BERNARDINO DA BISSONE

BERNARDINO DA BISSONE (1460 - 1520)

scultore, lapicida

Immagine del soggetto

Particolare dalla specchiatura di stipite nel portale del duomo di Tricesimo, opera di Bernardino da Bissone, inizi del XVI secolo.

Figlio di Antonio di Giacomo da Bissone sul lago di Lugano è stato in passato confuso, a torto, con il Bernardino Gaggini che lavorava a Genova. Nato intorno al 1460-65, lo scultore giunse in Friuli intorno al 1486, non si sa se direttamente dalla terra natale o da Venezia, dove in ogni modo pare aver lavorato e dove gli vengono attribuiti alcuni rilievi della Scala dei Giganti di Palazzo ducale, datati 1490, che spiegherebbero una vicinanza ai modi di Antonio Bregno e di Antonio Rizzo, oltre che di Pietro Lombardo. Nel 1486 esercitava in Friuli l’arte del lapicida con il padre e con i conterranei Giroldo e Gottardo di Pietro Corrado da Bissone, fratelli. A partire dal 16 dicembre 1492 si registra a suo favore una lunga serie di pagamenti per lavori effettuati nella basilica di Aquileia nell’occasione della ristrutturazione in chiave rinascimentale del coro. Con lui erano presenti numerosi altri lapicidi lombardi, tra i quali Domenico de Maffeis, Sebastiano da Osteno, Donato de la Chima, Pietro da Osteno. Rimangono ombre sulla presenza di questo o quell’artista nelle varie fasi della lavorazione, ma a B. viene unanimemente riconosciuta, per motivi stilistici, la fattura della tribuna magna e della sua finissima ornamentazione. Nel 1493 eseguì un piacevole altarolo in pietra dipinta, dall’elegante decorazione e con le figure in bassorilievo di Cristo con gli strumenti della Passione nella chiesa parrocchiale di Strassoldo, per il quale venne pagato ventidue ducati e mezzo dal nobile Pietro di Strassoldo. Nel 1496 si stabilì a Tricesimo, cittadina in cui visse per qualche anno e dove sposò donna Masina, dalla quale ebbe due figli: Giovanni, calzolaio, e Giovanni Antonio, oste e lapicida, e alcune figlie una delle quali, Cecilia, si sarebbe maritata con il pittore udinese Pietro Politio. ... leggi Nel 1497 gli fu affidato il rifacimento della facciata della parrocchiale di Tricesimo, lavoro che portò a termine nel 1508 (la facciata venne poi rifatta ad opera dell’architetto Domenico Schiavi nel Settecento) e nel 1517 collaborò alla costruzione, iniziata nel 1513, del campanile della stessa. A giudicare dalle somme pagategli, fu un lavoro di non poco conto e solo spiace che l’opera non sia rimasta a testimoniare del gusto architettonico di B. Rimangono però le parti figurate, cioè le due statue dell’Annunciazione entro nicchia in facciata, il Salvatore e lo scenografico portale (oggi all’interno della chiesa) che qualifica il B. come il più tecnico tra tutti i suoi contemporanei. Il gioco dell’intaglio vi si fa finissimo ed il repertorio dei motivi ornamentali si amplia a dismisura: negli stipiti, lavorati anche all’interno, trova piena conferma la predilezione per la sovrabbondanza decorativa, capace di nascondere anche la funzione dell’elemento architettonico. Panoplie, animali, candelabri, tralci, occupano totalmente la specchiatura degli stipiti dando luogo ad effetti di brulicante pittoricismo; nella lunetta, spicca il classicheggiante motivo della conchiglia, mentre nei cassettoni dell’imbotte compaiono bassorilievi con putti e volti di profilo mutuati dalla scultura di epoca romana. Nel 1500 eseguì il fonte battesimale per il duomo di Venzone, nel 1504 un tabernacolo (perduto) per la chiesa di S. Pietro Martire a Udine. Nel 1508 chiese di essere fatto cittadino di Udine con tutti i suoi discendenti, i quali però avrebbero continuato ad abitare a Tricesimo. Per il duomo di Venzone scolpì nel 1513 una lapide sepolcrale e, forse nello stesso anno, due acquasantiere ricche di fregi, di decorazioni, di motivi fitozoomorfi simili a quelli del portale di Tricesimo o dell’acquasantiera della parrocchiale di Pagnacco che pure gli viene attribuita. Nel 1518 scolpì il portale della chiesa di S. Cristoforo a Udine e nel 1519, insieme con il fratello Marco, quello della loggia comunale (ora nel museo di questa città). Il 22 marzo 1520 dettò testamento e il 20 giugno dello stesso anno risultava già morto.

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Bibliografia

JOPPI, Contributo quarto, 122-123; ID., La basilica di Aquileia. Note storico-artistiche con documenti, «Archeografo triestino», 20 (1895), 218-286; G. BIASUTTI, I Maestri Comacini in Friuli e Bernardino da Bissone, «Atti dell’Accademia di scienze lettere e arti di Udine», s. IV, 3 (1912-13), 7-46; A. BERLAM, Un gioiello nascosto. La porta di Bernardino da Bissone nella chiesa parrocchiale di Tricesimo, «Arte Cristiana» 12/4 (1924), 98-105; C. SOMEDA DE MARCO, Architetti e lapicidi lombardi in Friuli nei secoli XV e XVI, in Arte e Artisti dei Laghi lombardi, II, Como, Noseda, 1959, 309-342; C. SEMENZATO, Bernardino da Bissone, in DBI, 9 (1967), 202-203; G. BERGAMINI - P. GOI, Bernardino da Bissone a Tricesimo, in Tresésin, 351-362; G. BERGAMINI, Architetti e lapicidi ticinesi in Friuli nei secoli XV e XVI. Catalogo della mostra (Locarno, 4-14 febbraio 1984), Udine, Fogolâr furlan dal Tessin, 1984, 31-35; G. BERGAMINI, sub voce, in La scultura nel Friuli-Venezia Giulia. II. Dal Quattrocento al Novecento, a cura di P. GOI, Pordenone, GEAP, 1988, 31-34; G. BERGAMINI, Sculture rinascimentali nella basilica di Aquileia e Bernardino da Bissone, in Storia e arte del patriarcato d’Aquileia, Udine, AGF, 1992 (Antichità Altoadriatiche, 38), 255-263; G. BERGAMINI, Bernardino da Bissone, in AKL, 9 (1994), 531; P. GOI, Lapicidi lombardi a Tolmezzo: verifiche e considerazioni, in Tumieç, 31; Arte in Friuli. Dal Quattrocento al Settecento, a cura di P. PASTRES, Udine, SFF, 2008, indice.

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