BONINI PIETRO

BONINI PIETRO (1844 - 1905)

poeta, traduttore

Immagine del soggetto

Il poeta Pietro Bonini, 1895 (Udine, Civici musei, Fototeca).

Uomo del Risorgimento, insegnante e scrittore in friulano, B. è una presenza «qualificante» nel panorama del secondo Ottocento. Capace di riflessione avulsa dallo spirito zoruttiano, la voce di B. «è improntata ad una ispirazione pensosa e profonda. Misurata, vigile, classica nella forma, la sua poesia si impregna di contenuti filosofici e di turbamenti esistenziali» (Ciceri). Nato a Palmanova nel 1844, da Angelo, ingegnere del genio civile, e da Angela Ferazzi, vi frequentò le scuole elementari, passando poi al Liceo ginnasio di Udine e alla Facoltà di giurisprudenza di Padova. Nel 1866, con altri friulani, varcò i confini regionali e si unì ai volontari garibaldini, prima in Trentino e quindi, nel 1867, per la campagna dell’agro romano (a Garibaldi, a Udine nel 1867, dedicò due lapidi, ora scomparse). Convinto mazziniano, nel 1870 venne processato e condannato per motivi politici, godendo poi dell’amnistia. Ottenuta una cattedra di lettere presso l’Istituto tecnico di Udine, si dedicò all’insegnamento, ma rivestì anche pubblici incarichi (fu membro dell’Accademia di scienze lettere ed arti) e fu membro della Loggia massonica “Nicolò Lionello”. Proseguì gli studi di letteratura (fedele ammiratore del Carducci), di arte italiana e l’attività poetica in lingua friulana, che lo pose tra i pochi che, pur immersi nell’Ottocento, esprimevano «nuovi spiriti» (Chiurlo). Morì a Udine nel 1905. Nella produzione in friulano B. tende a una linea alta, tastando i registri attraverso l’esercizio della traduzione. Forse a ragione di ciò (oltre che per l’accusa di anticlericalismo) non fu del tutto compreso nel suo tempo. ... leggi Sua forma poetica è il sonetto, che nella prima raccolta mostra «un’anima ripiegata e introspettiva, lasciando scorgere letture non del tutto provinciali (ma anche eloquenti ritardi)» (Pellegrini), in particolare Foscolo (Ritratt [Ritratto]), Carducci, Leopardi, con il corredo di «un non equivoco interrogarsi» e di inquietudini romantiche, seppur entro quadri essenzialmente descrittivi (Réverie, L’angelus, Gnot [Notte], A lis cisilis… [Alle rondini]). Uno stralcio da Gnot: «Ferme tra i bars dal nûl, blançhe, lusint, / Vegle la lune su-l paìs c’al duàr; / Plùv cujete ta-i çhamps la lùs d’arint / E al corr il voli de montagne al mâr. // […] Jo dis: ce ise, ce nus fàsie cheste / Nature? E parcè mai tant si smalite? / Parcè il serèn, la ploje e la tampieste? // Parcè l’odi e l’amor? Parcè la vite?…» [Ferma tra le nubi, bianca, lucente, / veglia la luna sul paese che dorme; / piove quieta sui campi la luce d’argento / e corre lo sguardo dalla montagna al mare. // […] Io dico: che cos’è, cosa ci fa questa Natura? E perché mai tanto si affanna? / Perché il sereno, la pioggia e la tempesta? // Perché l’odio e l’amore? Perché la vita?…]. Nei Versi friulani (1898) e Nuovi versi friulani (1900), accanto alle poesie originali, che lasciano spazio alla poesia d’occasione, al bozzetto, allo scherzo, compaiono sezioni con versioni in friulano. La scelta va ai classici della letteratura italiana (Dante, Boccaccio) e ai grandi nomi dell’Ottocento (Carducci, Nevicata: 1898; Leopardi, Canto notturno: 1898; Foscolo, Alla sera: 1900). Spicca l’attenzione per i dialettali (Porta, Belli), ampliati nei Nuovi versi con le traduzioni dal pisano di Renato Fucini, dal veneziano di Andrea Sarfatti, dal romanesco di Trilussa. Un brano da Henry Wadsworth Longfellow (L’orlòi des sçhàlis [L’orologio delle scale]: 1898) risponde infine a scelta tematica (nella prosa stridono però i calchi dall’italiano). B. scrive nella varietà centrale e adotta la grafia del Vocabolario friulano di Iacopo Pirona (1871). Nella traduzione della Commedia i versi seguono la traccia puntualmente, ma non senza sforzo. Medesima tendenza alla fedeltà metrica e tematica si ha nell’ode carducciana e nella traduzione di una strofa del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia (La vite da l’om [La vita dell’uomo]), mentre meno congrui sono gli esiti per i dialettali. Con B. siamo però di fronte a una nuova consapevolezza. Nelle sezioni finali del volume del 1900, l’autore difende la possibilità del dialetto di esprimere contenuti alti e popolari; inoltre, se le versioni della prima raccolta sono accompagnate dal desiderio di mostrarne «la forza e l’agilità» (di B. è noto il sonetto Dialett furlàn [Dialetto friulano], a difesa della vitalità poetica del friulano), la chiusa del volume del 1900 getta altra luce sugli intenti: allargarne la ancora angusta sfera di competenza.

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Bibliografia

Opere di P. Bonini: Versi friulani e cenni su Ermes di Colloredo, Pietro Zorutti e Caterina Percoto, Udine, Del Bianco, 1898; Nuovi versi friulani con giudizi sull’autore e appunti polemici, Udine, Del Bianco, 1900.

C. BORTOLOTTI, Piero Bonini, «Ce fastu?», 14/6 (1938), 313-317; A. CICERI, La voce poetica di Pietro Bonini, in Palme, 60-61; D’ARONCO, Nuova antologia, II, 129-134, PELLEGRINI, Tra lingua e letteratura, 282-283; [D. GALEAZZI], Pietro Bonini 1844-1905. Eventi letterari in Palma, Palmanova, Circolo comunale di cultura Nicolò Trevisan, 1994.

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