BRESSAN RINO

BRESSAN RINO (1918 - 1945)

pittore, poeta

Vittorino B. nacque a Fiumicello (Udine) il 25 settembre 1918 e morì a Ronchi dei Legionari il 22 maggio 1945. Una vita breve, bruciata dal male. Colpito dalla tubercolosi a quindici anni, B. fu curato nel sanatorio di Ancarano (allora Trieste) e poi, dal 1938 al 1942, a Arco (Trento). Ad Arco, dove è nato Segantini e dove Scipione ha lavorato fino alla morte, avvenuta nel 1933, B. scoprì la pittura (e anche la chitarra). Rientrò in famiglia e gli anni estremi (1942-1945) furono gli anni della poesia. Un frangente cruciale, che conobbe l’esordio friulano di Pier Paolo Pasolini nel 1942 con Poesie a Casarsa, e che registrò anche, tra 1943 e 1945, la fase forse più significativa della scrittura friulana di Franco de Gironcoli. Solo nel 1967 la rivista «Sot la nape» ospitò, con un ricordo affettuoso dell’amico Silvano Del Missier e un giudizio di Dino Virgili, una manciata di versi, una selezione di soli nove testi, che scarta le prime prove: «La stessa sensibilità in silenzioso fermento che lo aveva portato dalle prime filastrocche alla Zorutti, ridanciane e rumorose, ad una lirica introspettiva, scavata e sofferta, fatta di una musica aspra e struggente…» (Del Missier). A segnalare a Virgili i versi era stato il fratello di B., Vico (Ludovico), collaboratore assiduo della Società filologica friulana, che, nel 1982 pubblica Cîl e aghe [Cielo e acqua], pagine di vita di mare, di luoghi visti, in una geografia vastissima (e in una gioia di vivere senza cinismi), e nel 1989 pubblica Ostariis lenti l’Isunz [Osterie lungo l’Isonzo], con una mappatura (anche storica, con note di colore) delle osterie dell’Isontino. ... leggi Il corpus poetico di B. è contenuto e fragile, ma non si pone in antitesi con la pittura: «Cerz siei autoritràz, cerz quadris di androne, certis naturis muartis imbarlumidis di colôr e di anime a’ son come tanc’ dai siei viars di poete a fîl di cûr e di paîs…» [Certi suoi autoritratti, certi scorci di vicoli, certe nature morte accecate di colore e di anima sono come tanti dei suoi versi di poeta a filo di cuore e di paese…] (Virgili). La scrittura annette qualche immagine dell’angoscia di quegli anni, dell’atrocità della guerra, ma elabora soprattutto, con pudore e trasparenza – a incrociare con i ricordi e la nostalgia di Fiumicello, che è nostalgia della vita, altri ricordi, solo sfiorati, e fotogrammi nitidi della natura –, il filo della sofferenza, il bisogno ineliminabile di interrogarsi sulle ragioni del soffrire: una «poesia di giovinezza e di dolore, anzi di giovinezza-dolore, un canto-pianto, talora con comprensibili punte crepuscolari» (Virgili). Ma senza autocompiacimenti: «Calma è la sera, e il dì / al tas muart sui miei libris. / Un prat mi clama dal barcon / cun vos d’ingian ben cugnussut…» [Calma è la sera, e il giorno / tace morto sui miei libri. / Un prato mi chiama dalla finestra / con voce d’inganno ben conosciuto…]. La quartina è spoglia, enunciativa, sprovvista dello stesso sostegno della rima: le coordinate della fase atmosferica, il disegno essenziale di un paesaggio, che è metafora della vita, e poi la prospettiva interiore ad affacciarsi, a denunciare l’inganno, l’illusione soffocata. Con la pur contrastata, ma piena, consapevolezza della fine imminente: «Soi fer, assint. Piardut ’l è il miò volè. / No esist amor, no esist nissun passàt. / No sinti il cuarp, la vos no jè plui mè: / neta l’anima, prest in libertàt…» [Sono fermo, assente. Perso è il mio volere. / Non esiste amore, non esiste nessun passato. / Non sento il corpo, la voce non è più mia: / sgombra l’anima, presto in libertà…]. Dal 1971 un concorso per testi in friulano riservato agli alunni delle elementari di Fiumicello, con i testi dei premiati anche a stampa, ne onora la memoria.

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Bibliografia

Rino Bressan poeta e pittore, «Sot la nape», 19/1-2 (1967), 21-33 (con un Ricordo di Rino Bressan di S. Del Missier e Rino Bressan, poeta nuovo di D. Virgili), anche in opusculo, Monfalcone, Tip. M. Savorgnan, s.d. [ma 1967].

DBF, 117; D’ARONCO, Nuova antologia, III, 160; D. VIRGILI, Rino Bressan poete gnûf, «Sot la nape», 34/2 (1982), 78-80.

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