VIGLIETTO FEDERICO

VIGLIETTO FEDERICO (1850 - 1905)

agronomo, pubblicista

Immagine del soggetto

L'agronomo Federico Viglietto, da Libero Fracassetti, Introduzione al volume "L'opera dell'associazione agraria friulana dal 1900 al 1906", Udine 1906 (Udine, Biblioteca civica).

Nato a Parona (Verona) il 9 ottobre 1850, compì regolarmente gli studi pur essendo di umilissime condizioni; dopo essere stato per qualche anno maestro elementare, riuscì a laurearsi nel 1876 in agraria alla Scuola superiore di agricoltura di Milano, il cui direttore, l’illustre Gaetano Cantoni, lo segnalò al Friuli. Così nel novembre 1877 fu chiamato a Udine presso il regio Istituto tecnico, dapprima come assistente dei professori Velini e Lämmle, poi come docente di agronomia e di contabilità agraria. S’impegnò pure nella conduzione del podere dell’Istituto stesso e collaborò in attività sperimentali della Stazione agraria di Udine, dedicandosi in particolare alle osservazioni microscopiche volte alla produzione di seme bachi immune dall’atrofia. Insegnò agraria anche nel collegio Uccellis, e inoltre scienze naturali, orticoltura, bachicoltura e pollicoltura nella Scuola normale femminile di Udine, dove si formavano le future maestre, provvedendo pure a organizzarvi una sezione agraria. Nel 1880 fu incaricato dalla deputazione provinciale di compiere un’ispezione ai vigneti colpiti dalla fillossera. Spese tuttavia le sue migliori attitudini ed energie al servizio della prestigiosa Associazione agraria friulana, del cui «Bullettino» gli fu affidata la redazione nel 1884, mentre l’anno dopo fu nominato segretario dell’Associazione stessa, subentrando in tale carica a Lanfranco Morgante. In questa veste non solo dimostrò una singolare abilità amministrativa, ma elaborò anche, di sua iniziativa, numerosi progetti di miglioramento agricolo. È stato sottolineato che l’agricoltura «fu tutta la sua vita, la cura sua costante ed assidua, l’obbietto unico de’ suoi studi, la passione dell’anima sua». Nella sua vasta e organica cultura agraria – ma gli venne pure riconosciuta una buona cultura letteraria – «si fondevano lo spirito speculatore e indagativo ed il senso pratico»: fu un ottimo divulgatore dei metodi razionali finalizzati all’ammodernamento dei sistemi colturali. ... leggi Si distinse come «conferenziere ambulante» e consulente agrario, riscotendo in innumerevoli occasioni la stima degli agricoltori friulani, che sapeva intrattenere con la sua efficace oratoria fatta di «linguaggio sobrio e piano», avendo come tribuna la scala di un fienile o il sagrato di una chiesa, un teatro o una sala comunale. Per parecchi anni, in particolare, tenne settimanalmente a Fagagna, su incarico del Legato Pecile, le sue frequentate conferenze agrarie, che fornirono materia a molti dei suoi scritti, apprezzati anche fuori dei confini regionali. Le tematiche principali delle sue pubblicazioni, a carattere didattico, sperimentale o di propaganda, vertono sui concimi e i miglioramenti fisico-chimici del terreno, la bachicoltura, la selezione delle sementi dei cereali e la loro coltivazione, l’orticoltura, la frutticoltura, la viticoltura e la lotta contro la fillossera, la produzione e la conservazione del vino. Cooperò nella compilazione del Libro del contadino e del Campagnuolo friulano, adottati per l’insegnamento agrario nelle scuole del suburbio di Udine. Diede ottima prova come pubblicista nella redazione del «Bullettino dell’Associazione agraria friulana» e diresse «L’amico del contadino». Partecipò attivamente a numerose commissioni create dall’Associazione agraria, come quelle ampelografica, per la cooperazione agricola (propugnando, ad esempio, le casse rurali del Wollemborg), per i contratti agrari, per l’acquicoltura, per la stampa agraria. Esplicò un ruolo fondamentale nella direzione del comitato acquisti, sorto nel 1887 come emanazione dell’Associazione agraria, con l’obiettivo di diffondere la pratica degli acquisti collettivi di fertilizzanti chimici, attrezzi rurali e sementi, onde calmierarne i prezzi attraverso la solidarietà tra i piccoli proprietari diretto-coltivatori e ottenere sicure garanzie in ordine alla qualità delle merci di uso agricolo. Tale comitato rappresentò un modello di riferimento per molti sindacati e consorzi agrari, nonché uno degli essenziali fattori del «risorgimento agrario friulano»: esso, in effetti, segnò uno straordinario trend di sviluppo, passando dalle 35.000 lire di merci vendute nel suo primo esercizio a 1.247.000 lire (pari a 181.580 quintali) di merci vendute nel 1904. Entrato nel consiglio d’amministrazione della Società anonima per la lavorazione dei vimini, sorta nel 1889 ma in fase di declino nei suoi primi anni di vita, V. seppe salvarne le sorti e consolidarla a vantaggio delle piccole industrie paesane. Egli svolse un ruolo di primo piano nell’importante Fabbrica cooperativa di perfosfati con sede a Portogruaro, sia nella fase di fondazione (1901), tramite conferenze che predisposero l’ambiente ad accogliere l’iniziativa, sia nei suoi primi sviluppi, operando come direttore amministrativo e sostenendo con determinazione tale esperienza cooperativistica contro il trust dei fabbricanti di concimi chimici. Fu altresì primo direttore della Cattedra ambulante provinciale di agricoltura, istituita nel 1900, ricoprendo tale incarico fino alla sua scomparsa. Ottenne le onorificenze di socio ordinario dell’Accademia di Udine, di quella di Verona e di cavaliere della Corona d’Italia. Morì a Udine il 16 febbraio 1905. Prima di morire fu duramente colpito dalla scomparsa di due dei suoi figli, strappatigli nel fiore dei loro anni, in breve spazio di tempo, dal medesimo morbo.

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Bibliografia

Necrologio ne «Il Giornale di Udine» e ne «La Patria del Friuli» del 16 febbraio 1905; «Bull. Ass. Ag. Fr.», s. V, 22 (1905), 41-45 (discorsi tenuti al cimitero dal presidente e dal vicepresidente dell’Associazione agraria friulana), 107-115 (commemorazione tenuta dal prof. Zaccaria Bonomi); un profilo di V. è in L’opera della Associazione agraria friulana dal 1900 al 1906, Udine, Tip. G. Seitz, 1906, 18-25.

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