ZENONE DA CAMPIONE

ZENONE DA CAMPIONE

scultore

Nella lunetta della cosiddetta “porta moresca” nel lato settentrionale del duomo di Spilimbergo è raffigurata l’Incoronazione della Vergine. Di lato alla porta si legge la seguente iscrizione: ANNO DOMINI MCCCLXXVI | INDICIONE XIII DIE XV AUGUSTI | DOMINANTIBUS NOBILIB. VIRIS DNIS WAL-TERPERTOLDO EGREGIO MILITI | NECNON NICOLAO EIUS NEPOTI DNIS | DE SPILIMBERGO HOC OPUS FECIT | FIERI PAULUS QONDAM BENVENU | TI IACOB FULCHERINI ET ODORICUS | QONDAM BENEDICTI DE SPILIMBERGO CAMERARII HUIUS ECCLESIE SA | NCTE MARIE PER MAGISTRUM ZENONEM DE CAMPIGLIONO DE CO | MITATU MEDIOLANENSI AMEN. Al centro della lunetta il Cristo pone la corona sulla testa della Vergine; ai lati due angeli musicanti. Nell’architrave sottostante in quattro riquadri difformi sono rappresentati da sinistra a destra: l’angelo annunciante, l’Agnello mistico, la Vergine annunciata, san Giovanni Battista (quale annunciatore della salvezza del mondo attraverso il Cristo). Questa scultura del 1376 è il primo documento di maestri campionesi in Friuli. Per campionesi si intendono quegli scultori, maestri costruttori e lapicidi lombardi attivi in una vasta area dell’Italia settentrionale dalla fine del XII a tutto il XIV secolo. Furono così denominati dalla critica dell’Ottocento per il luogo d’origine, Campione di Lugano, che frequentemente, nelle fonti epigrafiche e documentarie, ne accompagna il nome di battesimo. Tuttavia i Campionesi non formarono mai una maestranza ufficialmente riconosciuta, ordinata secondo un proprio statuto, né legata ad un percorso stilistico unitario. Pur manifestando influenze stilistiche diverse (tra cui fondamentali sono quelle antelamiche) e un particolare adattamento a forme locali, l’intero gruppo di queste maestranze rimane sempre fedele ad espressioni di salda compattezza, che ne indicano la comune tradizione ed origine (località comprese tra il lago di Lugano e quello di Como). Ad esempio, Z. da C. deve aver probabilmente conosciuto i portali di maestro Giovanni (suo anziano connazionale) in S. Maria Maggiore a Bergamo (1351, 1360), ai quali è ispirata l’Incoronazione della Vergine nella lunetta della “porta moresca” del duomo di Spilimbergo, e le opere nel sepolcreto scaligero dell’altro “campionese” Bonino. ... leggi Ma la qualità del fare scultoreo di Z. da C., con le figure appiattite, dilatate e larghe, rispetto al vigoroso risalto dell’incorniciatura architettonica del portale e dell’aereo pontile sui plastici barbacani del lato settentrionale del duomo di Spilimbergo, è piuttosto modesta e sembra quasi tenuta in sottotono. Se, in base all’epigrafe con la data 1376, Z. da C. è il primo nome a noi noto di maestri campionesi in Friuli, di fatto nell’arte locale si può riscontrare una componente ad essi riferibile fin dai primi anni del XIV secolo: nell’Incoronazione della Vergine della lunetta del portale meridionale del duomo di Venzone, attribuita alla bottega di “magister Iohannes” e databile al 1308 circa. Il Cristo che incorona la Vergine è ricalcato su modelli antelamici (si pensi all’Adorazione dei Magi dell’Antelami nel portale settentrionale del battistero di Parma), che furono la prima fonte cui attinsero i Campionesi. Anche i due telamoni ad altorilievo, ora posti sul sagrato del duomo di Gemona (la cui prima notizia documentaria risale al 1338), che un tempo dovevano far parte della ristrutturazione dell’interno del duomo realizzata da “magister Iohannes”, rivelano un’adesione a modi campionesi, quali si ritrovano ad esempio nell’Ultima cena del pontile del duomo di Modena. La presenza dei Campionesi in Friuli è riferibile a quel più vasto fenomeno di immigrazione di Lombardi, iniziato nel XIII secolo, in relazione ai rapporti tra Lombardia e patriarcato di Aquileia, in particolare a partire da Raimondo della Torre, vescovo di Como, promosso patriarca di Aquileia (1273-1299); la diocesi di Como era suffraganea e dipendeva ecclesiasticamente da Aquileia. I Lombardi in Friuli furono investiti di feudi, di capitanati, di gastaldie. Ebbero cariche importanti; entrarono nei capitoli, nei monasteri, nelle abbazie. Esercitarono il notariato, la medicina e si dedicarono a tutte le arti. Si accasarono stabilmente; si fusero con la popolazione locale e furono friulani di elezione per parentela e per l’interesse che li legava a questa terra.

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Bibliografia

D. TONCHIA, Il duomo di Spilimbergo, Udine, Tipografia E. Miani e C., 1931, 8; T. LINZI, Il duomo di Spilimbergo e le chiese minori, Udine, Del Bianco, 1952, 15-16; C. SOMEDA DE MARCO, Architetti e lapicidi lombardi in Friuli nei secoli XV e XVI, in Arte e artisti dei laghi lombardi, I, Architetti e scultori del Quattrocento, Como, Tipografia editrice A. Noseda, 1959, 309-335; RIZZI, Profilo, 56; M. WALCHER CASOTTI, Il duomo di Spilimbergo, in Studi spilimberghesi, Udine, AGF, 1980 (Antichità altoadriatiche, 18), 37-45; M. WALCHER - F. SFORZA VATTOVANI, Scultura in Friuli. Il Gotico, Pordenone, Archivio artistico del Friuli, 1980, 12, 50-51; BERGAMINI - TAVANO, Storia, 240; Il duomo di Spilimbergo 1284-1984, a cura di C. FURLAN - I. ZANNIER, Maniago, Comune di Spilimbergo, 1985, 92-94.

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