ANDREUZZI MARZIO

ANDREUZZI MARZIO (1557 - 1622)

vescovo

Nacque a Udine nel 1557, figlio di Ludovico e di Cassandra Tritonio. Dopo la laurea in diritto a Padova abbracciò la carriera ecclesiastica, sotto la protezione dello zio materno, Ruggero Tritonio. Canonico di Aquileia su designazione papale dal 1582, l’A. visse a Roma presso lo zio dal 1585 al 1589; ritornò in Friuli nell’estate 1589, quando Sisto V lo nominò decano del capitolo del duomo di Udine. Dopo il 1595 accanto a questa carica ricoprì quella di vicario del nuovo abate commendatario di Rosazzo, il cardinal-nipote Pietro Aldobrandini. Nei suoi incarichi l’A. entrò subito in conflitto con il patriarca Francesco Barbaro. Il contrasto fu per molti aspetti il riflesso in Friuli della rivalità che a Roma opponeva i due cardinal-nipoti di Clemente VIII, i cugini Cinzio e Pietro Aldobrandini: il primo era amico del Barbaro; il secondo protettore di R. Tritonio. Nell’aprile 1597 il patriarca arrivò a scomunicare l’A. e nove canonici udinesi che non rispettavano le sue disposizioni; la vertenza si concluse due mesi dopo con una soluzione di compromesso proposta dalla curia romana che lasciò insoddisfatto il Barbaro. Altrettanto gravi furono le tensioni sui poteri giurisdizionali dell’abbazia di Rosazzo: l’A. negava al patriarca la facoltà d’intervenire sulle parrocchie che dipendevano dall’abbazia. La vertenza ebbe termine solo con il conferimento all’A. della diocesi di Traù, in Dalmazia, il 19 luglio 1604. Due anni prima il Tritonio aveva prospettato per il nipote la nomina ad arcivescovo di Spalato. ... leggi Il tentativo era fallito per l’opposizione del governo veneziano, che considerava l’A. troppo vicino alle posizioni romane; Pietro Aldobrandini tuttavia gli fece assegnare una rendita di 500 ducati sulle entrate del nuovo arcivescovo, Marcantonio De Dominis. I sentimenti filo-romani dell’A. divennero evidenti nel 1606, durante la crisi dell’Interdetto, quando egli lasciò la diocesi per non adempiere alle funzioni episcopali. Rimase in Friuli fino al 1614, perché nel frattempo era iniziato un aspro conflitto con l’arcivescovo De Dominis, alla cui provincia ecclesiastica apparteneva la diocesi di Traù. La vertenza, che comportò la scomunica del vescovo da parte del metropolita e una serie di ricorsi alla curia papale, riguardò prima il mancato versamento della rendita assegnata all’A. sui beni della chiesa spalatina, poi più delicate questioni giurisdizionali. Ritornato in sede, l’A. cominciò a raccogliere testimonianze contro l’arcivescovo, accusandolo a Roma di eresia (documenti manoscritti nella Biblioteca civica di Udine): nel 1616 De Dominis fu costretto a fuggire in Inghilterra per evitare il processo davanti all’Inquisizione. Negli anni seguenti l’A. operò nella sua diocesi senza ulteriori contrasti, collaborando con le autorità veneziane. Morì a Traù il 29 novembre 1622; il corpo fu sepolto nella tomba di famiglia ad Udine, nella chiesa di S. Lucia.

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Bibliografia

Ms BCU, Principale, 467, ff. 1-33.

A. PITASSIO, Andreuzzi (Andreucci), Marzio, in DBI, 3 (1961), 159-160; LIRUTI, Notizie delle vite, IV, 141-143; G. TREBBI, Francesco Barbaro, Udine, Casamassima, 1984, 207, 253-256, 274, 294.

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