BRAIDOT SALVINO

BRAIDOT SALVINO (1899 - 1974)

agronomo, divulgatore

Immagine del soggetto

L'agronomo Savino Braidot con la sua inseparabile bicicletta.

Nacque a Mossa (Gorizia) il 13 aprile 1899 da Costantino Olivo ed Emilia Zoff. Nel 1923 conseguì la laurea in scienze agrarie alla Scuola superiore di agricoltura di Milano. A San Vito al Tagliamento iniziò il percorso professionale, trovando impiego dapprima presso il locale zuccherificio e, successivamente, all’Istituto agrario Falcon-Vial, dove collaborò con Enore Tosi, fondatore dell’annessa Scuola di caseificio del Friuli. Nel 1929 ottenne per concorso la titolarità della cattedra ambulante di agricoltura di Udine, che era stata dello stesso Tosi, improvvisamente scomparso l’anno precedente. Nel medesimo torno di tempo divenne reggente della sezione staccata specializzata per il caseificio e assunse la direzione della Scuola, ove, fino al 1967, conservò l’insegnamento di tecnologia casearia, contribuendo alla formazione di centinaia di tecnici. Nel 1937, a seguito del provvedimento che portò alla soppressione delle cattedre ambulanti, sostituite dagli Ispettorati provinciali, passò alle dipendenze del Ministero dell’agricoltura e foreste. Convinto antifascista, nel 1941 fu arrestato dalla polizia dell’Ovra e condannato per motivi politici a cinque anni di reclusione, che scontò dapprima nel carcere di Regina Coeli a Roma e, in seguito, a San Gimignano. Questo periodo, che ironicamente definì di «obbligata vita collegiale», segnò profondamente la sua storia personale e familiare. Al termine della guerra venne reintegrato nelle funzioni e, in sella all’inseparabile bicicletta, con la quale sembra abbia percorso almeno 299.936 chilometri, riprese l’opera itinerante di assistenza tecnica, divenendo uno dei principali artefici della ripresa e sviluppo dell’attività lattiero-casearia in regione. ... leggi Nel 1963 assunse la reggenza dell’Ispettorato provinciale dell’agricoltura, incarico che conservò fino all’anno successivo, quando entrò in quiescenza con la qualifica di ispettore generale. Fu corrispondente di numerose riviste specialistiche, cominciando da «L’Agricoltura friulana», che lo vide tra i più assidui collaboratori. Svolse pure un’intensa opera di diffusione delle più moderne tecniche di conservazione e lavorazione del latte. Pubblicò apprezzabili lavori scientifici e didattici, offrendo un significativo contributo alla valorizzazione dei formaggi friulani (Proposte e criteri tecnici per gli standards dei formaggi tipici delle Venezie, Vicenza, 1950) e, in particolare, alla tipizzazione del Montasio, in riferimento al quale nel 1936 diede alle stampe la monografia Il formaggio Montasio (Roma), che ebbe larga diffusione. Morì a Udine il 16 giugno 1974.

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Bibliografia

D. DAL PONT - A. LEONETTI - P. MAIELLO, Aula IV. Tutti i processi del Tribunale speciale fascista, Roma, ANPPIA, 1962; C. GRINOVERO, L’evoluzione dell’agricoltura friulana. Monografia economico-agraria, Udine, Del Bianco, 1966, 75-84; G. C., Salvino Braidot, «L’Agricoltura friulana», 30 giugno 1974; F. BOF, La cooperazione in Friuli e nella Venezia Giulia dalle origini alla seconda guerra mondiale, Udine, AGF, 1995, 131-145; M. ROBIONY, La cooperazione in Friuli Venezia Giulia nel secondo Novecento, Udine, Forum, 2006, 137-158; M. ed E. BRAIDOT, Salvino Braidot. Un protagonista del settore lattiero caseario nel Friuli del Novecento, «Tiere furlane», 4 (2010), 29-36; F. BUCCO, Ricordo di Salvino Braidot, ibid., 36-38.

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