VALE GIUSEPPE

VALE GIUSEPPE (1877 - 1950)

ecclesiastico, storico, musicologo

Immagine del soggetto

Il sacerdote e musicologo Giuseppe Vale (Udine, Archivio storico diocesano).

Nacque a Gemona del Friuli il 2 gennaio 1877 in una famiglia di operai, da Giacomina Tuti e da Gerardo. La madre morì quando aveva sette anni, lasciandolo orfano con due fratelli e una sorella. Dopo aver frequentato le scuole elementari del paese e i primi corsi della scuola media sotto la guida di don Luigi Venturini senior, nel 1891 entrò nel Seminario arcivescovile di Udine, dove seguì il normale curriculum degli studi: ginnasio liceo e teologia. Nel 1900, dopo essere stato consacrato sacerdote, fu assegnato allo stesso Seminario dapprima come prefetto di disciplina e quindi come insegnante di materie letterarie nel ginnasio liceo, incarico che mantenne fino al 1920. Nel 1914 era stato nominato bibliotecario della Biblioteca arcivescovile e nel 1920, promosso canonico del Capitolo di Udine, ne divenne anche bibliotecario-archivista. Nel 1921 trasferì la sua dimora dal Seminario al collegio-orfanotrofio Francesco Tomadini, del quale era diventato assistente spirituale. Un impegno, quest’ultimo, non certo così assorbente da impedirgli di dedicare gran parte del suo tempo, fino alla morte avvenuta il 16 maggio 1950, ai documenti e ai libri manoscritti dell’antico patriarcato di Aquileia. Come riconoscimento della sua attività di studioso, V. fu nominato membro della Deputazione di storia patria per le Venezie e socio dell’Accademia di scienze, lettere e arti di Udine. La naturale propensione per la ricerca storica locale ed erudita, stimolata dagli incontri giovanili con il gemonese don Valentino Baldissera, si era manifestata in seminario nei primi anni del Novecento e maturò dopo la sua nomina a bibliotecario, che gli metteva a disposizione l’intero patrimonio archivistico-librario della diocesi. ... leggi Il primo impegno diretto di V. nel campo della ricerca archivistica fu il suo coinvolgimento, insieme con l’amico e collega Pio Paschini e sotto la direzione di Giuseppe Ellero, nella preparazione del volume celebrativo del terzo centenario della fondazione del Seminario di Udine, che vide la luce nel 1902. A differenza di Paschini, al quale rimase legato tutta la vita da una profonda amicizia, V., per la tipologia delle sue ricerche e per il suo stesso carattere, non fu minimamente sfiorato dal dibattito sul modernismo che sconvolse l’ambiente in cui visse agli inizi del secolo. V., «per istinto e per elezione», fu alieno dalle speculazioni e «si rifiutò all’inquietudine della ‘modernità’ preferendo rimanere un esule ed un superstite del vecchio vivere» (Biasutti). La sua bibliografia comprende un centinaio di scritti, la gran parte dei quali di dimensioni modeste, tutti vertenti sulla storia del patriarcato di Aquileia e sul Friuli. I lavori di V., che per temperamento e per cultura diffidava delle sintesi e delle ricostruzioni storiche, nascono tutti in modo occasionale da ricerche d’archivio, da una «caccia infaticabile di notizie e di regesti» e non rispondono ad alcun disegno organico; i migliori sono alcune edizioni documentarie e una serie di contributi sulla liturgia aquileiese. Per quanto riguarda le prime, vanno segnalati in particolare i due volumi pubblicati rispettivamente nel 1941 e nel 1943 nella collana “Studi e testi” della Biblioteca Apostolica Vaticana: Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV. Venetiae – Histria Dalmatia (insieme con Pietro Sella) (Studi e testi, 96) e Itinerario di Paolo Santonino in Carintia, Stiria e Carniola (Studi e testi, 103). Per rendersi conto dell’interesse di queste fonti, che spaziano in un’area vasta quanto il patriarcato, basta scorrere l’indice dei nomi di persona e di luogo, che V. ha cura di dare, oltre che nella forma latina del testo, nelle forme volgari italiana, tedesca, serbo-croata, slovena e friulana. Per quanto riguarda gli studi di V. sulla liturgia aquileiese, pubblicati in buona parte su «Rassegna Gregoriana» nel primo decennio del Novecento, si tratta di un contributo prezioso che valorizza testi e musica conservati nei codici di origine locale e che dimostra una buona competenza dell’autore nel campo della paleografia latina e della paleografia musicale. Pio Paschini, nel commemorare l’amico defunto, evidenzia in modo particolare la disponibilità del bibliotecario, che «accoglieva con garbata famigliarità chiunque riccorresse a lui per un’informazione erudita od una ricerca bibliografica, assisteva studenti nella compilazione di tesi di laurea, raccoglieva instancabilmente un materiale d’indagine che metteva a disposizione degli studiosi»; né manca di ricordare il suo attaccamento alla lingua friulana, oltre che alle radici storiche del Friuli: «Tanto mirava ad essere popolare che mostrò più volte con chi scrive il suo rincrescimento che nel ministero sacerdotale nella cura d’anime si abbandonasse l’uso della lingua friulana che gli stessi ascoltatori troppe volte mostravano di disdegnare». [C. S.]

