BARACETTI ARNALDO (1931-2012)

BARACETTI ARNALDO (1931-2012)

politico

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Arnaldo Baracetti.

 

Nacque a Rivolto di Codroipo (Udine) il 27 dicembre 1931. Giovanissimo, nel 1947 si iscrisse alla federazione giovanile del Partito Comunista Italiano. Aveva una personalità irruente, dal carattere focoso e dal tratto schietto, dotato di un’intelligenza acuta e da uno spirito innovatore. Entrò a far parte del consiglio comunale di Latisana nel periodo in cui il paese fu colpito dalla grave alluvione del 1966. Divenne poi consigliere nella Provincia di Udine, segretario provinciale dal PCI e consigliere regionale per una legislatura e mezza, fino a quando nel 1976 fu eletto alla Camera dei deputati dove operò per tre legislature, dal luglio del 1976 al luglio del 1987. Funzionario del PCI durante le segreterie di Togliatti, di Natta e di Occhetto, nel 1986 fu tra i primi a schierarsi in favore al cambio del nome sollevando aspre critiche da parte di alcuni dirigenti regionali. Durante la VII legislatura, dal 1976 al 1979, ricoprì il ruolo di segretario della Commissione Difesa e dall’ottobre del 1976 al giugno del 1979, fu prima membro e quindi vicepresidente della Commissione speciale incaricata, in sede referente, del progetto di legge per la ricostruzione delle zone terremotate del Friuli Venezia Giulia (e del Veneto) colpite dal terremoto del 1976. Grazie ad una proposta di legge d’iniziativa popolare che raccolse 125.000 firme, furono emanate, anche per merito del suo tenace lavoro, tre leggi sulla ricostruzione delle zone terremotate e tra queste la legge 8 agosto 1977, n. 546 che istituì l’Università autonoma di Udine. Oltre ai necessari finanziamenti per la ricostruzione riuscì a far approvare l’articolo n. 26 elaborato con Gino di Caporiacco che costituisce ancora una pietra miliare per la rinascita economica, culturale e civile del Friuli. ... leggi L’articolo 26 assegna alla Università friulana, unico caso in Italia, oltre ai tradizionali compiti di ricerca e di didattica degli specifici obiettivi. Recita infatti testualmente: «L’Università di Udine si pone l’obiettivo di contribuire al progresso civile, sociale e alla rinascita economica del Friuli e di divenire organico strumento di sviluppo e di rinnovamento dei filoni originali della cultura, della lingua, delle tradizioni e della storia del Friuli». Riprendendo i lavori del Comitato di Studi convocato nel 1976 dal Consiglio comunale di Casarsa della Delizia del quale facevano parte prestigiosi nomi come padre Turoldo, Giuseppe Zigaina, l’architetto Gino Valle, l’editore Giulio Einaudi e il francesista Luciano Erba, si fece portavoce di un gruppo di lavoro del PCI udinese per promuovere un Centro di studi intitolato a Pier Paolo Pasolini da destinare alla catalogazione del patrimonio letterario e cinematografico e per promuovere attività e studi per ricordare la figura del grande poeta, dello scrittore e del regista con il fondamentale contributo della Regione. Il Centro fu inaugurato nell’aprile del 1995. Nel corso dell’VIII legislatura, dal 1979 al 1983, continuò ad occuparsi anche dei problemi del settore della difesa: s’interessò delle richieste di obiezione di coscienza, del passaggio di beni militari all’uso civile, della legge di riforma del servizio di leva, della riforma delle servitù militari, ecc.). Si occupò anche di artigianato, di formazione professionale e del rapporto tra scuola e lavoro. Il suo impegno tuttavia fu soprattutto rivolto alla soluzione dei problemi della sua regione ma non trascurò quelli di carattere internazionale e in particolare prese parte attiva nel dibattito e nelle azioni volte alla creazione di una zona denuclearizzata dal Veneto ai Balcani e alla cooperazione internazionale lavorando per la cosiddetta legge sulle aree di confine, la n. 19 che fu approvata soltanto nel 1991. Pur impegnandosi intensamente per l’elaborazione e l’approvazione delle leggi sul terremoto del Friuli, seppe sempre far coesistere la necessità di coniugare la ricostruzione dei beni materiali con la valorizzazione, prima