regime. Nelle sue opere il gusto per il monumentale e l’esaltazione delle potenzialità dell’uomo paiono suggeriti dalla visione delle sculture del francese Emile-Antoine Bourdelle, allievo e collaboratore di Rodin, mentre il dato umano, che in esse fa da contraltare all’empito eroico, pare derivare dalla conoscenza delle opere del croato Ivan Meštrovič (che stimò al punto di pubblicare un suo ricordo sullo scultore quando questi scomparve nel 1962), vivificate da un sincero sentire popolareggiante che si sovrappone alla cultura ottocentesca di marca accademica. Nella sua arte non si coglie un rigido evolversi della poetica, giacché significativi sono i ritorni, così come rapidi i cambiamenti, anche in relazione ai materiali impiegati ed alla natura e destinazione dei suoi “prodotti”. T. è uno scultore facile da capire e da seguire nell’iter creativo, sia quando la giovanile adesione a Bistolfi lo portò ad eseguire opere di raffinata eleganza e di bel modellato, sia quando si fece interprete dei sentimenti nazionali argentini per dar vita ad opere allegoriche, di patriottica fierezza, sia nei ritratti, che evidenziano la capacità di saper cogliere, oltre alla fisicità, anche il carattere del soggetto.

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Bibliografia

P. MENIS, Lo scultore Troiano Troiani, «AAU», s. VII, 5 (1963-1966), 109-130; DAMIANI, Arte del Novecento I, 197-200; Troiano Troiani scultore, a cura di G. BERGAMINI - C. PAULUZZI, Buia, Comune di Buia, 2006 (con bibliografia completa).

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