Il musicologo All’interno della ricca produzione scientifica di V., gli scritti musicologici (o, meglio, liturgico-musicologici), pur concentrati sostanzialmente in due periodi (1903-1910, 1924-1933), non devono essere considerati una breve parentesi o un interesse marginale, come farebbero pensare i pochi cenni ad essi riscontrabili nella letteratura a lui dedicata. Dotato anche di una buona formazione musicale e paleografica, V. studiò e analizzò pazientemente molti dei codici liturgico-musicali custoditi a Udine e a Cividale, facendo conoscere la loro importanza ben oltre i confini regionali. Ne trasse svariate informazioni circa particolari e tardivi aspetti rituali o musicali in uso nel patriarcato di Aquileia, che pubblicò in numerosi interventi nella «Rassegna Gregoriana» (rivista che sosteneva la restaurazione del canto gregoriano e vantava illustri collaboratori, come Dom A. Mocquereau e Dom J. Pothier) dal 1903 al 1910 (La proclamatio paschatis, I tropi del ciclo natalizio ad Aquileia, La cerimonia della Spada ad Aquileia e Cividale…, tanto per citarne alcuni). Tali interventi erano sempre accompagnati da trascrizioni musicali tratte dai codici stessi, e intesi come contributo concreto alla causa della riforma: riconquistare l’antica purezza del canto e i suoi veri connotati melodico-ritmici. Dopo alcuni anni di silenzio, la ricerca musicologica di V. riprese nel 1924 con la collaborazione alla neonata rivista romana di mons. R. Casimiri «Note d’archivio per la storia musicale», attenta non tanto al dato paleografico quanto a quello della storia e della cultura musicale. Lungo un decennio V. avrebbe prodotto per essa alcuni dei suoi lavori più impegnativi e importanti, che ebbero straordinaria diffusione tra i musicologi, come il Contributo alla storia dell’organo in Friuli (1927), La cappella musicale del Duomo di Udine (1930), Vita Musicale nella Chiesa Metropolitana di Aquileia (1932), Memorie musicali della Cattedrale di Concordia (1933). Si tratta di lavori che, a oltre sessant’anni di distanza, costituiscono tuttora un punto di partenza dignitoso se non, nel caso di Udine e Aquileia, ancora obbligato e insostituito. Altri suoi saggi musicologici furono pubblicati in forma autonoma, altri ancora rimasero invece incompiuti e sono disseminati nel “Fondo di manoscritti 2a Serie” degli Archivi storici diocesani udinesi, in particolare nei cartolari 536, 537, 538, 576, frammisti ad appunti preparatori di lavori poi editi; tra questi incompiuti si trova una pionieristica Storia della musica in Friuli fino al sec. XVI (manoscritto 576.7), primo tentativo di sintesi in campo storico-musicale. Per vedere attuato un simile progetto bisognerà attendere Pietro Pezzè con La vita musicale religiosa in Friuli, e ancor più Gilberto Pressacco con La musica nel Friuli storico. [F. C.]

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Bibliografia

BSAU, Archivio, Fondo Guglielmo Biasutti, 35 (Note su Giuseppe Vale).

G. BIASUTTI, Preti friulani. Mons. Giuseppe Vale. Bibliografia, «Marianum», 15 agosto 1946; G. DEL BIANCO, Mons. Giuseppe Vale, «Sot la nape», 2/4 (1950), 22-23 (con annessa bibliografia); P. PASCHINI, Mons. Giuseppe Vale († 16 maggio 1950), «Rivista di storia della Chiesa», 4/2 (1950), 297-298; G. BRUSIN, Inmemoriam. Mons. Giuseppe Vale, «Aquileia Nostra», 22 (1951), 1-6; P. BERTOLLA, Giuseppe Vale (1877-1950), «Ephemerides Liturgicae», 65 (1951), 113-114; P. PASCHINI, Giuseppe Vale, «MSF», 40 (1952-1953), 288-289. [C. S.]

ACAU, Nuovi Manoscritti, 436, 537, 538, 576.

Articoli in «Rassegna Gregoriana» dal 1903 al 1910; Il «Missus» in Friuli, in V. FRANZ, Missus IV a due voci uguali […], Udine, A. Morgante, [1905], 1-4; La «Schola Cantorum» del duomo di Gemona ed i suoi maestri, Gemona, G. Toso, 1908; Gli ultimi anni di Vincenzo Ruffo, «Note d’archivio per la storia musicale», 1 (1924), 78-81; P. Lodovico da Viadana. Maestro di Cappella a Portogruaro, ibid., 287-288; Contributo alla storia dell’organo in Friuli, ibid., 4 (1927), 1-99; La cappella musicale del Duomo di Udine, ibid., 7 (1930), 87-216; Vita Musicale nella Chiesa  Metropolitana di Aquileia (343-1751), ibid., 9 (1932), 201-201; Memorie musicali della Cattedrale di Concordia (sec. ... leggi XVI-XVII), ibid., 10 (1933), 127-135; Notizie sulla Cappella musicale di S. Daniele del Friuli, a cura di F. METZ - G. PRESSACCO, «Lettere friulane», 18-19 (1979), 13-14.

DBF, 820; Scritti di Mons. Giuseppe Vale desunti dallo schedario della biblioteca comunale di Udine, «Sot la nape», 2/4 (1950), 24-26 [con integrazione in Nota bibliografica, «MSF», 40 (1952-1953), 290]; G. BIASUTTI, Giuseppe Vale: uomo, sacerdote, studioso, «AAU», s. VI, 13 (1954-1957), 365-382; M. FRANZOT, Le fonti liturgico-musicali friulane medievali nell’attività ceciliana di Giuseppe Vale (1877-1950), t.l., Università degli studi di Udine, a.a. 2002-2003; C. SCUDERI, I contributi di Giuseppe Vale alla storiografia musicale friulana, «M&R», n.s., 25/1 (2006), 41-61. [F. C.]

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