e la tutela poi, della diversità linguistica e culturale della regione in un disegno complessivo che, si legge nell’introduzione alla proposta di legge n. 2214 del maggio del 1978 Norme per la valorizzazione della lingua e della cultura friulane: «tende a garantire non soltanto la ricostruzione, lo sviluppo e la rinascita economica, ma anche, la valorizzazione e il rinnovamento della specifica identità culturale e linguistica del suo popolo». Già durante gli anni della sua attività nel Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia aveva preso parte al dibattito che si andava sviluppando attorno alla tutela di tutto il variegato e carico di antiche tradizioni di questo nostro paese in applicazione dell’art. 6 della Carta Costituzionale e che, attraverso petizioni, appelli, risoluzioni, incominciava ad incalzare il Parlamento italiano affinché fosse specificamente riconosciuta la loro identità linguistica, etnica e storico-culturale in modo pieno trovando i canali istituzionali e gli strumenti legislativi per essere pienamente realizzata. Nel 1972, per iniziativa del deputato Mario Lizzero, l’Ufficio Studi della Camera dei Deputati aveva promosso una vasta inchiesta sulle proposte di legge presentate al Parlamento e grazie al prezioso contributo di linguisti illustri, veniva invocata un’attenta riconsiderazione di alcuni punti nodali che furono audacemente e valorosamente adottati e difesi sia dal relatore della legge, Loris Fortuna sia da B. e che furono accolti nel testo votato dalla Camera nel dicembre del 1991, e confermati nella legge n. 482 del 1999. In particolare fu stabilito che per designare i diversi gruppi dello stato che usano una lingua diversa dall’italiano si deve usare il termine costituzionale di “minoranze linguistiche”. Ed è grazie a questa particolare attenzione ad un linguaggio scientificamente e costituzionalmente appropriato che il testo definitivo della legge 482/99 recita che sono le minoranze linguistiche sono tutelate «In attuazione dell’art. 6 della Costituzione…» e che «la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni…» respingendo quindi le proposte di sostituire il termine lingua con quello di “parlata” o con quello del tutto generico di “idioma”. Rientrato in regione continuò a battersi perché l’Università del Friuli, nata dalla volontà popolare, fosse dotata di tutti quei corsi che la rendessero concretamente idonea a garantire il valore fondamentale della ricerca e dell’alta formazione nella crescita di una società e nello sviluppo di un territorio per garantirne il benessere materiale. B. fu tra i primi nel Partito comunista a capire che la questione della Piccola Patria non è solo questione sentimentale ma acquista validità solo se nel caso in cui diventi punto di partenza per trasformarla in coscienza collettiva attraverso interventi nel campo della ricerca, della formazione, della scuola, dei mezzi di comunicazione di massa. Negli anni Novanta fu uno dei protagonisti del movimento autonomista friulano, un’autonomia osservata, come diceva Pasolini «dall’angolo visuale della sinistra». Nella sua intensa attività di giornalista pubblicista continuò a propugnare le sue idee autonomiste. Poi, visto che non si trasformavano in atti concreti, dopo un’intensa stagione (nel 2005) di interventi e di raccolta di consensi come ‘voce’ di un Comitato in difesa del Friuli, fu tra i fondatori del ‘Comitato per l’autonomia e il rilancio del Friuli’ la cui assemblea costituente si svolse il 25 novembre del 2006 nel Salone del Parlamento di Udine. Si spense a Udine il 21 luglio 2012.

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Bibliografia

AA.VV., Simpri pal Friûl e la sô int/Sempre per il Friuli e la sua gente. Scritti e discorsi qui e in Parlamento 1976-2003, di A. Baracetti, a cura di G. ELLERO, Mereto di Tomba (UD), Edizioni dell’Istitût Ladin-Furlan ‘Pre Checo Placerean’, s.d. (Golaine di Studis su l’Autonomism); Friuli. Autonomia e territorio, Mereto di Tomba (UD), Edizioni dell’Istitût Ladin-Furlan ‘Pre Checo Placerean’, 2011.

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