VOLPE MARCO

VOLPE MARCO (1830 - 1917)

industriale, filantropo

Immagine del soggetto

L'industriale Marco Volpe.

Nacque a Spilimbergo nel 1830. Nel 1849 iniziò a lavorare a Udine come commesso in un negozio di manifatture, per mettersi in società nel giro di pochi anni con l’industriale tessile Pasquale Fior, nella cui azienda erano operativi circa centocinquanta telai a mano, e conducendo contemporaneamente la filatura Clemente di Dignano. Nel 1872 cominciò a pensare di lavorare in proprio e di realizzare una tessitura meccanica, e nel 1874 inaugurò in Chiavris, alla periferia di Udine, uno stabilimento a vapore – il primo della provincia – per la produzione di stoffe rigate, dotato di centoundici telai da una a quattro navette e macchine preparatrici scozzesi. Nel 1876 acquistò i locali vicini che, completamente ristrutturati, furono adibiti a tintoria e stamperia. Due anni dopo acquisì il vicino mulino di Vat, inaugurando un secondo stabilimento di centocinquanta telai e incrementando una produzione che veniva smerciata in tutta Italia. Nel 1883 i suoi stabilimenti, in cui lavoravano da quaranta a cinquanta operai e da trecento a trecentocinquanta operaie, aperti 360 giorni all’anno, considerati d’avanguardia per le tecnologie introdotte, furono visitati dal ministro dell’Agricoltura, Berti, presente a Udine per la chiusura dell’Esposizione provinciale delle industrie e delle arti. V. incoraggiò le ricerche di Arturo Malignani, a cui affidò l’illuminazione delle sue tessiture di Chiavris, e con lui, nel 1888, costituì una società per ottenere dal comune il contratto per l’illuminazione elettrica della città. Secondo la Guida della Camera di commercio del 1910, nella ditta Marco Volpe erano operativi trecentoquattro telai. Nel 1885 V. fu tra coloro che sostennero la fondazione della Banca cooperativa di Udine, voluta da Bonaldo Stringher, della quale ricoprì la carica di presidente nel primo anno di vita. ... leggi Tutti gli edifici di V. furono progettati dal suo ingegnere di fiducia, Giovanni Falcioni, che lo consigliò anche nelle scelte nel settore della beneficenza laica. L’industriale friulano si fece, infatti, promotore dell’asilo notturno, della cucina popolare, dell’ospizio per cronici. Nel 1892 diede avvio alla sua opera di maggior risalto in campo assistenziale: riuscì a ottenere dal comune il fondo pubblico tra le porte Villalta e Poscolle, sulla via della circonvallazione, in capo a via Castellana e limitato dal canale Ledra – fondo rimasto libero dopo l’abbattimento delle mura – per costruire a proprie spese un asilo infantile, estensivo rispetto ai giardini d’infanzia, strutturato dal progettista Falcioni per accogliere dai duecento ai trecento bambini (dai tre ai sei anni) della zona, all’epoca abitata prevalentemente da famiglie operaie. La concessione dell’area fu gratuita, in quanto V. espresse la volontà di lasciare alla sua morte l’asilo, a lui intitolato, al comune di Udine. L’istituto, per regolamento, era retto dal presidente (che a vita doveva essere il fondatore) e da un comitato composto da un rappresentante del comune, un altro della Società di mutuo soccorso, e altri nove membri scelti dal presidente, tra cui un medico. La concezione di asilo infantile di V. – che doveva essere aperto tutto l’anno per otto ore al giorno e fornire i pasti – e la qualità dell’edificio progettato da Falcioni, inaugurato nel 1894, erano innovative: aule ariose, riscaldate a vapore in modo da permettere temperatura costante in tutti gli ambienti con spesa limitata; attorno si costruì un ambiente salubre di orti, giardini, una collinetta di sempreverdi. L’asilo, lodato dal pedagogista Adolfo Pick, fu presentato su riviste pedagogiche europee sia per la tipologia, sia per la qualità della didattica, ispirata a finalità di tipo anche fröbeliano. V. elargì un finanziamento per un altro asilo – di proporzioni più ridotte rispetto a quello udinese – nella nativa Spilimbergo. La sua solidarietà si manifestò anche nei confronti di amici industriali in difficoltà: quando nel 1902 la tessitura Spezzotti – con cui in precedenza c’erano stati comuni interessi per investimenti in beni immobili – fu devastata da un incendio, egli partecipò con altri operatori del tessile a un contributo che permise alla ditta di rinascere. Morì a Udine nel 1917. I suoi stabilimenti furono rilevati da Virgilio Andreatta e chiusero nel 1929.

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Bibliografia

G. FALCIONI, Industrie udinesi in particolare, in Illustrazione del Comune di Udine, Udine, Società alpina friulana, 1886, 321-322 (= Udine, Del Bianco, 1983); Munifica ed illuminata beneficenza, «La Patria del Friuli», 13 novembre 1892; L’inaugurazione dell’Asilo infantile Marco Volpe, ibid., 26 aprile 1894; Regolamento per l’Asilo infantile “Marco Volpe” di Udine, Udine, Tip. G. Seitz, 1894; L. CARGNELUTTI, Assistenza e beneficenza a Udine tra età della restaurazione e Regno d’Italia, in Tra Venezia e Vienna, 297-307; «Spezzotti». Una famiglia e un’azienda in Friuli fra Ottocento e Novecento, a cura di EAD., Udine, Ribis, 2010, indice.

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