PESLER (PESSLER) ALBERTO

PESLER (PESSLER) ALBERTO (1579 - 1628)

ecclesiastico

Nacque a Gorizia nel 1589 (o poco prima), figlio di Andrea e di Giulia de Bertis. Si immatricolò il 6 giugno 1603 all’Università di Graz, retta dai gesuiti, dove conseguì prima la laurea, poi la licenza in filosofia (8 luglio 1608). Il 25 novembre 1608 entrò come novizio nell’ordine dei gesuiti a Brno. Insegnò grammatica a Linz (1612), retorica e storia a Lubiana (1613); nel 1614-1616 ritornò all’Università di Graz, dove si addottorò in teologia. Pronunciò gli ultimi voti nel 1617, presso la residenza di Ebendorf in Carinzia; nel 1618 fu docente di logica e confessore degli alunni nel Collegio di Olomouc (Olmütz) in Moravia. L’11 gennaio 1620 fu dimesso dall’ordine, con provvedimento della curia generalizia romana; forse già l’anno precedente aveva raggiunto a Trieste lo zio materno Ursino de Bertis, vescovo della città, che lo aveva nominato canonico della cattedrale; all’inizio del 1620 divenne anche vicario generale della diocesi. Dopo la morte dello zio (agosto 1620) governò la Chiesa triestina nell’attesa dell’insediamento del nuovo vescovo Rinaldo Scarlichio, consacrato a Graz appena il 14 agosto 1622. Forse il P. aveva aspirato a succedere al parente; gli fu invece conferita dal sovrano la ricca prepositura di Rudolfswerth (Novo Mesto), nella Carniola meridionale. ... leggi Nel 1622 il P. inviò a Ferdinando II due scritture latine che rivendicavano i diritti dell’imperatore sulla nomina del patriarca di Aquileia: il trattato De iuribus caesareis in Aquileiensem Ecclesiam e la memoria De remediis Aquileiensis Patriarchatus. Nel giugno 1623 venne inviato a Roma, con il rango di consigliere segreto, per assistere l’ambasciatore Paolo Savelli nella ormai decennale vertenza sull’elezione del patriarca. La delegazione imperiale fu ricevuta dal nuovo pontefice Urbano VIII (eletto in agosto) il 22 settembre. Lo scopo della missione del P. era di impedire che il patriarca in carica, Antonio Grimani, nominasse un coadiutore con diritto di successione, com’era sempre stato fatto in precedenza, privando così l’imperatore della possibilità di intervenire sulla scelta del nuovo patriarca; se i diritti del sovrano asburgico non fossero stati rispettati, si minacciava il sequestro di tutti i benefici aquileiesi in territorio austriaco. Il pontefice per prendere tempo demandò la soluzione del problema a una commissione cardinalizia: ma si mostrò comunque favorevole alla designazione di un coadiutore. Il P. scrisse a corte che Urbano VIII favoriva i Veneziani; in una serie di memoriali cominciò apertamente a richiedere la spartizione del patriarcato, denunciando lo stato di abbandono in cui la curia udinese aveva lasciato i territori imperiali sottoposti alla sua giurisdizione. Il pontefice replicò con un breve (3 agosto 1624) in cui rinfacciava al sovrano austriaco di aver occupato la città di Aquileia, possesso temporale del patriarca. La durezza della polemica intimorì l’ambasciatore Savelli, che chiese l’allontanamento da Roma del P.; nel novembre 1624 questi venne richiamato a Vienna. Fu mandato nuovamente a Roma nel febbraio 1625, con precise istruzioni di chiedere l’elezione di un patriarca suddito imperiale oppure la divisione della diocesi in due parti. Già in aprile fu evidente che Urbano VIII non voleva assolutamente mutare la situazione esistente; la colpa del fallimento delle trattative venne però imputata allo stesso P., che in settembre ancora una volta dovette lasciare Roma. Ormai malvisto a corte, il P. inviò vari memoriali all’imperatore, accusando l’ambasciatore Savelli e la reggenza di Graz (competente per la parte austriaca della diocesi aquileiese) di fare gli interessi del patriarca. Poteva contare solo sull’appoggio della nobiltà goriziana, in particolare del capitano Antonio Rabatta: il 27 aprile 1627 per le sue benemerenze era stato ascritto alla nobiltà della contea. In effetti, quanto P. aveva previsto si avverò puntualmente. Nel gennaio 1628 Antonio Grimani morì e il papa proclamò suo successore il vescovo Agostino Gradenigo, nominato coadiutore con diritto di successione fin dal 20 marzo 1627, con un breve tenuto segreto. Ferdinando II reagì con estrema durezza: il 12 febbraio 1628 emanò un decreto che intimava ai suoi sudditi di non riconoscere il nuovo patriarca, sotto pena di gravissime sanzioni (fino alla pena di morte, per i laici). Il P., ritornato a Roma, il 5 marzo scrisse una violenta Protestatio, che intendeva presentare direttamente al papa (il testo, diffuso in varie copie manoscritte, è pubblicato in Documenta historiam Archidioeceseos Goritiensis illustrantia, 93-96). Urbano VIII rifiutò di riceverlo, ma il P., fattosi strada a spintoni fino all’anticamera, riuscì a gettare il documento all’interno della sala delle udienze. Il 3 giugno la Segreteria di stato scrisse al nunzio pontificio a Vienna perché protestasse ufficialmente contro questo «atto incivile». La difficile situazione in Germania consigliò il governo imperiale a non procedere ulteriormente nella vertenza per il patriarcato. A Roma il P. veniva attaccato anche sul piano teologico, con l’accusa di difendere «le pazzie degli assertori dell’eresia anglicana»; allo stesso tempo, per tacitarlo, gli fu offerta una diocesi suffraganea di Aquileia in territorio austriaco, Pedena o anche Trieste. Morì improvvisamente a Roma nei primi giorni del novembre 1628; i suoi scritti furono posti sotto sequestro. La questione aquileiese, affidata di nuovo ai normali canali diplomatici, rimase sostanzialmente sospesa e irrisolta per centoventi anni. Il nunzio a Vienna il 2 dicembre scrisse alla Segreteria di Stato, con tutta franchezza: «Della morte di Pesler non ci si può che rallegrare».

