BELGRADO IACOPO

BELGRADO IACOPO (1704 - 1789)

gesuita, fisico

Immagine del soggetto

Ritratto del gesuita Iacopo Belgrado, fisico, in Galleria dei letterati ed artisti illustri... di Bartolomeo Gamba, Venezia 1824.

Nacque a Udine da nobile famiglia friulana il 16 novembre 1704. Fin da ragazzo mostrò molto talento ed inclinazione agli studi. Mandato dalla famiglia a Padova per intraprendere gli studi di lettere classiche, volle dedicare la propria vita alla carriera ecclesiastica ed entrò nella Compagnia di Gesú il 16 novembre 1723. Quindi venne inviato dai suoi superiori a Bologna per studiare filosofia e matematica sotto la guida del matematico Luigi Marchenti, già allievo del Varignon a Parigi. In seguito trascorse un periodo di insegnamento come maestro di lettere umane a Venezia, guadagnandosi l’affetto degli allievi e la stima e l’amicizia dei letterati veneziani. Trasferitosi a Parma completò gli studi di teologia: superò brillantemente l’esame finale nel 1738. Nello stesso anno ebbe la cattedra di matematica dell’Università parmense e fu invitato dal re di Spagna a ricoprire lo stesso incarico all’Università di Madrid. Scelse però di fermarsi a Parma, città che amava moltissimo. Le regole dei gesuiti impedivano un così rapido avanzamento accademico, pertanto l’onore di essere giovane professore universitario fu scontato dal B. con un mese di pii esercizi durante l’estate. Nello stesso tempo coltivò anche la poesia latina e italiana, pubblicando vari componimenti poetici; tra questi uno in versi latini in lode di S. Tommaso d’Aquino nel quale sviluppò le complicate teorie di Malebranche, tacciato poi di oscurità; accusa dalla quale si difese ingegnosamente. Il 2 febbraio 1742 il B. prese i voti solenni. Ottenuta la cattedra, oltre all’insegnamento si dedicò alla ricerca scientifica costruendo da sé, con l’aiuto di Stefano Droghi e Pietro Ballerini, patrizi parmensi e abili costruttori, gli strumenti necessari. ... leggi Con questi cominciò, prima a Parma, a dar pubbliche lezioni e dimostrazioni suscitando la curiosità e l’interesse dei parmigiani. Si occupò dello studio di due fenomeni naturali accaduti in quel periodo: un terremoto ed un’aurora boreale. Del primo diede una spiegazione supponendo una specie di effervescenza all’interno della Terra, del secondo, dopo lunghe analisi, concluse di non aver dati sufficienti per azzardare una spiegazione. A questo periodo risalgono le opere più originali in campo scientifico: Ad disciplinam mechanicam, nauticam et geographicam acroasis critica et historica (1741), De corporibus elasticis: disquisitio physico-mathematica (1747), I fenomeni elettrici con i corollari da lor dedotti, e con i fonti di ciò che rende malagevole la ricerca del principio elettrico (1749), Epistolae IV ad clarissimum Scipionem Marsilium de rebus physicis et antiquis monumentis sub ratione recens inventis (1749). Particolarmente interessante è il lavoro sui fenomeni elettrici suddiviso in tre «articoli» che espongono i «fenomeni elettrici», i «corollari da fenomeni elettrici dedotti» e le «fonti delle difficoltà nello scoprimento della natura, e la cagione de’ fenomeni elettrici». Non vi si trovano osservazioni nuove o di particolare interesse, ma risulta interessante il metodo del ragionamento, sia per le definizioni scelte, sia per costante confronto fra fenomeni elettrici, luminosi e termici noti. Nel 1750 fu chiamato alla corte del duca Filippo di Borbone per ricoprire la carica di teologo di corte e confessore del duca e della duchessa, nonché quella di matematico della real casa. La nuova situazione di libertà dagli impegni didattici e la protezione del duca gli concessero l’agio di dedicarsi liberamente agli studi scientifici. Nel 1757 realizzò un osservatorio astronomico in una della torri del collegio gesuitico di Parma. La nuova attività osservativa gli diede modo di pubblicare due nuove opere: Dell’azione del caso nelle invenzioni e dell’influsso degli astri ne’ corpi terrestri: dissertazioni due (1757) e Observatio defectus Lunae habitae Parmae in novo observatorio patrum Societatis Iesu die iulii 1757 (1757). Quattro anni dopo era data alle stampe un’opera fondamentale per organicità: De utriusque analyseos usu in re physica (1761-62) che ebbe una gran risonanza e che gli valse l’aggregazione all’Accademia delle scienze di Parigi, oltre che ad analoghe istituzioni italiane a Bologna, Padova, Siena, Cortona, Ravenna e Udine. L’opera, la più organica che ci abbia lasciato, è in due volumi: il primo De analyseos vulgaris usu, tratta dell’uso dell’analisi applicato ai problemi di fisica e risolve problemi di statica, idraulica, astronomia, ottica, balistica, fisica dei gas, acustica, ed