BRUNELLESCHI ANDREA

BRUNELLESCHI ANDREA (1630 - 1698)

notaio, poeta

Figlio di Brunellesco e di Antonia Fabrizi, il B. nasce a Udine verso il 1630 e a Udine muore nel 1698. È cancelliere della città dal 1659 fino alla morte. Copioso poeta in italiano, ha lasciato, oltre ai soliti versi d’occasione nelle raccolte encomiastiche, Poesie scorrette di me Andrea Bruneleschi, un manoscritto di 689 pagine numerate, alle quali se ne accodano altre 200 non numerate. Tra gli inediti italiani si segnala un dramma in tre atti, Antiope Regina delle Amazzoni. Il B., peraltro, si ricorda soprattutto per due testi friulani. Del primo si rispetta la frondosità delle maiuscole, che tradisce fin dal titolo gli intenti iperbolici e la cifra irrespirabile della scrittura, che qui non chiede la traduzione: In t’Esaltation al Gardenalat dall’Eminentissim Sior Cont Leandro di Collored. Panegirich dedicat all’Illustrissim Sior Cont Ermes pur di Collored, barbe degnissim di So Eminenze del 1686, Panegirich accompagnato da due sonetti di dedica, Al Cont Ermes Colloret e Al Cont Ermes di Colloret. Quesit: Qual des dos Cittaz Udin o Rome gioldin plui in te essaltazion alla porpore di So Eminenze il Cont Leandro di Colloret, dove importa registrare l’elogio di Ermes, di un qualche interesse per il rilievo che si riconosce al poeta in vita. Ma ad A. B. si deve anche La Ragoneide: «O muse me, tu ses rivade pur / non a chiantà, ma a suspirà di fan. / Chiatif destin nus puarte in sech di pan, / ahimè, che a dilu al mi si scloppe il cur. // Tu pus comemorà senze dolor / i odioos fatz e i patimentz di iir, / favuris tu cortese il gran disir / sì ch’io gradissi in chest furlan tenor. // Narre tu chel succes tant doloroos, / degn di poeme e di ben lunge istorie, / e vivi simpri al mond l’alte memorie / d’incontro sì infeliz e disastroos […]» [O musa mia, sei arrivata infine non a cantare, ma a sospirare di fame. ... leggi Cattivo destino ci porta in secca di pane, ahimè, che a dirlo mi scoppia il cuore. Tu puoi commemorare senza dolore i fatti odiosi e i patimenti di ieri, asseconda tu cortese il grande desiderio in modo che io gradisca in questo timbro friulano. Racconta tu quel fatto così doloroso, degno di poema e di ben lunga storia, e viva sempre al mondo la memoria di incontro così infelice e disastroso (…)]. Dove è palpabile la grana non nativa del vocabolario, l’infiltrazione larga (e voluta, consapevolmente perseguita) di prestiti italiani («comemorà», «disir», «incontro», «istorie», «poeme», «succes», «tenor», per saggiare, senza insistere in uno spoglio sistematico dei 196 versi), ai quali fanno da contrappunto in sordina espressioni più colorite (come «in sech di pan, mi si scloppe il cur»). La riconfinazione dei beni dell’Ospedale di Udine («operant / di ville in ville e fin di chiamp in chiamp, / de prime luus in fin all’ultin lamp, / cun gran stent e fadie, ma pur chiantant» [operando di villaggio in villaggio e perfino di campo in campo, dalla prima luce fino all’ultimo barlume, con grande stento e fatica, ma pur cantando]) si trasforma, a Ragogna, nella classica avventura di viaggio con disperata ricerca di cibo (un prelievo isolato: «Mande a cerchià par dut e in ogni bande / cheste Arabie desiarte e miserabil, / nè chiatte chiosse cu sei manducabil, / e cusì no restìn senze vivande» [Manda a cercare ovunque e in ogni luogo in questa Arabia deserta e miserabile, né trova cosa alcuna che sia commestibile, e così noi restiamo senza cibo]), notte di scarso riposo, tormentata da cimici e pulci, nei termini del capitolo bernesco (qui però il metro non adotta la terzina, ma la quartina incrociata, come del resto succede in Ermes di Colloredo con frequenza). Il racconto in versi, picaresco e disgraziato, fitto di imprevisti e di contrarietà, come intrattenimento cordiale, come espressione di una socievolezza senza impegno e senza durata. E il friulano come sale ulteriore, come mezzo (e ingrediente) della comicità.

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Bibliografia

ASU, Florio, 69, Poesie scorrette di me Andrea Bruneleschi; ms BCU, Joppi, 435.
«Pagine friulane», 9 (27 ottobre 1889), 143-144; VALENTINELLI, Bibliografia, indice, ad vocem.

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