BUTTAZZONI GIUSEPPE

BUTTAZZONI GIUSEPPE (1811 - 1883)

ecclesiastico, verseggiatore

Nato a San Daniele del Friuli il 1° (secondo alcune fonti il 4) febbraio 1811 da Giovanni e da Santa Simeoni, venne ordinato sacerdote nel 1839. Subito dopo iniziò a esercitare il ministero come cappellano di Talmassons; nominato maestro, insegnò in quel comune fino al 1851, ma entrò in conflitto con il parroco su questioni patriottiche. A causa delle sue idee liberali e soprattutto in seguito ai fatti del 1848, venne segnalato dal maresciallo Radetzky e quindi inviato a Parenzo, dove fu insegnante dal 1851 al 1856. In quegli anni si consolidarono la comunione di ideali e l’amicizia con don Celestino Suzzi, un altro prete diocesano noto alle autorità a causa delle posizioni aspramente critiche e dei comportamenti controversi (B. gli avrebbe dedicato un eloquente sonetto a stampa nell’occasione dell’ingresso a Fraforeano). Fu poi precettore privato a Udine fino al 1860, anno in cui venne nominato maestro e direttore delle scuole elementari di San Daniele. Nel frattempo perseverava nel frequentare persone politicamente sospette, come l’amico patriota Antonio Andreuzzi – nel 1864 addirittura benedì la bandiera del suo gruppo rivoltoso –, cosicché nell’ottobre dello stesso anno la polizia austriaca perquisì la sua abitazione e lo arrestò. Trascorsi sei mesi nel castello di Udine e cinque e mezzo alla Giudecca di Venezia, venne liberato nell’autunno del 1865. Riprese allora la scuola a San Daniele, ma venne nuovamente rimosso e costretto a dedicarsi all’insegnamento privato. ... leggi Soltanto dopo l’annessione all’Italia, nel 1866, sarebbe stato reintegrato da Quintino Sella nel ruolo di direttore. Mandato in pensione dal municipio del suo paese nel 1881, vi morì in povertà il 4 dicembre 1883. Il primo lavoro friulano di B. uscì nel 1871 nel Vocabolario friulano di Iacopo Pirona, ed è la versione della Parabola del figliol prodigo nella varietà friulana di San Daniele. È affine l’impegno che lo condusse a collaborare alla silloge di Giovanni Papanti intitolata I parlari italiani in Certaldo alla festa del V Centenario di Messer Giovanni Boccacci (pubblicata nel 1875, la monumentale opera raccoglie oltre settecento traduzioni dialettali della IX novella della I giornata del Decameron di Boccaccio: Il re di Cipri, da una donna di Guascogna trafitto, di cattivo valoroso diviene). Dal 1874 al 1876 uscirono anonimi, presso la “Stamparie di Checo Pellarin” di San Daniele, tre opuscoli intitolati Il lunari furlan. La poesia friulana in essi contenuta si limita a un preambolo o a un pronostico introduttivo, e a distici di ottonari in rima baciata intervallati nel calendario. È invece decisamente più ricco (nonché di formato più corposo) il quarto lunario: Il furlan. Almanac dell’an 1877. Al conten la descrizion di ogni mês e al dà qualchi idee de Patrie, del Guvier, di agricolture, de la salut, dei rimiedis del moment, des invenzions e scuviertis principals ecc. ecc. [Il friulano. Almanacco dell’anno 1877. Contiene la descrizione di ogni mese e dà qualche idea della Patria, del governo, dell’agricoltura, della salute, dei rimedi del momenti, delle invenzioni e scoperte principali ecc. ecc.]. La scelta linguistica privilegia esclusivamente il friulano, adottato anche per le parti introduttive («Fiestis mobils» [Feste mobili]; «Timps dal dizun» [Tempi di digiuno]; «Numars dall’an» [Numeri dell’anno]), per la pubblicità, per le informazioni pratiche su fiere e mercati, e per l’amplissima «Part seconde». La sezione più interessante sul piano letterario risulta essere senz’altro quella dei mesi, ognuno dei quali è preceduto da una «Descrizion» in versi variamente rimati: poesie dai tratti ingenui, ma meritevoli di nota per la limpidezza della lingua, nonostante gli intenti talora scopertamente moralistici: «Nol manchie mai lavor / a cui ch’al ul prestasi par dabbon. / D’istat, d’invier, d’autun, di primevere / in chiase e fûr, par dutt / da la mattine a sere – al è cefà. / Al è nome il poltron / chell che nol sà chiatà, / nè dì, nè lûc, nè mud di lavorà» [Non manca mai lavoro a chi vuole davvero darsi da fare. D’estate, d’inverno, in autunno, in primavera, in casa e fuori, ovunque, dalla mattina alla sera, c’è da fare. Soltanto il poltrone non sa trovare né giorno, né luogo, né modo di lavorare] («Descrizion dal mês di Dicembar» [Descrizione del mese di dicembre]). La seconda parte («Part seconde»), riguardo alla quale metterebbe conto elencare almeno i titoli dei paragrafi, solletica la curiosità anche nel lettore moderno: per le mire di formazione civile e patriottica («cheste Italie appont a jè la Patrie nestre» [questa Italia appunto è la Patria nostra], con la precisazione che «Mosè e i fradis Macabeos nell’antighe lezz a nùs àn dat l’esempli di amà la Patrie. E Gesù C. medesim a l’à mostrat di amale» [Mosè e i fratelli Maccabei nell’antica legge ci hanno dato l’esempio di amare la Patria. E Gesù Cristo stesso ha mostrato di amarla]) e per i propositi di istruzione pratica («Soccors ai asfisiaz pal vapor dal chiarbon ecc.» [Soccorso agli asfissiati per le esalazioni del carbone ecc.]), per i rinvii alla mitologia che spiegano le «Invenzions e scuviertis principals da creazion del mond fin a G. Crist» [Invenzioni e scoperte principali dalla creazione del mondo fino a G. Cristo] («Dedalo, oriundo d’Atene a l’à inventat la rauede del scugielar, la see, il compass, il trapano, i arbui e lis velis dei bastimenz» [Dedalo, oriundo di Atene, ha inventato la ruota del pentolaio, la sega, il compasso, il trapano, gli alberi e le vele dei bastimenti]) e per la singolarità delle scelte tra l’infinità di «Invenzions e scuviertis dall’ere volgar fin al secul decimsest» [Invenzioni e scoperte dall’era volgare fino al secolo decimosesto] (il baco da seta, ma anche «L’aerometro», per concludere l’opuscolo con «L’amor del prossim»). Risultano attribuiti a B. due ultimi opuscoli, intitolati Il Bobò. Lunari furlan e composti per il 1878 e il 1879. Nel primo ritornano il formato ridotto, l’essenzialità e la prevalenza dell’italiano (salvo il testo poetico intitolato Il Bobò, che presenta il diavoletto collocato in frontespizio); anche il calendario è in lingua, ma a distici di ottonari friulani in rima baciata, collocati in corrispondenza delle lune, si affidano previsioni del tempo e consigli pertinenti (2 maggio: «La boraschie a sante Cros / alla vit e al prat a nos» [La burrasca a santa Croce nuoce alla vite e al prato]; 19 settembre: «Su, pastors, su cuit, da bras, / cinquantins morons e ras» [Su, pastori, su, raccogliete, da bravi, cinquantini marroni e rape]). Analogo per contenuti ma diverso per formato quello del 1879; il Pronostic inizia in friulano e continua in italiano maccheronico con il discorso di Bobò e i consigli da lui offerti.

