Nacque il 10 ottobre 1913 a Gemona del Friuli. La precoce perdita del padre, che lo colpì quand’era ancora in tenera età, e quella della madre, avvenuta poco tempo dopo il suo ingresso in seminario, segnarono profondamente il suo temperamento. Ordinato sacerdote nel 1936, venne invitato dai superiori a frequentare l’Università Cattolica di Milano. Dopo la laurea in lettere, dal 1940 al 1971 fu docente presso i Seminari di Castellerio e di Udine, ma si dedicò anche all’insegnamento della religione nelle scuole medie statali e alla direzione spirituale dell’Istituto Toppo Wassermann di Udine. Membro della Commissione diocesana per l’arte sacra, nel 1966 fu insignito del titolo di cameriere segreto e nel 1968 di quello di cappellano di Sua Santità. Nel 1967, di concerto con altri presbiteri – in particolare don Saverio Beinat, don Giuseppe Cramaro, mons. Natale Perini, don Amelio Pinzano, don Francesco Placereani e don Ottorino Vogrig –, ideò e promosse la Mozione del clero per lo sviluppo sociale del Friuli, che raccolse l’adesione di 529 dei settecento preti della diocesi alle denunce e alle proposte formulate in merito alle condizioni socio-economiche della regione; al documento, rivolto ai politici nazionali, regionali e provinciali, avevano vivamente applaudito in un primo tempo anche i vertici della curia, con l’arcivescovo mons. Zaffonato. Due anni dopo, l’amarezza e lo sconcerto per l’infelice esito dell’iniziativa, stroncata dai locali dirigenti della Democrazia cristiana, vennero espressi da L. sulle pagine di «Int furlane» in un articolo dai toni aspri e accorati (A doi agns di distance [A due anni di distanza]). Gli anni successivi al terremoto del 1976 lo videro lavorare alacremente per promuovere la ricostruzione di alcune chiese del suo paese natale (S. Maria Annunziata, S. Pietro, S. Rocco) e della scuola materna di Piovega. Il solerte ed estroso impegno di L. ebbe modo di manifestarsi soprattutto nella cospicua attività di divulgazione della cultura friulana. Avvicinatosi negli anni Cinquanta alla “Scuele libare furlane” istituita da don Domenico Zannier a Casasola di Maiano, nel 1963 fu fondatore del periodico «Int furlane», al quale si dedicò per venticinque anni firmando, quasi sempre con lo pseudonimo Pieri Pičul, oltre quattrocento articoli di argomento storico, politico, letterario, linguistico e artistico. Intanto, a fianco del mensile, germinava nel 1966 il Movimento Friuli, ma l’attività di L. – che pure nell’assemblea di quell’anno veniva eletto per il consiglio direttivo – si consolidava nella sua indole più spiccatamente culturale e in particolare educativa. Per le edizioni della rivista (ma non esclusivamente) vennero pubblicati in lingua friulana anche saggi e più corpose opere di divulgazione, in particolare di storia e di storia dell’arte; tra questi, i due volumi del Ristret de storie da l’art furlane [Compendio di storia dell’arte friulana] (1973-1974) e la Storie dal popul furlan [Storia del popolo friulano] (1974) sono concepiti principalmente per il mondo della scuola. Al genere biografico, cui si era dedicato alla fine degli anni Cinquanta ricordando la figura del cardinale Celso Costantini, L. ritornò preparando nel 1974 con don Saverio Beinat uno studio su mons. Luigi Faidutti. Sono invece postumi i ricordi personali confluiti in I cosacs in Friûl [I cosacchi in Friuli]. L. fu altresì autore di alcune edizioni di documenti friulani antichi: dopo i saggi documentari dal Catapan di Trivignano (nel 1962), pubblicò I las di Dignan. Aventari des jentradis e dai furnimez de glesie di Dignan su la fin dal 1400 [I lasciti di Dignano. Inventario delle entrate e degli arredi della chiesa di Dignano verso la fine del 1400] (1969), Il cuader di S. Pieri di Puarte Brossane di Cividât [Il quaderno di S. Pietro di Porta Brossana di Cividale] (1973), I piličars di S. Jacum di Udin [I pellicciai di S. Giacomo di Udine] (1973; edizione di un quaderno quattrocentesco), San Giovanni di Senodochio e San Žuan di Sinidor (1975; edizione di un quaderno di contabilità della chiesa urbana cividalese). Oltre a un dramma in tre atti (Vieri e gnûf, del 1968, pressoché l’unica opera letteraria), a L., quale stretto collaboratore di don Francesco Placereani, si devono infine alcune traduzioni di parti del Messal furlan (edito a Gorizia nel 1971) e di libri biblici: innanzitutto gli Atti degli apostoli (1971), ai quali si aggiunsero, nell’anno successivo, le lettere cattoliche e l’Apocalisse, e ancora Tobia (1974), Rut ed Ester (1974), Giuditta (1975), i due libri dei Maccabei (1976); al momento della morte, avvenuta improvvisamente a Gemona il 5 novembre 1986, stava lavorando al libro di Giobbe, ai Numeri e all’Ecclesiaste. Mentre il gemonese Emidio Goi ne richiama alla memoria la fede lineare e continua, la cultura vasta e radicata, l’amore per il popolo friulano e la sua lingua, con il conseguente impegno politico, i ricordi di Antonio Bellina, legati agli anni del seminario, delineano, con scarse attenuanti, un giudizio piuttosto aspro.