ZANINI SALVATORE (SALVADOR)

ZANINI SALVATORE (SALVADOR) (1751 - 1826)

medico, farmacista, collezionista

Si ritiene nato nei dintorni di Sacile nel 1749 (Gregorutti) o nel 1751 (Bravar); morì ad Aquileia il 19 gennaio 1826. Dal 1773 al 1826 fu titolare della condotta di Aquileia, con stipendio pagato dal governo provinciale di Trieste. Del curriculum degli studi nulla sappiamo, se non che conseguì la licenza in medicina all’Università di Vienna nel 1773 con una dissertazione inaugurale sugli effetti della somministrazione dei purganti nei casi di affezioni acute (De purgatione in acutis, [Vindobonae], typis Kirchbergerianis, 1773). Nella indicazione di responsabilità egli si definiva «Aquilejensis», dunque il trasferimento da Sacile dovrebbe essere anteriore all’assunzione della condotta. Brevi cenni all’attività medica sono presenti negli scritti del pronipote Vincenzo Zandonati, che gli subentrò nella condotta aquileiese nel 1826. Costui lo ricorda come un medico generoso, che accoglieva e curava in casa propria i malati più gravi. Di questa abitudine, come della sua attività di farmacista, abbiamo riscontro in un rapporto all’autorità capitaniale dell’ispettore Girolamo de Moschettini del 31 agosto 1818, nel quale Z. è peraltro descritto come un vecchio burbero poco amato dai compaesani (ADTs, 21 b 3, n. 237, 31 agosto 1818). Z. è noto per la passione antiquaria, che lo condusse a formare una collezione di antichità fra le più importanti in Aquileia a cavallo fra Sette e Ottocento. La raccolta comprendeva alcuni frammenti statuari, due meridiane, oggi al Museo nazionale di Aquileia e al Kunsthistorisches Museum di Vienna, un nucleo di almeno venti iscrizioni (CIL V, 757, 789, 842, 849, 947, 1151, 1191, 1360, 1465, 1551a-b, 1552, 1553, 1555, 1677, 1718, 1729, 1734, 1740, 8302), alcuni bolli laterizi (otto identificati), elementi dell’“instrumentum domesticum”, 45 monete e 121 gemme incise. ... leggi Diciotto iscrizioni, legate allo Stato con il lascito testamentario del 1826, furono prima trasferite nella casa di Moschettini, poi nel battistero con i resti dell’ex Museo Eugeniano, infine nell’allora Museo comunale, divenuto nel 1882 cesareo regio Museo Aquileiense e nel 1918 Museo archeologico nazionale, dove ne esistono tuttora sedici. Le due restanti (CIL V, 757 e 1677), forse perché murate, furono escluse dal lascito e passarono a Vincenzo Zandonati, con la cui collezione giunsero in seguito al Museo civico di Trieste. Le gemme e le monete, destinate da Z. alla vendita con il vincolo che il ricavato andasse a un fondo di assistenza per i poveri di Sacile, furono acquisite dall’erario nella primavera del 1828 per la considerevole somma di 1.200 fiorini, fissata dall’imperatore Francesco I (a fronte di una valutazione commerciale circa otto volte inferiore) per favorire l’iniziativa benefica del testatore. I materiali confluirono nel Münzund Antikenkabinett, dove le gemme furono montate in oro o argento. Ad oggi sono stati identificati 23 pezzi. Dell’attività antiquaria di Z. rimane traccia nelle trascrizioni epigrafiche, autorevolmente accreditate da Theodor Mommsen come oneste e accurate. Si trattava di 68 carte sciolte con iscrizioni antiche e di un ulteriore piccolo nucleo con iscrizioni medievali, giunte attraverso Zandonati al Museo di Trieste, dove nel 1877 furono viste e utilizzate da Gregorutti, per andare poi disperse. Si può tuttavia ragionevolmente affermare che una parte di esse (48 iscrizioni, di cui una medievale) si conservi nel fascicolo V del manoscritto del fondo Principale 853b della Biblioteca civica di Udine, un apografo di qualità scadente eseguito non prima del 1850 su commissione di Iacopo Pirona da una precedente copia eseguita da Moschettini, al quale si devono probabilmente le numerose corruttele. Le trascrizioni, che secondo Gregorutti erano eseguite parte a lapis (rinvenimenti fra il 1774 e il 1780), parte a penna (rinvenimenti degli scavi di Monastero del 1788), si presentano in caratteri capitali senza scioglimenti, circoscritte in un sommario disegno della pietra che indicava le lacune. Circa la metà è accompagnata da note in latino, più raramente in italiano, con l’indicazione di provenienza, le dimensioni della pietra e, nei casi più complessi, la trascrizione in extenso; in tre casi sono aggiunte brevi osservazioni di carattere prosopografico e antiquario.

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Bibliografia

TH. MOMMSEN, in CIL, V/1, 82, XXVII; C. GREGORUTTI, Le antiche lapidi di Aquileia, Trieste, Julius Dase (Tip. del Lloyd Austro-ungarico), 1877, XIV-XVI; G. BRAVAR, Vincenzo Zandonati e l’origine delle collezioni tergestine e aquileiesi, «AAAd», 40 (1993), 153-161; A. GIOVANNINI, Il patrimonio archeologico di Aquileia prima del 1882, ibid., 64 (2007), 245-284 (con documenti); EAD., La glittica ad Aquileia tra XVIII e XIX secolo. Collezioni antiquarie e istituzioni pubbliche, in Preziosi Ritorni. Gemme aquileiesi dai Musei di Vienna e Trieste, a cura di F. CILIBERTO - A. GIOVANNINI, Roma, Quasar, 2008; L. REBAUDO, Schedae Zaniniane, in corso di stampa.

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