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Bibliografia

Ms BCU, Principale, 338, f. 25-30, scritti in italiano di G. Buttazzoni, che contiene Quattro sonetti e due odi parafrasi di Salmi; alcuni componimenti poetici in italiano (e una nota biografica di O. E.) sono comparsi in «Pagine friulane», 16 (1903-1904), 93-96 e 109-112.

DBF, 133; J. PIRONA, Vocabolario friulano, Venezia, Antonelli, 1871, XIII; G. PAPANTI, I parlari italiani in Certaldo alla festa del V Centenario di Messer Giovanni Boccacci, Livorno, Vigo, 1875, 517-531; L. PILOSIO, Antenati e genitori dell’Avanti cul brun!…, «Avanti cul brun! Lunari di Titute Lalele pal 1961», 28 (1960), 262; G. COPOLUTTI, Riflessi della “Questione romana” nel clero udinese durante il pontificato di Pio IX, t.l., Pontificia Università Lateranense, 1963, 112-113; G. FAGGIN, Il poeta friulano pre Josèf Butačon e le sue descrizioni dei mesi (1876), «Ladinia», 3 (1979), 242-260; P. TEKAVČIĆ, La formazione delle parole nella «Descrizione dei Mesi» di Josèf Butačon, in Raetia antiqua et moderna. W. Theodor Elwert zum 80. Geburtstag, a cura di G. HOLTUS - K. RINGGER, Tübingen, Max Niemeyer Verlag, 1986, 481-498; B. AGARINIS MAGRINI, Celestino Suzzi. Una biografia scomoda, Pasian di Prato, Editrice Leonardo, 2001, 14, 63, 113, 133-134.

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