altri svariati argomenti; il secondo De analyseos infinitorum usu è dedicato a problemi affrontati con l’uso del calcolo infinitesimale utilizzando la geometria come un tramite necessario tra la fisica e la matematica. Sempre dello stesso fecondo periodo è la dissertazione in due parti Della riflessione de’ corpi dall’acqua, e della diminuzione della mole de’ sassi ne’ torrenti, e ne’ fiumi dissertazioni due. Nella prima parte, analizzando il motivo per il quale i sassi lisci e piatti gettati sulla superficie dell’acqua rimbalzino, il B. arriva a concludere che l’acqua è comprimibile (contro l’opinione allora comune) ed elastica. Nel novembre del 1763, in modo del tutto inatteso, il B. fu licenziato dalla corte; il provvedimento ducale fu ispirato da Paolo Maria Paciaudi, fiero avversario dei gesuiti e personaggio influente nella corte parmense. Questo era il primo segnale della politica antireligiosa che il duca avrebbe intrapreso da allora in poi e che culminò nel 1768 con la cacciata dei gesuiti dal ducato di Parma, in accordo con analoghi provvedimenti presi dalle corti di Portogallo, Francia, Spagna e Napoli. Pare che, tuttavia, il B. abbia mantenuto lo stipendio e abbia potuto, pur da privato cittadino, continuare la propria attività scientifica. In questo periodo pubblicò Delle sensazioni del calore, e del freddo (1764) e Theoria cocleae Archimedis ab observationibus, experimentis et analyticis rationibus ducta (1767). Nel primo lavoro elabora i principi di una gnoseologia e di un’epistemologia delle scienze naturali di tipo sensistico e con espliciti riferimenti a Locke e D’Alembert; in particolare viene analizzato il problema se e come si possa giungere ad un giudizio obiettivo sugli eventi fisici. Nel secondo analizza il paradosso della coclea archimedea mediante un’analisi geometrica della sua struttura e la formulazione matematica del suo funzionamento. Dopo aver descritto la coclea come un involucro cilindrico dentro il quale si trova un elicoide di passo simile al diametro e rotante attorno ad un albero centrale, spiega il moto ascensionale dell’acqua come la composizione del moto impresso dalle spire dell’elicoide e di quello gravitativo. Nello stesso periodo diede impulso definitivo alla pubblicazione della Nuova raccolta d’autori che trattano il moto dell’acqua (1766-68) in sette volumi, ove, in particolare, sono raccolte le opere che trattano delle architetture idrauliche e delle opere di sistemazione dei fiumi. Negli anni parmensi il B. sviluppò anche un vivo interesse per l’archeologia pubblicando la dissertazione Del trono di Nettuno (1766), ispirata da due bassorilievi ammirati nella chiesa di S. Vitale a Ravenna. Dopo il 1768, il B. fu mandato dai suoi superiori nel collegio gesuitico di S. Lucia di Bologna di cui diventò rettore il 23 dicembre 1769. Qui ebbe un vivace conflitto con l’arcivescovo cardinale Malvezzi, il quale, facendo seguito alle disposizioni papali che tendevano a sciogliere la compagnia, intraprese la chiusura dei noviziati gesuitici. Questo contrasto ebbe come esito l’arresto del B. il 5 giugno 1773 e il suo accompagnamento alla frontiera con Modena. In questa città rifiutò l’offerta che gli venne fatta della cattedra di fisica presso la locale Università, decidendo di rientrare a Udine nel 1774, ospite del fratello Alfonso. Il 25 agosto 1775 ottenne il titolo di conte conferito a lui e alla sua famiglia dal duca di Parma Ferdinando di Borbone. Nel periodo udinese il B. pubblicò alcune opere di carattere scientifico: Dissertatio de telluris viriditate (1777), Del sole bisognevole di alimento, e dell’oceano abile a procacciarglielo: dissertazione fisico-matematica (1783) e la dissertazione Dell’architettura egiziana (1786) ove si proponeva di dimostrare la superiorità dell’architettura egizia su quella greca. Tra le opere di questo periodo meritano menzione alcune di argomento teologico: Dell’esistenza di Dio da teoremi geometrici dimostrata (1777), Dall’esistenza nel nostro mondo d’una sola spezie d’esseri ragionevoli e liberi s’arguisce l’esistenza di Dio (1782) e i Ragionamenti sacri su le tre prigionie di s. Giovanni Battista, di s. Pietro e di s. Paolo (pubblicati postumi a Udine nel 1854). Presso l’Università di Padova sono conservate alcune sue raccolte di lettere, fra le quali meritano attenzione le Sette lettere inedite dell’abate I. B. della Compagnia del Gesú dirette all’abate Pietro Zuliani, prof. nell’Università di Padova pubblicate a Padova nel 1840. Il B. chiarisce la sua posizione molto aperta alle novità nel campo scientifico e in quello artistico, ma si mostra prudente e conservatore in campo religioso ed ecclesiastico. Il B. morì a Udine il 26 marzo 1789.

