BAISIO (DI) GUIDO DA REGGIO EMILIA

BAISIO (DI) GUIDO DA REGGIO EMILIA

vescovo di Concordia

Immagine del soggetto

Storie di San Pietro, affresco del XIV secolo (Sesto al Reghena, abbazia).

Esponente della famiglia di Baisio, G. di Matteo si dice pronipote dell’omonimo arcidiacono di Bologna. Nel testamento del vescovo Guizzi è ricordato come suo nipote e riceve in eredità tre volumi contenenti opere di Seneca, un Valerio Massimo e un quaderno con i sermoni scritti dallo zio. Studia diritto canonico all’Università di Bologna. In un documento redatto a Ferrara nel 1340 G. figura come arciprete della pieve “de Bonetico”. Tra il marzo del 1347 e l’agosto dell’anno successivo ricopre l’ufficio di vicario generale dello zio Guido di Baisio, vescovo di Ferrara. In questo periodo l’ecclesiastico reggiano detiene già un canonicato presso il capitolo di Modena. Nel dicembre del 1348 è nominato vicario generale dell’arcivescovo di Ravenna Fortunerio: tale collaborazione è, però, di breve durata. Successivamente G. si trasferisce ad Avignone, dove assume l’ufficio di “auditor causarum palatii apostolici” ed è nominato cappellano da papa Innocenzo VI, che, nel 1360, lo incarica di una legazione in Lombardia. G. intrattiene buoni rapporti anche con gli Estensi, che lo utilizzano come loro procuratore presso la corte papale e lo favoriscono nell’assegnazione di un canonicato nella cattedrale di Ferrara. Il 15 febbraio del 1361 G. è nominato vescovo di Concordia. Non è possibile stabilire se si sia recato subito in sede: la sua prima attestazione in Friuli risale, infatti, solo al febbraio del 1362. In questo periodo la situazione del principato ecclesiastico aquileiese si rivela particolarmente delicata a causa dello scontro non solo diplomatico tra il patriarca Ludovico della Torre e Rodolfo d’Asburgo. ... leggi G., ben presto coinvolto nella questione, cerca di recuperare dai di Prampero, alleati del duca d’Austria, il castello di Cusano, strategicamente importante in previsione di una guerra. Nell’aprile del 1363 il vescovo riunisce a Portogruaro la sua “curia vassallorum” per discutere dell’imminente conflitto armato con l’Asburgo, che vedrà come scenario principale delle operazioni proprio la Destra Tagliamento e che si protrarrà fino al 1365. Alla nomina sulla cattedra patriarcale di Marquardo di Randeck, il di B., approfittando di un momento di distensione dei rapporti con il ducato austriaco, chiede un intervento diretto di papa Urbano V per il recupero di Cusano: l’interessamento del pontefice presso il patriarca non porta però a nessun risultato immediato. Il protrarsi della causa non distoglie G. dal governo della chiesa di Concordia. Il presule reggiano si rivela nel tempo come un buon amministratore, impegnato nella riorganizzazione della curia vescovile e nella razionalizzazione dei suoi mezzi di riscossione. In ambito temporale G. si adopera per il recupero delle proprie giurisdizioni, per la chiarificazione dei rapporti con la comunità di Portogruaro, per la rivalorizzazione dei feudi situati nella zona meridionale della diocesi, per la modifica degli statuti civili dell’episcopato. In ambito ecclesiastico G. dimostra, invece, una particolare attenzione per le istituzioni ecclesiastiche di base, favorendo la costruzione di nuove chiese e ospedali e, dove fattori demici lo richiedano, la traslazione della matrice; più difficile risulta, invece, inquadrare i suoi rapporti con il capitolo cattedrale e con gli enti religiosi. Nonostante l’impegno dimostrato nell’esercizio delle proprie funzioni, è indubbio che G. abbia inteso la nomina a vescovo di Concordia solo come una tappa della propria carriera ecclesiastica: interessi personali e familiari lo inducono, infatti, a riavvicinarsi alla sua regione d’origine e in particolar modo a Ferrara. Il 21 gennaio del 1370 papa Urbano V lo trasferisce nella diocesi di Cervia, nominando alla sede concordiese il frate minore Bernardo “de Guasconibus”: il trasferimento non ha però luogo. Nel gennaio dell’anno successivo i fratelli Bonaccorso e Giovanni dei Bardi, creditori nei confronti di Pietro di Cluzeau, predecessore di G., occupano con centocinquanta armati Portogruaro. Il vescovo si trasferisce temporaneamente nel vicino castello di Cordovado. Solo l’intervento patriarcale permette a G. di tornare nel borgo: la comunità portogruarese rimane però divisa e per diversi anni il presule si vedrà costretto a rinunciare al proprio diritto di placito civile, per evitare il sorgere di nuove questioni. Nel frattempo giunge a conclusione la causa con i di Prampero per Cusano: nel giugno del 1371 Marquardo di Randeck emana, infatti, la sentenza definitiva, che stabilisce che il vescovo di Concordia, per riavere il castello, dovrebbe versare ai di Prampero duemilacinquecento lire di denari veronesi. Nel luglio del 1375 il presule concordiese permuta Cusano con alcuni beni nel distretto di Portogruaro, di proprietà della famiglia Gubertini di Udine. Il 10 ottobre del 1380 G. di B. è trasferito nella diocesi di Modena. La sua permanenza sulla cattedra emiliana è però breve. Nell’agosto del 1382 figura già come vescovo di Ferrara, al posto del defunto Aldobrandino d’Este. Negli ultimi anni di vita il presule reggiano diviene uno dei più attenti e ascoltati collaboratori degli Estensi, che lo incaricano anche di alcune ambasciate presso altri signori italiani. Non è possibile risalire alla data della morte, che si verifica presumibilmente tra il 1384 e il 1386.

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Bibliografia

ADP, Curia Vescovile, pergamene sciolte; ADP, Capitolo della Cattedrale, Codice Bianco; BNMV, Manoscritti Latini, cl. IV c. 52 (= Iura Episcopatus Concordiensis et Portusgruariensis).

F. LIOTTA, Guido da Baisio, in DBI, 5 (1963), 299; EUBEL, Hierarchia, I, 201; DEGANI, La diocesi di Concordia; G.B. CORGNALI, La tomba e il testamento di un vescovo, «Ce fastu?», 3-4 (1936), 229-235; PASCHINI, Storia; A. SAMARITANI, Una diocesi d’Italia: Ferrara nel cinquantennio in cui sorse l’Università (1348-1399), Ferrara, Deputazione provinciale ferrarese di storia patria, 1991, 292.

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