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Bibliografia

Ms BAV, Barb. Lat., XXXII, nº 261, A. Pesler, De iuribus caesareis in Aquileiensem Ecclesiam; ms Vienna, Allgemeines Verwaltungsarchiv, Alter Kultus, F. 29/79, De remediis Aquileiensis patriarchatus.

MORELLI, Istoria, II, 236-246; III, 319-322; C. VON CZOERNIG, Das Land Görz und Gradisca, Wien, W. Braumüller, 1873, indice (trad. it. Gorizia, «la Nizza austriaca». Il territorio di Gorizia e Gradisca, Gorizia, Cassa di Risparmio, 1969, 754-757); DE RENALDIS, Memorie, 396-403; Nuntiatur des Pallotto. 1628-1630 (Nuntiaturberiche aus Deutschland, IV. Abt., 1-2), bearb. von H. KIEWNING, Berlin, Bath, 1895-97, I, indice (s.v. Rudolfsberg, Propst v.); Documenta historiam Archidioeceseos Goritiensis illustrantia, Goritiae, Typis Hilarianis, 1907, 64-100; L. V. PASTOR, Storia dei papi nel periodo della restaurazione cattolica e della Guerra dei Trent’anni (Storia dei Papi, XIII), trad. it., Roma, Desclée, 1931 (19612), 374; Die Matrikeln der Universität Graz, I: 1586-1630, bearb. v. J. ANDRITSCH, Graz, Akademische Drucku. Verlagsanstalt, 1977, 24, 112, 115, 458; Catalogi personarum et officiorum provinciae Austriae Societatis Iesu, ed. L. LUKÁCS, II (1601-1640), Roma, Institutum Historicum Societatis Iesu, 1982 (Monumenta Historica Societatis Iesu, 125), 701 e passim; K. H. FRANKL, L’impero e il patriarcato di Aquileia nell’epoca moderna, in Aquileia e il suo patriarcato. Atti del convegno internazionale di studio (Udine, 21-23 ottobre 1999), Udine, Deputazione di storia patria per il Friuli, 2000, 479-485; F. EDELMAYER, La casa d’Austria e la fine del patriarcato d’Aquileia, ivi, 560-563.

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