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Bibliografia

I. BELGRADO., De corporibus elasticis: disquisitio physico-mathematica, Parma, s.n., 1747; ID., I fenomeni elettrici con i corollarj da lor dedotti, e con i fonti di ciò che rende malagevole la ricerca del principio elettrico, Parma, Rosati, 1749; Iacopi Belgradi e Societate Jesu ad virum eruditissimum marchionem Scipionem Mapheium Epistolae IV de rebus physicis et antiquis sub retina recens inventis, Venezia, Pasquali, 1749; ID., Della riflessione de’ corpi dall’acqua, e della diminuzione della mole de’ sassi ne’ torrenti, e ne’ fiumi dissertazioni due, Parma, Monti, 1753; ID., De utriusque analyseos usu in re physica, Parma, Monti, 1761-1762; ID., Delle sensazioni del calore, e del freddo, Parma, Carmignani, 1764; ID., Theoria cocleae Archimedis ab observationibus, experimentis et analyticis rationibus ducta, Parma, Carmignani, 1767; ID., Della rapidità delle idee, Modena, Montanari, 1770; ID., Della proporzione tra i talenti dell’uomo, e i loro usi, Padova, Conzatti, 1773; ID., Dissertatio de telluris viriditate, Udine, s.n. 1777; ID., Dell’esistenza di Dio da teoremi geometrici dimostrata, Udine, Gallici, 1777; ID., Del sole bisognevole di alimento, e dell’oceano abile a procacciarglielo: dissertazione fisico-matematica, Ferrara, Camerale, 1783; ID., Dell’architettura egiziana, Parma, Stamperia reale, 1786; ID., Dall’esistenza nel nostro mondo d’una sola spezie d’esseri ragionevoli e liberi s’arguisce l’esistenza di Dio, Udine, Gallici, 1782; ID., Ragionamenti sacri su le tre prigionie di s. Giovanni Battista, di s. Pietro e di s. Paolo, Udine, Mattiuzzi, 1854.

C. BELGRADO, Commentario della vita e delle opere dell’abate co. ... leggi Iacopo Belgrado, Parma, Stamperia reale, 1795; A. FABRONIUS, De vita et scriptis Iacobi Bellogradi commentarium, Pisa, s.n., [1798]; D. MILIOTTI, Del padre Iacopo Belgrado e specialmente della di lui opera intitolata: I fenomeni elettrici […], «Giornale di Udine», 14 luglio 1881, 1; DI MANZANO, Cenni, 32; F. RIZZI, I professori dell’Università di Parma attraverso i secoli, Parma, Tip. Godi, 1953; V. CAPPELLETTI, Belgrado, Jacopo, in DBI, 7 (1965), 574-578; A. COMI, Iacopo Belgrado e la specola dello Studium parmense, «Archivio storico per le province parmensi», 49 (1997), 367-379; L. SITRAN REA, Iacopo Belgrado, in Professori e scienziati a Padova nel Settecento, a cura di S. CASELLATO - L. SITRAN REA, Treviso, Antilia, 2002, 607-611.

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